L'Agenzia Frontex

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Migranti siriani tra Turchia e Grecia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società

 

Analisi della politica europea

 

Gruppo 6

lll

Carmela Vitiello     carmy_vit@hotmail.it

Matthias Tischler  matthi.tischler@gmail.com

Pavlos Dikaios       pdikaios@hotmail.com

 

Il Gruppo ha cominciato il suo lavoro analizzando gli articoli della Rassegna stampa 2016 sulla politica europea in fatto di immigrazione.

Carmela Vitiello ha raccolto nuovo materiale online, utilizzando come fonti principali diversi quotidiani internazionali e materiale audiovisivo proveniente da

alcune emittenti televisive internazionali: in particolare sui suoi paesi di competenza, la Francia , la Spagna e la Gran Bretagna.

Per l’analisi della legislazione europea sulla libera circolazione delle persone in Europa, sulla tutela dei diritti e la Carta dei diritti fondamentali in Europa

si stanno rivelando molto utili:

- il manuale di Diritto dell’Unione Europea, Ed. VI, Padova, CEDAM, 2012, di Giuseppe Tesauro

- la nota dell’UNHCR sull’integrazione dei rifugiati nell’Unione Europea

- il regolamento del Parlamento europeo sull'attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale in Europa
- il sito della Commissione Europea sull'Agenda migrazioni.

Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=8ZC5IqUK2Xw https://www.youtube.com/watch?v=q-pDWsD0PeU

Matthias Tischler si è invece occupato dell'Austria, trovando un rapporto sull'integrazione del Ministero degli affari esteri

e alcuni dati statistici sulla migrazione e sull'integrazione in Austria nel 2016.

Pavlos Dikaios si è infine dedicato all'analisi della politica immigratoria dell'Ungheria e della Grecia. Sta lavorando su queste fonti:
1) Un Report generale sulla situazione in Ungheria , elenco dei servizi per immigranti e richiedenti asilo, che contiene anche una piccola parte sull'emigrazione.
2) Un Report sull'ambito legislativo dell'Ungheria per quanto riguarda le procedure della richiesta asilo, le vari condizioni e gli ostacoli.   
    
3) Un Report dell' Eurostat - aggiornato al 21 settembre 2016 - che contiene varie statistiche che riguardano i richiedenti asilo in tutti i paesi europei .

   

 

Il Gruppo di lavoro ha infine elaborato un testo di sintesi delle ricerche effettuate:

 

Breve sintesi della situazione migratoria nell’Unione Europea

Prima di concentrarci più nel dettaglio sulla politica europea, riteniamo opportuno fare una sintesi dei flussi migratori verso la UE nel 2015 e nei primi mesi

del 2016 basandoci su dati statistici. Dando uno sguardo alla rassegna stampa che ci è stata fornita a lezione e confrontandola con i dati della Commissione

europea (Eurostat) abbiamo osservato, infatti,  che i giornali spesso ci forniscono un’immagine sbagliata della realtà. È sempre più frequente trovare tra le

prime pagine dei giornali, progressisti o conservatori che siano, titoli in cui si fa riferimento al fenomeno migratorio corrente usando spesso una terminologia

molto forte . Parole come  “emergenza”, “allarme” o “SOS” sono ormai divenute collocazioni se associate al fenomeno migratorio. Il problema di fondo è

che tale allarmismo non ha alcun riscontro concreto con la realtà dei fatti se solo si guardasse, ad esempio, alle statistiche Eurostat sul flusso di migranti in

arrivo in Europa si può notare che:

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.cir-onlus.org/images/pdf/SCHEDA%20DATI%20aggiornata%2031%20ottobre%202016.pdf

http://ec.europa.eu/eurostat/web/asylum-and-managed-migration/data/database

  

Come possiamo ben vedere, il numero ufficiale di richiedenti asilo in Europa nel 2015 ruotava intorno all’ 1,3 milioni di persone.

Nei soli mesi di agosto, settembre, ottobre e novembre 2015 il numero delle richieste d’asilo aveva superato notevolmente 

quelle del 2014 (626.960).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=migr_asyappctza&lang=en

https://www.bmeia.gv.at/fileadmin/user_upload/Zentrale/Integration/Integrationsbericht_2016/Integrationsbericht_2016_WEB.pdf

Nel 2015 la maggior parte dei richiedenti asilo (circa 800.000 persone) è arrivato in Europa attraverso la cosiddetta rotta balcanica,  passando

dalla Turchia, dalla Grecia, dalla Macedonia, dalla Serbia e dall’Ungheria. Con la chiusura delle frontiere da parte dei paesi balcanici, Ungheria

in primis, il numero dei richiedenti asilo in Europa occidentale tende continuamente a diminuire.  

