Vorrei essere a righe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Identità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Seconde generazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Migrante in Francia

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società

 

Analisi dell'identità migrante

 

Gruppo 2:

 

Antonella Greco        antonellascgreco@libero.it
Anna Maria Santoni
Matthieu Cichon
Camille Charlier

 

L'identità migrante

Il gruppo sta procedendo con l'analisi di materiali da più fonti per definire il concetto d'identità migrante.

Antonella Greco ha raccolto alcune prime riflessioni sul concetto d’identità migrante, partendo dall'identità di un individuo all’interno di un tessuto sociale;

cercando di comprendere come le caratteristiche di un luogo e di un contesto socio-culturale influenzino, plasmino, destrutturino e cementino nel tempo una

precisa identità. In questo viaggio alla ricerca delle radici, dei significati, delle deformazioni e smaterializzazioni del concetto d’identità, il Gruppo ha cercato

un itinerario che ci faccia partire dalla costruzione del concetto stesso d’identità, passando attraverso il sentimento dell’inclusione sociale, del riconoscimento

di  sé, per proseguire giù per la china dell’esclusione sociale, fino ad arrivare, talvolta, alla deriva individuale dell’alienazione.

1. Nel condurre la nostra analisi abbiamo trovato utili e proficue le visioni di Georg Simmel, che all’interno del suo saggio Le metropoli e la vita dello spirito,

Armando Editore, 1995, pone in stretta relazione l’individuo e la società, in un nesso dal quale fa scaturire il suo concetto di reciprocità. Il suo sguardo è

quello di uno straniero perpetuo, la cui condizione lo pone in un osservatorio privilegiato, dal quale può cogliere la modernità come un’epifania della condizione

umana, in una tensione mai risolta tra individuo e società. La società diviene null’altro che la miriade di relazioni di reciprocità fra gli uomini.

Seguendo le tracce del concetto di reciprocità fra individuo e società, ci siamo imbattuti nel saggio di C. Taylor, Radici dell’Io. La costruzione dell’identità

moderna, Milano, Feltrinelli, 1989, che ci permette di arricchire il concetto di reciprocità con quello  della dimensione relazionale, essenziale per la

costruzione della propria identità sociale. L’identità di ciascuno prende forma – secondo l’autore - in una molteplicità di relazioni riflesse: la propria

soggettività diventa uno spazio intersoggettivo, che s’inserisce in una rete relazionale e impedisce all’individuo di considerarsi in modo autoreferenziale,

in questo spazio lo sguardo dell’altro fonda il riconoscimento e orienta la propria soggettività. Questo processo di cognizione della propria individualità,

per Taylor, si sostanzia su di un insieme d’interazioni dialogiche sociali e culturali. Proprio questi flussi comunicativi  determinano e condizionano i mondi

vitali degli individui, mondi che si plasmano, si modellano e si negoziano sotto l’azione delle relazioni, dei conflitti, dell’agire umano.

Tutto ciò che porta in sé la dimensione relazionale, ovvero il rassicurante sentimento d’identificazione che fluttua all’interno di spazi e luoghi condivisi.

L’appartenenza comune, con il suo portato d’orgoglio identitario, si sta sgretolando dinanzi ai nostri occhi: e, come afferma Zigmunt Bauman nella sua  

Intervista sull’identità, Laterza, 2005, assistiamo ad una moderna liquefazione, che porta con sé un diffuso sentimento d’angoscia, per cui ci sembra di non avere

più punti di riferimento, di smarrire il senso della nostra appartenenza, quindi della nostra identità. Questo horror vacui provoca l’insorgere di rivendicazioni

identitarie, di fondamentalismi ed insanabili opposizioni, specialmente rivolte a quegli individui che per una diversa appartenenza non rientrano in quel

flusso dialogico, in quegli scambi culturali che, grazie allo loro reciprocità, arricchiscono e determinavano i mondi vitali di cui parlavamo poc’anzi,

