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POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società  2018/2019

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L'Italia tra accoglienza e rifiuto

 

 

L’Italia, come ben sappiamo, è tra i paesi maggiormente esposti ai mutamenti dei flussi migratori: basti pensare, senza risalire troppo

indietro negli anni, alle trasformazioni dell’ultimo secolo e mezzo. Dall’essere terra di emigrazione tra la fine dell’’800 ed il 1914, tra le

due guerre mondiali e tra il secondo dopoguerra e gli anni ‘60/’70, l’Italia è divenuta meta di immigrazione, fino agli anni più recenti.

Negli ultimi tempi, stiamo assistendo ad una nuova inversione di tendenza poichè la quota di coloro che lasciano l’Italia è tornata ad

essere superiore rispetto alle persone che arrivano con l’intenzione di fermarsi stabilmente.

 


Focalizzando l’attenzione sugli ultimi trent'anni, si nota come l’Italia sia stata percorsa da diverse correnti immigratorie che nel corso del tempo si sono

modificate per composizione e numero. Ricordiamo in particolare i flussi provenienti dai Balcani negli anni ’90 e quelli caratterizzati dal passaggio attraverso

il Medio Oriente e il Nord Africa.

Gli ultimi anni hanno visto l’inizio del coinvolgimento europeo nella gestione del fenomeno migratorio. Tale processo, destinato ad intensificarsi, è stato in parte conseguenza delle richieste sempre più pressanti dei paesi situati alle frontiere esterne dell’UE; ma in misura maggiore, è stato dovuto alla presa di coscienza

degli stati più influenti, Germania in testa, che hanno compreso che la risposta ai mutamenti dei flussi migratori per essere efficace necessita di uno sforzo

congiunto e non può essere scaricata su quei paesi che per primi, per posizione geografica, sono costretti a rispondere a tutte le questioni che tali fenomeni

sollevano.


Il cambiamento dei centri decisionali ha avuto delle ovvie conseguenze sulla gestione degli arrivi dei migranti, ha segnato una notevole evoluzione nel processo

di europeizzazione delle politiche migratorie e più in generale sta forzando i governi dei paesi membri alla ricerca di soluzioni congiunte. Si può ipotizzare che la questione migratoria rappresenti un’occasione di maggiore coinvolgimento e coesione tra le normative e le politiche europee con i singoli stati nazionali; mentre

resta da valutare quanto queste linee politiche siano coerenti con gli alti valori fondanti dell’Unione Europea.

Il panorama politico italiano, nel corso degli ultimi vent'anni, è stato caratterizzato da posizioni altalenanti, quasi schizofreniche, in merito alle risposte

elaborate verso i flussi migratori. All’evoluzione del quadro normativo si sono puntualmente accompagnate, a seconda delle circostanze, diverse sanatorie

volte a regolarizzare la posizione degli stranieri illegalmente presenti sul territorio italiano. Tali sanatorie rappresentano, per certi aspetti, la presa di coscienza dell’inadeguatezza dell’impianto normativo che più che rispondere alle problematicità, è volto al respingimento degli stranieri e conseguentemente, sembra

determinare una sorta di “fabbrica dell’irregolarità”, risolta appunto per mezzo di sanatoria. Indirettamente, quest’ultimo strumento sembra incoraggiare i

migranti respinti e coloro a cui non è stato rinnovato il permesso di soggiorno nel tentativo di rimanere in Italia in condizione di illegalità, nell’attesa del

successivo provvedimento sanatorio volto a regolarizzare la loro posizione.
Dunque, il dato fondamentale che emerge dall’analisi dell’evoluzione della normativa italiana in merito all’immigrazione, è la mancanza di un obbiettivo di

lungo periodo e la conseguente assenza di politiche coerenti.

Altra questione collegata a tale studio, è l’assenza di una legge organica sul diritto di asilo, nonostante che questo sia espressamente riconosciuto nella

Costituzione italiana dall’articolo 10, comma 3. Su questo aspetto, va registrato il grande lavoro di numerose organizzazioni del terzo settore che continuano

a denunciare il ritardo normativo in materia d’asilo, rispetto alla maggioranza dei paesi europei.

Nell’ultimo periodo, l’Italia ha recepito diverse direttive europee tese a creare una matrice comune all’interno dell’area Shengen che hanno definito una

procedura condivisa di riconoscimento di protezione internazionale per i migranti. Oltre al riconoscimento dello status di Rifugiato Politico, conseguente

all’adesione alla Convenzione di Ginvera del 1951, con il D.L. n°251/2007 è stata recepita la direttiva UE volta ad istituire una seconda forma di protezione,

denominata Protezione Sussidiaria. Va inoltre evidenziato che la normativa italiana prevede la prossibilità di riconoscere una forma di Protezione Umanitaria,

nel caso in cui la condizione del richiedente non sia tale da determinare il riconoscimento dello status di rifugiato politico. Tale strumento, antecedente

all’istituzione della protezione sussidiaria, è attualmente poco utilizzato. Infine per rispondere a flussi particolarmente consistenti e ravvicinati che, secondo

il legislatore, porterebbero il sistema di asilo al collasso, è stata istituita un’eccezionale forma di Protezione Temporanea.

Sul tema dell’accoglienza dei richiedenti asilo in Italia, va sottolineato che il concetto fondamentale alla base del processo italiano ed europeo di accoglienza,

ha come oggetto i richiedenti asilo e non i migranti in generale; sulla possibilità e sul riconoscimento o meno del diritto di chiedere protezione internazionale,

si basa la risposta dei paesi membri ai flussi dei migranti. Tale risposta non sembra apparire sempre solidale e costruttiva.

La situazione è profondamente cambiata con l'arrivo del governo Salvini-Di Maio....

Vedi anche: Carta di Roma - Rifugiati e migranti, 7 grafici per capire come stanno le cose in Italia

 

 

   

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