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Seconde generazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società

 

Analisi dell'identità migrante

 

Gruppo 2:

 

Antonella Greco        antonellascgreco@libero.it
Anna Maria Santoni
Matthieu Cichon
Camille Charlier

 

L'identità migrante

Il gruppo sta procedendo con l'analisi di materiali da più fonti per definire il concetto d'identità migrante.

Antonella Greco ha raccolto alcune prime riflessioni sul concetto d’identità migrante, partendo dall'identità di un individuo all’interno di un tessuto sociale;

cercando di comprendere come le caratteristiche di un luogo e di un contesto socio-culturale influenzino, plasmino, destrutturino e cementino nel tempo una

precisa identità. In questo viaggio alla ricerca delle radici, dei significati, delle deformazioni e smaterializzazioni del concetto d’identità, il Gruppo ha cercato

un itinerario che ci faccia partire dalla costruzione del concetto stesso d’identità, passando attraverso il sentimento dell’inclusione sociale, del riconoscimento

di  sé, per proseguire giù per la china dell’esclusione sociale, fino ad arrivare, talvolta, alla deriva individuale dell’alienazione.

1. Nel condurre la nostra analisi abbiamo trovato utili e proficue le visioni di Georg Simmel, che all’interno del suo saggio Le metropoli e la vita dello spirito,

Armando Editore, 1995, pone in stretta relazione l’individuo e la società, in un nesso dal quale fa scaturire il suo concetto di reciprocità. Il suo sguardo è

quello di uno straniero perpetuo, la cui condizione lo pone in un osservatorio privilegiato, dal quale può cogliere la modernità come un’epifania della condizione

umana, in una tensione mai risolta tra individuo e società. La società diviene null’altro che la miriade di relazioni di reciprocità fra gli uomini.

Seguendo le tracce del concetto di reciprocità fra individuo e società, ci siamo imbattuti nel saggio di C. Taylor, Radici dell’Io. La costruzione dell’identità

moderna, Milano, Feltrinelli, 1989, che ci permette di arricchire il concetto di reciprocità con quello  della dimensione relazionale, essenziale per la

costruzione della propria identità sociale. L’identità di ciascuno prende forma – secondo l’autore - in una molteplicità di relazioni riflesse: la propria

soggettività diventa uno spazio intersoggettivo, che s’inserisce in una rete relazionale e impedisce all’individuo di considerarsi in modo autoreferenziale,

in questo spazio lo sguardo dell’altro fonda il riconoscimento e orienta la propria soggettività. Questo processo di cognizione della propria individualità,

per Taylor, si sostanzia su di un insieme d’interazioni dialogiche sociali e culturali. Proprio questi flussi comunicativi  determinano e condizionano i mondi

vitali degli individui, mondi che si plasmano, si modellano e si negoziano sotto l’azione delle relazioni, dei conflitti, dell’agire umano.

Tutto ciò che porta in sé la dimensione relazionale, ovvero il rassicurante sentimento d’identificazione che fluttua all’interno di spazi e luoghi condivisi.

L’appartenenza comune, con il suo portato d’orgoglio identitario, si sta sgretolando dinanzi ai nostri occhi: e, come afferma Zigmunt Bauman nella sua  

Intervista sull’identità, Laterza, 2005, assistiamo ad una moderna liquefazione, che porta con sé un diffuso sentimento d’angoscia, per cui ci sembra di non avere

più punti di riferimento, di smarrire il senso della nostra appartenenza, quindi della nostra identità. Questo horror vacui provoca l’insorgere di rivendicazioni

identitarie, di fondamentalismi ed insanabili opposizioni, specialmente rivolte a quegli individui che per una diversa appartenenza non rientrano in quel

flusso dialogico, in quegli scambi culturali che, grazie allo loro reciprocità, arricchiscono e determinavano i mondi vitali di cui parlavamo poc’anzi,

alimentando quella rassicurante condizione di reciproca considerazione.  Come afferma Bauman, l’identità, nata come finzione, per assicurarsi proprio

quel profondo sentimento di appartenenza e identificazione delle masse, affinché queste ultime ne ricavino un senso di protezione e supporto, ha bisogno

di un gran dispiegamento di coercizione e convincimento per irrobustirsi e coagularsi in una realtà: infatti nella storia della nascita e maturazione dello

stato moderno questi elementi convivono in abbondanza e sinergia. Creare identità significa anche negarla ad altri, agli esclusi. Perché a differenza di quanto

ffermava Marx, che vedeva nello sfruttamento l’estrema polarizzazione sociale dell’ineguaglianza, oggi è l’esclusione la forma più alta di dislivello sociale.