alimentando quella rassicurante condizione di reciproca considerazione.  Come afferma Bauman, l’identità, nata come finzione, per assicurarsi proprio

quel profondo sentimento di appartenenza e identificazione delle masse, affinché queste ultime ne ricavino un senso di protezione e supporto, ha bisogno

di un gran dispiegamento di coercizione e convincimento per irrobustirsi e coagularsi in una realtà: infatti nella storia della nascita e maturazione dello

stato moderno questi elementi convivono in abbondanza e sinergia. Creare identità significa anche negarla ad altri, agli esclusi. Perché a differenza di quanto

ffermava Marx, che vedeva nello sfruttamento l’estrema polarizzazione sociale dell’ineguaglianza, oggi è l’esclusione la forma più alta di dislivello sociale.

Bauman parla infatti di sottoclasse, per indicare quella zona dove vengono spinti tutti coloro cui viene negato il diritto di rivendicare un’identità

distinta dalla classificazione imposta. La sottoclasse non ha identità, è lo straniero relegato all’anonimato.

Bauman cita nel suo libro le parole di un manifesto tedesco degli anni’90: “  Il tuo Cristo è ebreo. La tua macchina è giapponese. La tua pizza è italiana.

La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è uno straniero»

2. Il concetto d’identità migrante, rispetto all’identità di un individuo inserito nel suo contesto d’origine e di provenienza, si caratterizza spesso per una

sotterranea e complessa convivenza di dinamiche tese alla “sottrazione”. La sottrazione a cui vengono sottoposti uomini e donne che giungono in Italia

non appartiene soltanto alla sfera dei diritti fondamentali, che si evince attraverso l’analisi di una normativa confusa, contraddittoria, densa di equivoci

e rimozioni, ma anche e soprattutto per la totale assenza di cure e attenzioni rispetto alla profondità dei traumi psicologichi  che spesso i migranti

riportano in seguito a viaggi infernali. Questo aspetto rimane una colpevole lacuna, fra le tante che caratterizzano le fasi di “accoglienza”.

La mia attenzione si sofferma sull’aspetto di una identità congelata dal silenzio, dalla solitudine e dalla depressione, che prova un individuo

in seguito ad eventi traumatici. Qualche anno fa, desideravo realizzare un reportage sul famoso CIE di Ponte Galeria a Roma e sono riuscita

ad avere alcuni colloqui con una giovanissima donna proveniente dalla Nigeria. Non avevo gli strumenti professionali per comporre una vibrante

denuncia circa quel luogo desolante e la colpevolezza di quanti lo avessero concepito, ma interiorizzai la mia esperienza in modo sofferto, ed altre

parole suggellarono il mio ricordo. La poesia (Tomba d'anime, prigione di corpi) è lo strumento che utilizzai per cristallizzare la scoperta della

disperazione umana, senza assistenza.

La lettura  di alcuni brani del romanzo di Tahar Ben Jelloun, Le pareti della solitudine, Torino, Einaudi, 1997, risulta particolarmente utile per l’analisi

della psicologia dei migranti, alterata da un “approdo” denso d’indifferenza, di reticenze ed ostilità da parte della società francese, rispetto

al fenomeno dell’immigrazione della seconda metà degli anni ’70.  Ben Jelloun racconta la sua esperienza clinica in un consultorio, che prestava assistenza

psicologica agli immigrati. All’epoca non era ancora in atto la politica del ricongiungimento familiare, pertanto i pazienti a cui prestava le sue cure

erano prevalentemente uomini soli, che si stordivano di lavori duri durante la settimana e che la domenica facevano la fila davanti a solitari alberghi

di periferia, aspettando che qualche prostituta alleviasse il proprio disagio affettivo e morale. Il registro letterario di un romanzo riesce ad indagare

le pieghe più profonde dell’identità di uno straniero, poiché con grande libertà espressiva indugia nel racconto intimo di come qualcuno affronti la solitudine,

il senso di esclusione, a chi rivolge la propria affettività i propri desideri. Racconta l’anima di un uomo, restituendogli corporeità e la dignità d’individuo,

esattamente quella che perde nel processo di sottrazione che la società ospitante compie.   