Nel 2015 l’81% delle richieste d’asilo si è registrato  maggiormente in sei paesi dell’UE (Germania, Svezia, Austria, Francia, Italia e Ungheria )

e questa  potrebbe essere  considerata  una delle basi principali della crisi della politica migratoria in Europa. L’ Ungheria, ad esempio,  che

aveva nel 2015  177.135 richieste d’asilo, non viene considerata nel seguente grafico perché la giurisdizione locale prevedeva che  i migranti,

una volta giunti sul suolo ungherese avrebbero dovuto chiedere asilo per avere il diritto di continuare il loro viaggio.  Ad oggi la maggior parte

dei richiedenti asilo  ha poi continuato il suo viaggio.

                    Number of Asylum Seekers

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.bmeia.gv.at/fileadmin/user_upload/Zentrale/Integration/Integrationsbericht_2016/Integrationsbericht_2016_WEB.pdf

 

Per aver presente il vero impatto che i richiedenti asilo hanno sui vari paesi è necessario fare un confronto con la popolazione residente negli

Stati d’accoglienza. È auspicabile che i paesi più popolosi, ed economicamente più forti, possano accogliere un numero di migranti più alto.

Il seguente grafico mostra quanto la Svezia abbia un ruolo di spicco in tal senso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.bmeia.gv.at/fileadmin/user_upload/Zentrale/Integration/Integrationsbericht_2016/Integrationsbericht_2016_WEB.pdf

 

La maggior parte delle richieste d’asilo in Europa giungono dalla Siria (28%), dall’Afghanistan (14%) e, infine, dall’ Iraq (10%),  questi

costuiscono circa la metá di tutte le richieste d’asilo che arrivono nel continente europeo. Altri paesi di provenienza dei richiedenti asilo

sono il Kosovo, l’ Albania, il Pakistan, l’India, la Russia e l’Africa, in particolar modo dalla Nigeria, dalla Somalia e dall’Eritrea.

      Countries of Origin of Asylum Seekers

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.bmeia.gv.at/fileadmin/user_upload/Zentrale/Integration/Integrationsbericht_2016/Integrationsbericht_2016_WEB.pdf

 

In Italia la maggior parte dei richiedenti asilo nel 2016 proviene dalla Nigeria, dal Pakistan e dal Gambia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.cir-onlus.org/images/pdf/SCHEDA%20DATI%20aggiornata%2031%20ottobre%202016.pdf

In confronto agli anni precedenti, nel 2015 le percentuali di richieste d’asilo che sono state accolte dai paesi membri dell’Unione Europea

mostrano un costante aumento. Come emerge dal grafico, in un primo momento più della metà delle richieste d’asilo sono state accettate.

Dal 2015 è aumentato il numero di richiedenti asilo provenienti da Paesi in guerra e perciò si può notare un considerevole innalzamento

delle richieste d’asilo accettate poiché, seguendo le norme della convenzione di Ginevra, la loro permanenza nel Paese di provenienza

potrebbe essere molto rischiosa.

 

Accordo tra l’ Unione Europea e la Turchia

Il 18 Marzo 2016 i paesi membri dell’Unione Europea e la Turchia si sono riuniti a Bruxelles per redigere un piano di controllo legale dei flussi migratori

dalla Grecia verso l’Europa, al fine di eliminare i flussi irregolari di migranti e richiedenti asilo e “ripristinare un sistema di ammissioni legale e ordinato”.

