No alla Fortezza Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In celeste i paesi in cui la destra è in parlamento,

in blu quelli in cui è al governo, in blu scuro i paesi guidati da un esponente di estrema destra

( da  wikipedia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società

 

Analisi della politica europea

 

Gruppo 3

 

Giulia Verona          giulia2000.v@gmail.com

Bruno Di Stefano    brunods11@outlook.it

Mauro Milano       

 

 

Il Consiglio d'Europa e l'immigrazione

Come dichiarato nei documenti ufficiali relativi al Consiglio d'Europa, tenutosi in data 18 ottobre 2018, l'immigrazione rimane uno dei temi su cui l'Unione

è più sensibile. Dalle conclusioni emerge l'interesse da parte degli stati membri a combattere i trafficanti di uomini e a indagare e sopprimere

i loro network di comunicazione online; a stabilire degli standard comuni riguardo alla questione dei confini esterni; a facilitare i rimpatri, cercando

di rendere effettiva la Dichiarazione UE-Turchia

(https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2016/03/18/eu-turkey-statement/).

Dai grafici ufficiali emerge una popolazione europea assai suscettibile al tema dell'immigrazione, di cui ha tuttavia un'immagine distorta, che la porta

a percepire i migranti come una vera minaccia demografica (https://www.consilium.europa.eu/en/infographics/migration-eurobarometer-2018/).

Le stesse elaborazioni del Consiglio Europeo permettono di smentire queste fobiche proiezioni: il numero di clandestini giunti in Europa è sceso

dell'80% rispetto alle stime del 2015 (https://www.consilium.europa.eu/en/infographics/irregular-arrivals-since-2007/), mentre il numero delle

morti registrate di migranti rimane relativamente alto, come riportato dal sito Missingmigrants (http://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean).*

*Il conto dei “migranti scomparsi” non registra i decessi avvenuti nei luoghi di detenzione, nella terra natia a seguito di un rimpatrio forzato

e nemmeno delle morti sul lavoro, da lavoratori irregolari.

Link da cui scaricare le conclusioni del Consiglio Europeo (18 ottobre 2018):
https://www.consilium.europa.eu/media/36775/18-euco-final-conclusions-en.pdf

Sitografia:

- Migranti e democrazia, cosa c'e` dopo l’Europa, di S. Feltri

- La destra radicale in movimento fra successi elettorali e nuove strategie online, di M. Caiani

(dall’ultimo numero de Il Mulino)
- Le lezioni della Scuola di cittadinanza europea, con il patrocinio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
- Un’analisi della situazione riguardo il populismo e il tema dell'immigrazione, riportata dall’associazione Carta di Roma

- Explained: EU Immigration to the UK, un video prodotto dal Migration Observatory, caricato il 21 aprile 2016, riguardo l'immigrazione europea

in Gran Bretagna (https://vimeo.com/163686248)

- Election Animation: Migration and Brexit, un video prodotto dal medesimo ente, caricato un anno dopo il primo (2017 - https://vimeo.com/219496245)

- Britain, immigration and Brexit di Simon Tilford del Centre for European Reform, scaricabile all'indirizzo http://www.cer.eu/sites/bulletin_105_st_article1.pdf
Il commento di Tilford segnala come già nel 2015-2016 il diffuso disagio della popolazione britannica fosse da attribuire all'incapacità da parte del

governo di far fronte al flusso migratorio, continuando ad infliggere pesanti tagli al welfare per motivi di austerity.

- Brexit and the Impact of Immigration on the UK di Jonathan Wadsworth, Swati Dhingra, Gianmarco Ottaviano e John Van Reenen della LSE

(London School of Economics and Political Science), scaricabile all'indirizzo http://cep.lse.ac.uk/pubs/download/brexit05.pdf
Articolo che studia il fenomeno migratorio degli europei verso la Gran Bretagna analizzandone statisticamente età, impiego, istruzione, concentrazione

abitativa... Si impegna inoltre a dimostrare come la presenza di immigrati nello stato britannico non nuoccia all'economia, anzi aiuti il paese a colmare

il deficit, causato dall'insuperata crisi economica globale.

- Lupi Bianchi. Rapporto sul terrorismo neonazista in Europa, un reportage a fumetti di David Schraven, pubblicato da Beccogiallo nel 2018 e segnalato

da L'Espresso nel numero di agosto assieme ad alcune pagine di anteprima, uno sguardo in un formato accattivatente su alcuni movimenti di

Estrema Destra. Sul sito dell'editore è possibile visualizzare alcune pagine (http://www.beccogiallo.org/shop/233-lupi-bianchi.html).

 

Boom dei Partiti politici di estrema destra anti-immigrazione (Giulia Verona, Bruno Di Stefano, Mauro Milano)

 

  Il nostro decennio ha visto nascere, svilupparsi e spesso

  addirittura arrivare al potere tutta una serie di forze politiche

  che si tende a chiamare populiste o sovraniste.

  Il cavallo di battaglia della propaganda delle nuove estreme

  destre è quasi sempre l’immigrazione. L’immigrato come nemico,

  l’immigrato come peso per l’economia, l’immigrato che si

  sostituisce ai cittadini nel mercato del lavoro, che minaccia le

  tradizioni nazionali o peggio: l’immigrato che delinque,

  commette violenza e uccide.