L’analisi di alcuni brani del saggio di Alessandro Dal Lago, Non persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli, 2004,

offre spunti importanti per comprendere le dinamiche che portano alla costruzione sociale del migrante come nemico. Dal Lago offre un importante

spunto per decodificare i comportamenti dei diversi “attori” sociali e comprendere la materializzazione di un humus razzista permeato di false

informazioni ed altrettante distorsioni della realtà. (Cfr. Dal Lago)

Anche l ’analisi del libro di S. Floriani, Identità di frontiera. Migrazioni, biografie, vita quotidiana, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004, è di grande

interesse, perché vi si ritrovano le considerazioni preliminari che abbiamo fatto sul tema dell’identità migrante. Floriani, attraverso la narrazione dei

migranti, ricostruisce i percorsi di estraneazione, di frammentazione e di ricostruzione della propria vicenda umana. Ragionavamo sul fatto che la memoria

ed il l uogo dove si vive rappresentano due variabili fondamentali del processo di costruzione dell’identità di un individuo. Il migrante in questo senso nel

suo “passaggio” vede le variabili spazio-tempo compromesse da una rottura e proprio la cesura fra passato e presente e la linea di confine fra il luogo

di partenza e quello d’arrivo sostanziano la propria personale e sofferta ricerca d’identità.   

 

Matthieu Cichon ha raccolto altre riflessioni, con l'intenzione è cercare di capire i cambiamenti dell’identità dei migranti dal momento dalla partenza,

con le loro speranze, i loro dubbi, le loro convinzioni, fino all’arrivo, con le disillusioni, i rancori, le eventuali soddisfazioni. Come tutti, migranti e rifugiati,

rinnovano il loro modo di vedere il mondo, e di considerare la propria identità, al momento di entrare in contatto con gli altri.

Altrettanto interessante sarebbe approfondire la visione che noi europei abbiamo di rifugiati e migranti; e comprendere le ragioni di questa visione.

Primo Levi ha scritto: « Il sentimento della nostra esistenza dipende in larga misura dello sguardo che gli altri esprimono su noi ».

In effetti, dal momento che il vostro ambiente non vi riconosce per quello che siete, fingete di essere, non avete una identità legittima. Sarebbe infatti

presuntuoso credere che possiamo, da soli, definire chi siamo veramente. Per natura, è impossibile per noi essere spettatori di noi stessi: e di conseguenza

dobbiamo passare attraverso lo sguardo dell’altro per confermare il nostro punto di sta. Lo sguardo degli altri può essere salutare, per evitare che le

nostre fantasie, il racconto che la nostra immaginazione fa di noi stessi, possa creare un’enorme distanza tra quello che pensiamo di essere e quello che

siamo veramente. La prospettiva degli altri assume quindi il ruolo di una forma di regolamentazione sociale. Non c’è niente più terribile di questo giudizio

dell’opinione pubblica: perche esprime spesso una verità che non abbiamo visto o voluto vedere. Avevano ragione i filosofi greci quando dicevano

« conosci te stesso». Forse però non vogliamo davvero conoscerci ; abbiamo paura di dover abbandonare le fantasie protettive che ci permettono di

rendere la nostra esistenza sostenibile. Naturalmente lo sguardo dell’altro può anche essere sbagliato: nel momento in cui il soggetto, oggetto di un certo

giudizio, dà per scontato che sia giusto e smette di ascoltare la sua coscienza. Il concetto d’identità è dunque piuttosto sfuggente. E non parliamo solo di

identità burocratica (nome, cognome, migrante economico o rifugiato politico), ma dell’identità che la persona sente come propria, la più soggettiva, la più intima.