Questi i punti fondamentali dell’accordo:

  • la Grecia si impegnerà a respingere in Turchia tutti i migranti irregolari arrivati sulle sue coste, sono compresi in questo sistema anche tutti i siriani che avrebbero diritto d’asilo;
  • per ogni siriano irregolare che viene rimandato dalle isole greche in Turchia e per cui sarà attivato un sistema di aiuti umanitari e a cui viene data la     possibilità di richiedere e ricevere protezione temporanea, un altro siriano che ha presentato una regolare richiesta di asilo politico verrà accolto      regolarmente in un paese dell’Unione Europea;
  • la Turchia prenderà tutte le misure necessarie per evitare nuove rotte marittime o terrestri di migrazione irregolare verso l’Europa;
  • una volta ridotti questi flussi irregolari dalla Turchia verso l’Europa, si provvederà ad adottare un programma volontario di ammissione volontaria;
  • la Grecia dovrà mettere in piedi un sistema di identificazione dei nuovi arrivati (hotspot) e decidere se concedere asilo politico o meno;
  • la liberalizzazione dei visti dei cittadini turchi verso l’Europa, ma solo nel caso in cui la Turchia rispetti tutti le 72 condizioni che compongono lo standard  europeo per l’abolizione dei visti d’ingresso;
  • la Turchia riceverà un finanziamento dall’Unione Europea pari a 3 miliardi di euro, quando queste risorse saranno terminate l’Unione Europea stanzierà,          ma solo nel 2018, altri 3 miliardi;
  • l’ Unione Europea e la Turchia si impegneranno per migliorare le condizioni umanitarie in Siria. (Cfr.Memo)

L’andamento dei flussi migratori secondo il Rapporto della Commissione Europea del 28 settembre 2016

Com’era auspicabile dall’accordo, l’attività dei trafficanti di esseri umani ha subito una forte battuta d’arresto, così come è notevolmente diminuito il numero

di morti dall’entrata in vigore della seguente dichiarazione. Nonostante tutto però “gli attraversamenti dell’Egeo non sono cessati”, dal 1 giugno 2016 fino al

22 settembre 2016, infatti, il numero di persone sbarcate irregolarmente dalla Turchia sulle isole greche era di 9.250, con una media di 81 migranti al giorno.

Le cifre di quest’anno sono molto più basse di quelle dell’anno scorso quando tra giugno e settembre arrivarono in media 2900 persone al giorno.

(Cfr. Testo completo dell'accordo)

Vi sono stati dei progressi anche per quanto riguarda il numero di rifugiati siriani provenienti dai centri di accoglienza turchi reinsediatisi nell’Unione

Europea. La commissione europea ha provveduto anche al finanziamento di 2.2 miliardi di euro rispetto ai 3 miliardi previsti in un primo momento per

l’accoglienza alla Turchia. Secondo gli ultimi dati risalenti al 26 settembre 2016, sono giunti nell’UE 1.614 siriani, seguendo le modalità previste

dall’accordo UE-Turchia (vedi sopra).

 

Le criticità dell’accordo UE-Turchia

L’ultimo rapporto della commissione europea in merito all’accordo tra la Turchia e gli stati membri dell’Unione Europea mostra un quadro dell’attuale

politica migratoria europea che ci appare sin da subito un po’ diverso dalla realtà. Non stiamo in questo modo mettendo in discussione né i numeri né i

dati statistici che ci sono stati forniti da tale documento, piuttosto ci stupisce che un organizzazione internazionale, come l’Unione Europea, insignita

nel 2012 del premio Nobel per la Pace per aver contribuito “all’avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in

Europa” possa avere un atteggiamento così accondiscendente nei confronti di un governo come quello turco su cui ad oggi vi sono molteplici dubbi

proprio in materia di democrazia e rispetto dei diritti umani.

A tal proposito in quest’ultima relazione della Commissione europea, redatta dopo il tentativo di colpo di stato del 15-16 luglio (evento su cui ad oggi

vi sono ancora molte perplessità circa il coinvolgimento del governo centrale guidato dal leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo Recep Tayyip

Erdogan), l’UE si è mostrata pienamente solidale con il suo partner commerciale, definendo questo tentativo di colpo di stato “un attacco diretto alla

democrazia turca”, confermando inoltre il proseguimento dei negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione Europea. L’UE parla di convenzioni che

la Turchia dovrebbe rispettare in materia di democrazia, Stato di diritto e rispetto delle libertà fondamentali, tra cui la libertà di espressione, per

consentirne il suo ingresso nell’Unione. Si ignora totalmente quello che i giornali di tutto il mondo e le organizzazioni internazionali per la difesa dei

diritti umani come Amnesty International, ci raccontano per quanto riguarda presunte violazioni delle libertà fondamentali in Turchia da parte del

governo di Erdogan.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Turchia-nuovo-giro-di-vite-di-Erdogan-contro-la-liberta-di-stampa-Cumhuryet-220d5a32-7bfe-4fbb-ade5-00cc0a50d3d4.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/01/la-turchia-linee-rosse-dellue-su-liberta-di-stampa-non-ci-interessano-il-giornale-cumhuriyet-non-ci-arrendiamo/3156558/

http://www.amnesty.it/Torture-Turchia-Amnesty-International-chiede-osservatori-indipendenti-incontrare-detenuti