Bauman parla infatti di sottoclasse, per indicare quella zona dove vengono spinti tutti coloro cui viene negato il diritto di rivendicare un’identità

distinta dalla classificazione imposta. La sottoclasse non ha identità, è lo straniero relegato all’anonimato.

Bauman cita nel suo libro le parole di un manifesto tedesco degli anni’90: “  Il tuo Cristo è ebreo. La tua macchina è giapponese. La tua pizza è italiana.

La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è uno straniero»

2. Il concetto d’identità migrante, rispetto all’identità di un individuo inserito nel suo contesto d’origine e di provenienza, si caratterizza spesso per una

sotterranea e complessa convivenza di dinamiche tese alla “sottrazione”. La sottrazione a cui vengono sottoposti uomini e donne che giungono in Italia

non appartiene soltanto alla sfera dei diritti fondamentali, che si evince attraverso l’analisi di una normativa confusa, contraddittoria, densa di equivoci

e rimozioni, ma anche e soprattutto per la totale assenza di cure e attenzioni rispetto alla profondità dei traumi psicologichi  che spesso i migranti

riportano in seguito a viaggi infernali. Questo aspetto rimane una colpevole lacuna, fra le tante che caratterizzano le fasi di “accoglienza”.

La mia attenzione si sofferma sull’aspetto di una identità congelata dal silenzio, dalla solitudine e dalla depressione, che prova un individuo

in seguito ad eventi traumatici. Qualche anno fa, desideravo realizzare un reportage sul famoso CIE di Ponte Galeria a Roma e sono riuscita

ad avere alcuni colloqui con una giovanissima donna proveniente dalla Nigeria. Non avevo gli strumenti professionali per comporre una vibrante

denuncia circa quel luogo desolante e la colpevolezza di quanti lo avessero concepito, ma interiorizzai la mia esperienza in modo sofferto, ed altre

parole suggellarono il mio ricordo. La poesia (Tomba d'anime, prigione di corpi) è lo strumento che utilizzai per cristallizzare la scoperta della

disperazione umana, senza assistenza.

La lettura  di alcuni brani del romanzo di Tahar Ben Jelloun, Le pareti della solitudine, Torino, Einaudi, 1997, risulta particolarmente utile per l’analisi

della psicologia dei migranti, alterata da un “approdo” denso d’indifferenza, di reticenze ed ostilità da parte della società francese, rispetto

al fenomeno dell’immigrazione della seconda metà degli anni ’70.  Ben Jelloun racconta la sua esperienza clinica in un consultorio, che prestava assistenza

psicologica agli immigrati. All’epoca non era ancora in atto la politica del ricongiungimento familiare, pertanto i pazienti a cui prestava le sue cure

erano prevalentemente uomini soli, che si stordivano di lavori duri durante la settimana e che la domenica facevano la fila davanti a solitari alberghi

di periferia, aspettando che qualche prostituta alleviasse il proprio disagio affettivo e morale. Il registro letterario di un romanzo riesce ad indagare

le pieghe più profonde dell’identità di uno straniero, poiché con grande libertà espressiva indugia nel racconto intimo di come qualcuno affronti la solitudine,

il senso di esclusione, a chi rivolge la propria affettività i propri desideri. Racconta l’anima di un uomo, restituendogli corporeità e la dignità d’individuo,

esattamente quella che perde nel processo di sottrazione che la società ospitante compie.   

L’analisi di alcuni brani del saggio di Alessandro Dal Lago, Non persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli, 2004,

offre spunti importanti per comprendere le dinamiche che portano alla costruzione sociale del migrante come nemico. Dal Lago offre un importante

spunto per decodificare i comportamenti dei diversi “attori” sociali e comprendere la materializzazione di un humus razzista permeato di false

informazioni ed altrettante distorsioni della realtà. (Cfr. Dal Lago)

Anche l ’analisi del libro di S. Floriani, Identità di frontiera. Migrazioni, biografie, vita quotidiana, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004, è di grande

interesse, perché vi si ritrovano le considerazioni preliminari che abbiamo fatto sul tema dell’identità migrante. Floriani, attraverso la narrazione dei

migranti, ricostruisce i percorsi di estraneazione, di frammentazione e di ricostruzione della propria vicenda umana. Ragionavamo sul fatto che la memoria

ed il l uogo dove si vive rappresentano due variabili fondamentali del processo di costruzione dell’identità di un individuo. Il migrante in questo senso nel

suo “passaggio” vede le variabili spazio-tempo compromesse da una rottura e proprio la cesura fra passato e presente e la linea di confine fra il luogo

di partenza e quello d’arrivo sostanziano la propria personale e sofferta ricerca d’identità.   