1- Un’identità iniziale ambigua

 

A- La schizofrenia del migrante, tra odio ed ammirazione

C'è un stato d'animo particolare da certi immigrati che può sembrare incoerente, ma che è in realtà comune, normale, diciamo cosi, naturale. È lo stato d'animo

dove coabitano l'ammirazione e l'odio. Due estremi, ma legati intimamente insieme. Se si guarda al passato, osserviamo che questa mescolanza di attrazione

e rigetto esisteva già in seno alle popolazioni colonizzate. È ciò che descrive Samia Mihoub-Dramé nella sua tesi di dottorato del 2012, proprio su queste

dinamiche nel contesto arabo-islamico, in particolare nel caso della Tunisia:

« È oggi corrente nel discorso popolare dei paesi del Maghreb di rinnegare, se non di svalorizzare la propria cultura. Difatti, l'immagine alla quale rinvia il mondo

arabo-islamico, nello spirito stesso dei suoi cittadini, è quella di un mondo dominato, vinto, oppresso…» 

« Malgrado l'apparizione di un'ideologia rivoluzionaria e dei movimenti di lotta anticolonialisti che hanno condotto all'indipendenza dei paesi colonizzati, l'occidente

continua a rappresentare lo sviluppo e a ricordare agli arabo-musulmani il loro 'sottosviluppo'» 

Questo deprezzamento si correda di una vera ammirazione per le ex-potenze coloniali: "Questo interesse si traduce nell'invidia di essere come "Loro",

di vivere e possedere gli stessi privilegi di democrazia e di ricchezza. Tanto l’”altro” è rigettato, tanto è sorgente di infatuazione e di gelosia".
Dunque, se migrando egli parte con il bagaglio culturale del suo paese di origine, molto lontano dal modo di vivere europeo che potrà a lungo andare

porgli difficoltà, il suo spirito è già in conflitto ideologico. (Continua)

 

Anna Maria Santoni si è focalizzata sull'analisi dell'Identità dei migranti di Seconda generazione.

Il lavoro si è articolato in due parti:

nella prima parte, si indaga sul concetto stesso di Seconda generazione e sulla Costruzione identitaria della Seconda generazione.

In tempi passati, “seconda generazione” voleva significare l’insieme di tutti i figli nati dai primi immigrati, senza tener conto della loro età e del momento

storico in cui erano arrivati in Italia. Negli ultimi anni, gli studi sociologici invece hanno modificato, almeno in parte, il significato di “seconda generazione”:

considerando coloro che sono nati in Italia da genitori stranieri, o coloro che sono arrivati in Italia con la propria famiglia in un’età che varia da pochi mesi

alla preadolescenza. Naturalmente la “seconda generazione” è rappresentata anche da chi è figlio di coppie miste. (Continua)

Nella seconda parte, la Santoni ha affrontato il delicato problema che riguarda le modalità di ‘inclusione’ delle seconde generazioni nel sistema scolastico

italiano, partendo dalle indicazioni rinvenute nella lettura del progetto Migrazioni: l’inclusione delle ‘seconde generazioni’ nel sistema scolastico italiano:

tra cittadinanza pedagogica fragile e mancanza di cittadinanza giuridica”.  A tale proposito, con particolare riferimento ad alcuni approcci e modelli europei

che hanno affrontato tematiche quali multiculturalismo, interculturalismo e assimilazione, sono state elaborate possibili pratiche riguardanti la sempre più

crescente richiesta di istruzione da parte dei minori migranti.
Per meglio comprendere questo processo è imprescindibile riconsiderare il concetto di ‘integrazione’, tenendo presente che lo stesso racchiude significati molto

spesso dissimili, in quanto diversi sono stati i contesti storici e culturali che nel tempo si sono sovrapposti, così come sono state molteplici le soluzioni riguardo

le pratiche avviate e i conseguenti e diseguali gradi di inclusività o, di contro, di marginalità. (Continua)