Si parte dagli arresti di massa per chi si oppone al potere del premier, alle torture nelle carceri e in altri centri di detenzione per i presunti responsabili del

colpo di Stato fino alla reintroduzione della pena di morte e in tutto questo l’Europa tace, mostra flebili accenni di disapprovazione e poi nulla, si ritorna a

parlare di accordi commerciali, di negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione e così via, il tutto per scrollarsi il dosso il peso di questa “instancabile

e opprimente pressione migratoria” che tanto duole alle mega-economie del vecchio continente.

Significativo in tal senso è stato l’intervento del direttore di Amnesty International John Dalhuisen, che in un intervista al giornale “La Repubblica” ha

individuato nell’accordo tra la Turchia e l’Unione Europea diverse criticità:

  • si considera la Turchia un  paese  sicuro per i migranti e i rifugiati, malgrado più volte vi siano state nel paese denunce per il mancato rispetto delle                leggi internazionali ed europee in materia soprattutto di diritti umani;
  • non esiste in Turchia un sistema funzionale per ottenere lo status di rifugiato;
  • manca un programma per l’assistenza e l’integrazione dei migranti cosi come non vi sono progetti per garantire l’istruzione dei minori;
  • molti rifugiati siriani che sono stati respinti nell’UE e sono stati portati in Turchia, sono stati poi riportati nel paese di provenienza, la Siria, dove                      oggi c'è una drammatica guerra civile.

Per garantire un risultato certo degli accordi  l’Europa deve, secondo l’esperto:

  • fare pressione alla Turchia per ampliare lo spazio di protezione per i rifugiati, per norme migliori e maggiori garanzie per coloro che chiedono                 assistenza e/o asilo;
  • solidarietà obbligatoria da parte di tutti paesi UE;
  • favorire lo sviluppo di una politica migratoria comunitaria (o la UE rischia il collasso);
  • fermare i populismi.

Dalle parole di Dalhuisen emerge il quadro di un'Europa che ha paura. L’11 settembre e la crisi economica hanno portato molte persone a credere che soggetti 

di culture diverse possano in qualche modo minacciare la stabilità dei loro paesi, favorendo in questo modo lo sviluppo di nuovi populismi, il cui potere è radicato

proprio su questi timori.

 

Sviluppi futuri


Cosa potrebbe accadere se l’accordo UE- Turchia dovesse saltare?
In seduta comune il Parlamento europeo si è riunito il 24 novembre 2016 a Strasburgo ed ha approvato, con una maggioranza di 471 voti, una risoluzione non

vincolante nella quale si chiede il congelamento dei negoziati con la Turchia per quanto concerne la sua ammissione nell’Unione europea. Questa decisione ha un carattere piuttosto simbolico, perché risponde alle dure misure repressive adottate dal governo turco dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio scorso.

La reazione di Ankara è stata immediata: il presidente turco ha minacciato di chiudere tutte le trattative in corso con l’Europa per quanto concerne la gestione

dei flussi migratori.

“Se andate avanti, i cancelli della frontiera verranno aperti. Né io né il mio popolo subiremo gli effetti di questa minaccia. Non avrebbe importanza se tutti voi approvaste il voto

(del Parlamento Europeo)”.

Queste sono state le dure parole di Erdogan, parole che l’Europa non può ignorare poiché non è al momento ancora in grado di gestire un flusso di migranti più

intenso senza aver ancora concordato con tutti i paesi membri dell’Unione Europea una politica migratoria comune.

 

Il futuro dell’Europa: integrazione o divisione?