 

Matthieu Cichon ha raccolto altre riflessioni, con l'intenzione è cercare di capire i cambiamenti dell’identità dei migranti dal momento dalla partenza,

con le loro speranze, i loro dubbi, le loro convinzioni, fino all’arrivo, con le disillusioni, i rancori, le eventuali soddisfazioni.
Come tutti, migranti e rifugiati, rinnovano il loro modo di vedere il mondo, e di considerare la propria identità, al momento di entrare in contatto con gli altri.

Altrettanto interessante sarebbe approfondire la visione che noi europei abbiamo di rifugiati e migranti; e comprendere le ragioni di questa visione.

Primo Levi ha scritto: « Il sentimento della nostra esistenza dipende in larga misura dello sguardo che gli altri esprimono su noi ».

In effetti, dal momento che il vostro ambiente non vi riconosce per quello che siete, fingete di essere, non avete una identità legittima. Sarebbe infatti

presuntuoso credere che possiamo, da soli, definire chi siamo veramente. Per natura, è impossibile per noi essere spettatori di noi stessi: e di conseguenza

dobbiamo passare attraverso lo sguardo dell’altro per confermare il nostro punto di sta. Lo sguardo degli altri può essere salutare, per evitare che le

nostre fantasie, il racconto che la nostra immaginazione fa di noi stessi, possa creare un’enorme distanza tra quello che pensiamo di essere e quello che

siamo veramente. La prospettiva degli altri assume quindi il ruolo di una forma di regolamentazione sociale. Non c’è niente più terribile di questo giudizio

dell’opinione pubblica: perche esprime spesso una verità che non abbiamo visto o voluto vedere. Avevano ragione i filosofi greci quando dicevano

« conosci te stesso». Forse però non vogliamo davvero conoscerci ; abbiamo paura di dover abbandonare le fantasie protettive che ci permettono di

rendere la nostra esistenza sostenibile. Naturalmente lo sguardo dell’altro può anche essere sbagliato: nel momento in cui il soggetto, oggetto di un certo

giudizio, dà per scontato che sia giusto e smette di ascoltare la sua coscienza. Il concetto d’identità è dunque piuttosto sfuggente. E non parliamo solo di

identità burocratica (nome, cognome, migrante economico o rifugiato politico), ma dell’identità che la persona sente come propria, la più soggettiva, la più intima.

(continua)

 

Anna Maria Santoni si è focalizzata sull'analisi dell'Identità dei migranti di Seconda generazione.

Il lavoro si è articolato in due parti:

nella prima parte, si indaga sul concetto stesso di Seconda generazione e sulla Costruzione identitaria della Seconda generazione.

In tempi passati, “seconda generazione” voleva significare l’insieme di tutti i figli nati dai primi immigrati, senza tener conto della loro età e del momento

storico in cui erano arrivati in Italia. Negli ultimi anni, gli studi sociologici invece hanno modificato, almeno in parte, il significato di “seconda generazione”: considerando coloro che sono nati in Italia da genitori stranieri, o coloro che sono arrivati in Italia con la propria famiglia in un’età che varia da pochi mesi

alla preadolescenza. Naturalmente la “seconda generazione” è rappresentata anche da chi è figlio di coppie miste. (Continua)

Fonti:


“Migrazione e identità culturale” - La rivista del centro studi città della scienza
    http://www.cittadellascienza.it/centrostudi/2016/05/migrazione-e-identita-culturale/

• “Adolescenza , Identità e Immigrazione. Continuità e discontinuità culturali nelle seconde generazioni d’immigrati”
   Ricerca Psicoanalitica, 2008, Anno XIX, n. 2, pp. 137-160 –Mancini T. (2012) - https://air.unipr.it

• “Le seconde generazioni e il problema dell’identità culturale: conflitto culturale o generazionale?”
   Ricerca CNEL – a cura della Fondazione “Silvano Andolfi” - http://www.anolf.it

• “Seconde generazioni. Un’introduzione al futuro dell’immigrazione in Italia”
   Ambrosini, M., Molina, S. (eds) (2004), Bologna: il Mulino

• “Identità e cittadinanza delle seconde generazioni”
   Articolo di Davide Sirchia – Dialoghi Mediterranei - http://www.istitutoeuroarabo.it/DM

• Ministero dell’ Istruzione, Università e della Ricerca:

   C.M. n. 2 dell'8 gennaio 2010:  “Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”

   Documento di indirizzo:  “La via italiana per la scuola interculturale e l'integrazione degli alunni stranieri - Ottobre 2007”