In successione, è stato poi preso in esame il tema dell’inclusione nel sistema scolastico delle “seconde generazioni” ; per concludere, la Santoni ha voluto

arricchire la sua ricerca attingendo documentazione dal materiale audiovisivo: che le ha permesso di riesaminare il tema dell’identità del migrante nel linguaggio

dei media. (Continua)

 

Fonti:


Bibliografia

• T. Ben Jelloun, “Nadia”, Bompiani, Milano, 1996

• Ambrosini M., Molina S., “Seconde generazioni. Un’introduzione al futuro dell’immigrazione in Italia” (eds) (2004), Bologna, Il Mulino

• A. Palmonari “Gli adolescenti”, Bologna, Il Mulino, 2001

• V. Lannuti “Identità sospese tra due culture - Formazione identitaria e dinamiche familiari delle seconde generazioni nelle Marche”, Franco Angeli, Milano 2014

• AA.VV., “I colori del futuro. Indagine sul tempo libero e le quotidianità dei giovani immigrati di seconda generazione in Italia”, Franco Angeli, Milano 2011

• Portes A., Fernandez-Kelly P. e Haller J.H., “L’assimilazione segmentata alla prova dei fatti: la nuova seconda generazione negli Stati Uniti”, in Ambrosetti e Molina (2004)

• A. Sayad, “La doppia assenza. Dalle illusioni dell'emigrato alle sofferenze dell'immigrato” , Milano: Raffaello Cortina Editore, 2002

• Besozzi, E. Colombo M., Santagati “Giovani stranieri, nuovi cittadini. Le strategie di una generazione ponte” , M. Milano - Franco Angeli, 2009

Sitografia

• La rivista del centro studi città della scienza. “Migrazione e identità culturale”- http://www.cittadellascienza.it/centrostudi/2016/05/migrazione-e-identita-culturale

• Ricerca Psicoanalitica, 2008, Anno XIX, n. 2, pp. 137-160 –Mancini T. (2012)
“Adolescenza , Identità e Immigrazione. Continuità e discontinuità culturali nelle seconde generazioni d’immigrati”- https://air.unipr.it

• Ricerca CNEL – a cura della Fondazione Silvano Andolfi.
“Le seconde generazioni e il problema dell’identità culturale: conflitto culturale o generazionale?”- http://www.anolf.it

• Articolo di Davide Sirchia – Dialoghi Mediterranei.
“Identità e cittadinanza delle seconde generazioni”- http://www.istitutoeuroarabo.it/DM

• Ministero dell’ Istruzione, Università e della Ricerca: C.M. n. 2 dell'8 gennaio 2010
“Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”- Documento di indirizzo
“La via italiana per la scuola interculturale e l'integrazione degli alunni stranieri - Ottobre 2007”- C.M. n. 24 del 1/3/2006
“Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri” http://hubmiur.pubblica.istruzione.it

• Manuale sull’integrazione per i responsabili delle politiche d’integrazione . Cap. 6 – “Giovani immigrati, istruzione e mercato del lavoro”- http://www.integrazionemigranti.gov.it

• Rai Cultura – Filosofia – Zettel Debate – Lampedusa -“Migranti ed identità nazionale” - http://www.filosofia.rai.it

• Rai Cultura – Letteratura -“Igiaba Scego e gli italiani 2G” - http://www.letteratura.rai.it

• Rai Cultura – Arte Fiera 2016 - Una giovane gallerista e il tema dell’identità del migrante “Realizzazione opere sull’identità del migrante”a cura di M.L.Brunelli - http://www.arte.rai.it

• Rai Cultura – Letteratura – Scrittori immigrati di lingua italiana:“Scrivere per superare gli stereotipi” a cura di M. Fiorucci - http://www.letteratura.rai