La crisi dei rifugiati costituisce oggi un problema esistenziale per l’Europa ma si presenta nello stesso tempo come una grande opportunità. Il modo in cui la crisi

sarà affrontata in futuro, sarà fondamentale per comprendere il destino dell’Unione Europea per quanto riguarda il suo aspetto identitario, economico, demografico

e culturale. L’Europa dovrà scegliere tra una gestione efficace dei flussi migratori, attraverso l’attuazione di una politica migratoria comune che metta d’accordo

tutti i 28 paesi dell’Unione Europea, oppure disintegrarsi. (Cfr. Huffington Post)
Al momento l’Unione Europea si è rivelata assolutamente incapace di gestire questa crisi e di mantenere il suo impegno nel preservare i suoi ideali liberali.

Il vecchio continente è sempre più politicamente diviso, e se continuerà a chiudere le sue frontiere non sarà mai in grado in futuro di affrontare nuove emergenze sociali che potrebbero emergere nei prossimi anni.


I paesi europei dovranno concordare nei prossimi anni l’applicazione di un modello di integrazione “inclusivo, capace di garantire coesione sociale”. L’Europa

dovrà puntare su due elementi per favorire l’integrazione: pluralismo culturale e partecipazione civica. Non occorre promuovere una politica che tende a

schiacciare e privare le minoranze etniche e religiose della loro libertà e dei loro diritti in nome del mantenimento dell’ordine pubblico, piuttosto favorire

l’assoluta e completa integrazione sociale di quest’ultimi in cambio del rispetto della democrazia e di tutte le norme che la sostanziano. Questo può avvenire

solo attraverso la semplificazione delle modalità di accesso in ogni paese membro dell’Unione Europea alla cittadinanza, favorendo i processi di partecipazione

civica del migrante attraverso una progressiva estensione del diritto di voto agli stranieri residenti nei paesi europei da molto tempo e infine attraverso la

demolizione di ogni discriminazione di razza e di religione per l’accesso al mondo del lavoro. In questo modo si potrà finalmente porre fine ad ogni forma di segregazione sociale a cui ancora oggi, nel 2016, assistiamo nei paesi dichiaratamente liberal-democratici dell’Unione Europea e che han portato fino ad ora

solo a conflitti sociali e divisioni. Tutto ciò potrà costituire un importante contributo per la nascita di una vera società multiculturale in Europa e assicurarne

la sicurezza. (Cfr.Guolo, in Italianieuropei)

L'Agenda Europea sull’immigrazione 2016


Per prevenire ulteriori tragedie di migranti in mare l’Unione Europea sta provvedendo a fornire maggiori finanziamenti all’Agenzia europea Frontex. 

Questi incentivi saranno utilizzati sia per consentire a questa istituzione di poter salvare un numero sempre maggiore di vite umane, sia per avviare un processo

di risistemazione legale dei migranti e infine, per lo sviluppo di nuovi programmi economici atti ad aiutare i paesi di frontiera a gestire più efficacemente i flussi migratori. L’Europa provvederà anche ad attivare nuove iniziative per rafforzare i sistemi di emergenza così da consentire una ridistribuzione più equa dei

richiedenti asilo tra i paesi membri dell’UE e intervenire direttamente e politicamente nelle aree di crisi da cui partono i flussi migratori. Inoltre, verranno

attivati nuovi Hotspot che permetteranno all’EASO (European Asylum Support Office), Frontex e l’Europol di migliore il processo di identificazione e

registrazione dei richiedenti asilo e infine porre un freno alla rete illegale del traffico di esseri umani.

Quali saranno le priorità a lungo termine dell’Agenda Europea sull’immigrazione?


L’Agenda si basa su 4 pilastri:
1) ridurre gli incentivi per l’immigrazione irregolare, cercando di individuare le cause principali dietro questi flussi illegali;
2) salvare più vite umane e mettere in sicurezza le frontiere esterne all’UE;
3) sviluppare una politica comune per la gestione dei richiedenti asilo, avendo sempre come punto di riferimento il principio di solidarietà

    tra i paesi membri dell’Unione;
4) pianificare una nuova politica sull’immigrazione regolare: tenendo conto che ormai la società europea sta diventando sempre più vecchia,

    l’economia europea necessita di più giovani che entrino nel mercato del lavoro per rinforzare l’economia fortemente debilitata del vecchio continente .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

        Dipartimento di 

         studi umanistici

 

     Il sito del Corso di Cooperazione 2016

 

     Il sito del Corso di

      Migrazioni 2015

 

  

          Gruppi di lavoro

 

 

  

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