   C.M. n. 24 del 1/3/2006:  “Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri”

   http://hubmiur.pubblica.istruzione.it

• Manuale sull’integrazione per i responsabili delle politiche d’integrazione e operatori del settore.
   Cap. 6 – “Giovani immigrati, istruzione e mercato del lavoro” - http://www.integrazionemigranti.gov.it

• Rai Cultura – Filosofia : Zettel Debate - Lampedusa
   “Migranti ed identità nazionale”: I migranti portano delle istanze culturali, religiose e sociali differenti dalle nostre, che spesso entrano in conflitto

    con alcuni valori assodati dell'Occidente e che percepiamo come minacciose per la nostra identità nazionale. Ma siamo proprio sicuri di conoscere

    questa identità nazionale? Non è piuttosto vero che i migranti ce la rivelano e ci mettono di fronte alle nostre stesse contraddizioni?

    Identità e nostra identità a confronto. - http://www.filosofia.rai.it

• Rai Cultura – Letteratura: Igiaba Scego
   Scrittrice e attivista italosomala “Siamo italiani tutti meticci, perché l’Italia è un    paese tutto meticcio, forse siamo tutti di seconda generazione!

   Io, come dico sempre di me stessa, sono cento per cento italiana e cento per cento somala: possedere una doppia identità e un doppio sguardo

   è qualcosa importante”. - http://www.letteratura.rai

• Rai Cultura – Arte e Design: Arte Fiera 2016 - Una giovane gallerista e il tema dell’identità del migrante, a cura di Maria Livia Brunelli
  “Realizzazione opere sull’identità del migrante” - http://www.arte.rai.it

• Rai Cultura – Letteratura : Scrittori immigrati di lingua italiana, a cura di M. Fiorucci
   “Scrivere per superare gli stereotipi” - http://www.letteratura.rai

• Film “Per un figlio” (2016) di Suranga Deshapriya Katugamala
   Questione migratoria e rapporto tra madre e figlio adolescente.


Camille Charlier ha voluto arricchire le sue ricerche sull’identità migrante, cercando quello che ne ha detto la stampa francese. Ha trovato tre articoli

particolarmente interessanti sull’identità migrante, centrati soprattutto sulla visibilità dell’immagine del migrante nella letteratura, e sull’impatto di questa

immagine nel processo di costruzione dell’identità per i migranti.

Questi gli articoli :

Luc Biichlé. Le parcours d'une invisible par procuration. Carnets d'Atelier de Sociolinguistique, L'Harmattan, 2012, Idéologies linguistiques et discriminations., pp.47-58.

Colloque “Migration et Identité” des 2 et 3 décembre 2011, Fribourg-en-Brisgau, Rapport de Clara Innocenti, Université de Fribourg

Carmen Mata Barreiro "Identité urbaine, identité migrante." Recherches sociographiques 451 (2004): 39–58.

Esiste anche una rivista interamente dedicata alle migrazioni internazionali. Si chiama “Revue Internationale des Migrations Européennes”

Sito : https://remi.revues.org/

 

 

Altra bibliografia inerente l'identità migrante

• Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, Said E. W., New York, 1978
• A mezza parete: emigrazione, nostalgia, malattia mentale, Castelnuovo Frigessi D., Risso M., Einaudi, 1982

• L'identità ferita. Genealogie di vecchie e nuove intolleranze, Campioni G., ETS, Pisa, 1992
• Identità e cultura, Di Cristofaro Longo G., Ediz. Studium, Roma, 1993
• La stanza degli specchi, Lombardi Satriani L., Meltemi, Roma, 1995
• La doppia assenza. Dalle illusioni dell’emigrato alle sofferenze dell’immigrato, Abdelmalek Sayad, Cortina, Milano, 2002

• Sviluppare la competenza interculturale: il valore della diversità nell'Italia multietnica. Un modello operativo, Ciancio B. , Franco Angeli, 2014

• Lavorare per l’integrazione, Alderman L., in “Internazionale”, 21/27 ottobre 2016

• Sulla pelle dei migranti, Bühler A., Koelbl S., Mattioli S., Mayr W., in “Internazionale”, 28 ottobre/3 novembre 2016   

• Cosa ci insegnano i migranti sull’europa, Nougayrède N., in “internazionale”, 4/10 novembre 2016


Sitografia

Archivio digitale Corriere della sera - http://digitaledition.corriere.it/

Archivio digitale la Repubblica - http://quotidiano.repubblica.it/

Linkiesta.it

Ilsole24ore.com

Cfr. anche Tre concetti per l'identità migrante)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

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