• Ricerca di Pedagogia e Didattica, 3 - 2008 – Educazione Sociale, Interculturale e della Cooperazione - Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
“Identità e integrazione dei minori di origine straniera. Il punto di vista della pedagogia interculturale”- https://rpd.unibo.it/article

• FLM – L’economia dell’IMMIGRAZIONE – Anno 3 – Gennaio 2014 – n. 5 -“Seconde generazioni: il futuro dell’immigrazione”- http: //www.fondazioneleonemoressa.org

• Studium Educationis – Anno XV n. 3 – Ottobre 2014
Convegno “Intercultura e seconde generazioni: linee guida per una cultura della mediazione interculturale” - di Giuseppe Milan - http://ojs.pensamultimedia.it

• Progetto “Migrazioni” – Incontro : Realtà attuale delle migrazioni italiane : “L’inclusione delle ‘seconde generazioni’ nel sistema scolastico italiano: tra cittadinanza pedagogica fragile

e mancanza di cittadinanza giuridica” - Anna Milione - www.irpps.cnr.it/it/system/files/Milione.doc

• MIUR , Statistica e Studi - Ufficio di Statistica “Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano 2015/2016” - http://statistica.miur.it

Filmografia

• Film “Per un figlio” (2016) di Suranga Deshapriya Katugamala - Questione migratoria e il rapporto tra madre e figlio adolescente

 

Camille Charlier ha voluto arricchire le sue ricerche sull’identità migrante, cercando quello che ne ha detto la stampa francese. Ha trovato tre articoli

particolarmente interessanti sull’identità migrante, centrati soprattutto sulla visibilità dell’immagine del migrante nella letteratura, e sull’impatto di questa

immagine nel processo di costruzione dell’identità per i migranti.

L’identità migrante

Osserviamo che il tema delle migrazioni è stato sempre più presente nei discussioni, nei discorsi politici dalla seconda metà del novecento. Ci sono diverse ragioni

che possono spiegare questo fatto. I movimenti delle persone, all’interno di un paese o da un paese all’estero, a volta tra due paesi abbastanza lontani sono stati

facilitati dai progressi nei trasporti, e nella facilita di muoversi abbastanza e sempre più rapidamente. Però la migrazione non evoca solo il fatto di muoversi ma

evoca anche il fatto di stabilirsi, e dunque delle problematiche più complessi che un semplice viaggio.

Nel fenomeno delle migrazioni, è importante fare una distinzione. Possiamo parlare di migrazione scelta o di migrazione subita. La migrazione scelta si può definire

come un desiderio di stabilirsi altrove, è una scelta, un opportunità. Mentre la migrazione subita non à una scelta. Le persone si spostano perchè le condizioni di

vita sicura, le condizioni di una vita decente non sono riunite nel loro paese. Queste persone muovono perchè sono in pericoloso. A causa di guerra, di famine,

d’oppressione di minoranze etniche, religiose, politiche o ancora ci sono quelli che chiamiamo i rifugiati climatici.

Nel tema delle migrazioni, mi interessa più particolarmente quello dell’identità migrante. Nell’articolo di Carmen Mata Barreiro intitolato “Identités urbaines,

Identités migrantes”, pubblicato nella rivista Recherches Sociologiques nel 2014, l’autore scrive sul fenomeno della creazione dell’identità. Secondo lei, nell’identità

migrante, c’è un interazione tra il paese di origine, la fase di migrazione, il contatto delle culture e il modello d’integrazione del paese d’accoglienza.  Quindi vedremo

l’importanza della politica d’integrazione dei migranti portata dal paese d’accoglianza sulla modificazione dell’identità per un migrante. Vedremo anche l’importanza

dei modelli per i migranti, insomma della gente che ha già fatto la stessa esperienza, primo da loro, e che racconta quella esperienza in suoi scritti. 

E’ importante menzionare che ho basato il mio lavoro su articoli e  scritti francesi  che trattano di quel tema, o ancora su testimonianze di migranti arrivati in Francia.

L’impatto della politica d’integrazione sull’identità di un migrante

In Francia come in Spagna, il problema dell’abitazione per i migranti è il stesso. Vivevanno spesso in periferia della grande città, in dei grandi complessi abitativi

dovè la mescolanza sociale è inesistente. Infatti, la maggior parte del tempo, le persone che vivevanno qui sono abbastanza povere perché questi abitazioni sono

abbordabili, e molti di loro sono dei migranti o risultano dell’immigrazione. Questo crea un comunitarismo con un ragruppamento di persone della stesssa nazonalità

o della stessa origine, con talvolta un rigetto comune della società d’accoglienza. Anche se vivere vicino a delle persone che condividono la stessa cultura, la stessa

lingua può essere rassicurante, questo non favorisce la loro integrazione e così si divida la città con delle quartieri ai margini della società e quindi crea una

stigmatizzazione di questi quartieri e delle persone che vivenvano li. E naturalmente l’emarginazione di queste persone intervenisce nella loro identità. Perchè se

quella gente è sempre vista comme quella che vive nel “quartiere algerino” per esempio, come si pùo creare un identità francese, anche se vive qui da dieci anni.

E questo è ancora più vero per i migranti di seconda e di terza generazione, per ciu il “délit de faciès” che può essere tradutto come “delitto di faccia” fa parte del

loro quotidiano, e i controlli d’identità sono moltiplicati per loro.

La “Loi d’orientation de la ville” quindi “legge di orientamento della città” di 1991 in Francia aveva per scopo di lottare contro la segregazione spaziale e l’esclusione,

e in quel caso dare il diritto alla città. Purtroppo nei fatti, l’esclusione e la segrazione spaziale sono ancora ammissibili oggi.

La funzione d’integrazione del lavoro

Ora mi sembra interessante di dire che ci sono diversi modi di integrarsi in una società e che anche se il diritto alla città non è acquisito, invece il diritto al lavoro lui

ha un potere d’integrazione. Luc Biichlé in « Le parcours d’une invisible par procuration » mostra il caso di una famiglia di tunisiani che sono arrivati in Francia negli

anni settanta. Il marito lavorava, la moglie no. Fino a qualche settimane di lavoro, la sua rete du consulenza si era svilupata. E con questa rete, aveva costruito delle

amicizie, anche con dei francesi. Così il suo francese si era migliorato, e possiamo dire che ha stato integrato nella società francese. Quindi, parlando il francese,

lavorando, quell’uomo aveva sviluppato un’identità se non francese, almeno di persona integrato in una società che era a prima vista non la sua.

Mentre, la sua moglie che non ha lavorato non si è confrontata alla società di accoglienza. E non ha mai migliorato il suo francese, se no, fino alla morte di suo marito,

negli anni 2000, quando lei ha stato costretta di sbrogliarsela da sola. E non ha veramente potuto sentirsi un po francese, è stata vittime di “figement identitaire”,

quindi di “fissamente identitario”. Questa storia illustra bene il fatto che il lavoro è la prima via verso la socializzazione e l’integrazione in un paese straniero, e quindi verso un cambiamento nell’identità, e dunque che il diritto d’accesso al lavoro per i migranti è molto precioso.

La letteratura migrante e la sua forza d’identità

La letteratura migrante ha il potere di far capire ai migranti che lasciano il loro paese e a quelli che sono già installati che non sono i primi. Penso che per i migranti sia

rassicurante potere leggere dell’esperianze similare alla loro. Il scrittore, politico, ricercatore in economia e sociologia francese Azouz Begag parla della “puissance sociale de l’écriture” quindi della “potenza sociale della scrittura”. La scrittura permette di coltivare la memoria, di non dimenticare da dovè i migranti vengono, quello che hanno vissuto, e questo permette una sorta di contemplazione interna della modificazione dell’identità. Negli appunti di Clara Innocenti sul convegno “Migrations

et identités” dei 2 e 3 dicembre 2011 di Fribourg-en-Brisgau che sono stati pubblicati, troviamo molti riferimenti alla letteratura migrante. Infatti, è fatto menzione del neologismo “migritude” che è un movimento letterario nato della situazione coloniale e post-coloniale.

Questa “migritude” rievoca diversi temi. C’è una letteratura militante che aspira alla difesa di una cultura. Quella letteratura è spesso quella dei migranti arrivati in Francia prima la decolonizzazione, e che nei tempi della colonizazione vogliono difendere la loro cultura, la loro lingua di una politica di assimilazione molto imperialista dalla Francia.

C’è anche una letteratura scritta da una generazione post-indipendenza di scrittori. Questi sono bi-culturali e bilingui. Questa letteratura è piuttosto sovversiva.

E insomma, ci sono questi figli e figlie d’immigrati, nati in Francia che spesso hanno una cultura quasi unicamente francese, e che parlanno anche solo il francese. Questa letteratura accenna a della nuove problematiche che sono quelle delle relazioni tra le comunità, o anche i problemi di discriminazione che affrontano.  

Ci sono quindi, in questa scrittura migrante, molti temi legatti all’identità.

Concludo dicendo che ho affrontato diversi temi, diversi fasi che vivono i migranti e che fanno parte della costruzione della loro identità come migrante, come persona che non vive più nel suo paese, che a stato costretta a lasciare il suo paese e che deve ciò nonostante adattarsi, integrarsi al suo paese d’accoglienza, e a qual punto i modelli siano importanti per questa tappa.

 

Articoli :

Luc Biichlé. Le parcours d'une invisible par procuration. Carnets d'Atelier de Sociolinguistique, L'Harmattan, 2012, Idéologies linguistiques et discriminations., pp.47-58.

Colloque “Migration et Identité” des 2 et 3 décembre 2011, Fribourg-en-Brisgau, Rapport de Clara Innocenti, Université de Fribourg

Carmen Mata Barreiro "Identité urbaine, identité migrante." Recherches sociographiques 451 (2004): 39–58.

Esiste anche una rivista interamente dedicata alle migrazioni internazionali. Si chiama “Revue Internationale des Migrations Européennes”

https://remi.revues.org/

 

Altra bibliografia inerente l'identità migrante

• Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, Said E. W., New York, 1978
• A mezza parete: emigrazione, nostalgia, malattia mentale, Castelnuovo Frigessi D., Risso M., Einaudi, 1982

• L'identità ferita. Genealogie di vecchie e nuove intolleranze, Campioni G., ETS, Pisa, 1992
• Identità e cultura, Di Cristofaro Longo G., Ediz. Studium, Roma, 1993
• La stanza degli specchi, Lombardi Satriani L., Meltemi, Roma, 1995
• La doppia assenza. Dalle illusioni dell’emigrato alle sofferenze dell’immigrato, Abdelmalek Sayad, Cortina, Milano, 2002

• Sviluppare la competenza interculturale: il valore della diversità nell'Italia multietnica. Un modello operativo, Ciancio B. , Franco Angeli, 2014

• Lavorare per l’integrazione, Alderman L., in “Internazionale”, 21/27 ottobre 2016

• Sulla pelle dei migranti, Bühler A., Koelbl S., Mattioli S., Mayr W., in “Internazionale”, 28 ottobre/3 novembre 2016   

• Cosa ci insegnano i migranti sull’europa, Nougayrède N., in “internazionale”, 4/10 novembre 2016


Sitografia

• Archivio digitale Corriere della sera - http://digitaledition.corriere.it/

• Archivio digitale la Repubblica - http://quotidiano.repubblica.it/

Linkiesta.it

Ilsole24ore.com

Cfr. anche Tre concetti per l'identità migrante)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

        Dipartimento di 

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