  Questi toni, di fronte alla crisi, alla rabbia, alla disinformazione

  nella popolazione, hanno portato a successi notevoli

  dei nuovi nazionalisti in tutta Europa.

  Quando non hanno vinto, i sovranisti hanno comunque

  condizionato le scelte, anche nella politica migratoria dei

  governi dei loro paesi."

 

  Questo lavoro vuole fornire una vera e propria mappatura

  dei vari partiti e movimenti europei di destra. Per ogni paese

  dell’UE si vogliono illustrare le forze politiche euroscettiche

  e anti-immigrazione con nozioni sulla storia, le radici, i leader,

  la propaganda, i risultati elettorali, le misure politiche adottate

  e la posizione rispetto all’immigrazione nel continente.

 

 

 

 

 

 

 

La carta segnala i partiti di estrema destra e la loro percentuale (fonte: BBC)

 

Austria

Il Freiheitliche Partei Österreichs (Partito della Libertà d’Austria) è una forza politica storica. Fondato nel 1956 da un ex nazista, l’FPÖ ha alternato

atteggiamenti più liberali – negli anni ’80 ha governato in coalizione con i socialisti – a posizioni di destra radicale. Già con Jörg Haider, famoso anche internazionalmente e molto controverso, l’FPÖ nel 1999 è arrivato al 26,9%, per poi perdere più della metà dei voti tre anni dopo. In seguito, Haider ha

lasciato il partito e ne ha fondato un altro, che dopo la sua morte ha perso rilevanza. Alle elezioni presidenziali del 2016, il candidato dell’FPÖ, Norbert Hofer,

è arrivato al ballottaggio. Sconfitto di stretta misura, ha chiesto e ottenuto dalla corte costituzionale austriaca l’annullamento e la ripetizione del voto.

Nel nuovo turno è poi sceso dal 49,7 al 46,2%, perdendo circa 100mila voti. Un anno dopo ci sono state le elezioni legislative. Con un terzo posto e i voti di

un austriaco su cinque, l’FPÖ è oggi socio di minoranza in un governo guidato Sebastian Kurz, del Partito Popolare. Hofer, durante la campagna per le

presidenziali, ha più volte dichiarato che i privati cittadini austriaci devono poter possedere armi come conseguenza dell’immigrazione. È sempre stato critico

verso il sistema di asilo: “In Austria abbiamo tanti poveri rifugiati, li dobbiamo proteggere, ma li dobbiamo anche separare da quelli che fanno qualcosa che

non è giusto.”

L’alleanza con l’FPÖ ha inevitabilmente spinto anche i popolari su posizioni nazionaliste di destra – per esempio la proposta di fornire il doppio passaporto

agli altoatesini italiani – e contrarie all’attuale politica migratoria. Il governo di Vienna è presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea da luglio

di quest’anno e, al momento dell’entrata in carica, ha promesso una “Rivoluzione” sull’immigrazione nell’Ue. Il 31 ottobre scorso Kurz è stato il primo

leader europeo, con Victor Orbán a non firmare il Global compact sull’immigrazione delle Nazioni Unite.

 

Belgio

Seggi alla Camera: 3/87

Seggi al Senato: 2/35

Seggi al Parlamento fiammingo: 6/12

Seggi al Parlamento di Bruxelles: 1/17

Seggi all’europarlamento: 1/12

Gruppo europeo: Europa delle Nazioni e della Libertà (Secondo gli ultimi sondaggi è al 13%)

La divisione culturale che caratterizza il Belgio si rispecchia sul quadro politico. Fiamminghi e valloni hanno due principali partiti di destra e anti-immigrazione

di riferimento. Per i primi c’è il Vlaams Belang (Interesse Fiammingo), che nel 2004 ha rimpiazzato il Vlaams Blok, sciolto per violazione della legge belga

sul razzismo e la xenofobia. La destra populista francofona invece ha come riferimento il Parti Populaire (Partito Popolare) di Mischaël Modrikamen, il

principale collaboratore di Steve Bannon in Europa. Nato come forza segregazionista e secessionista, il primo VB è passato dal 12 al 24% al parlamento

fiammingo, per poi riscendere. Il nuovo VB ha un po’ alleggerito le sue posizioni sulla questione dell’immigrazione e delle minoranze. Considera comunque

nemico qualunque cultura che sia in contrasto con quella fiamminga: è stato accusato di essere sia antisemita sia islamofobo. Modrikamen, era già famoso

per le sue pozioni anti-immigrazione prima di fondare il partito.

Francia

Il partito francese di estrema Destra è quello più famoso e che ha successo da più tempo. Dal 1972 al 2017 si è chiamato Front National (Fronte Nazionale)

e oggi ha cambiato la denominazione in Rassemblement (Raggruppamento) National. Marine Le Pen ne ha ereditato la leadership nel 2011, dopo i quarant’anni

di guida del padre Jean-Marie. Entrambi i Le Pen sono arrivati al ballottaggio delle presidenziali transalpine, per poi essere sconfitti: il vecchio Le Pen nel 2002,

la figlia alle ultime elezioni ottenendo più di dieci milioni di voti – quasi il doppio di quindici anni prima – nel secondo turno. Il sistema elettorale francese,

d’altra parte, ne ha sempre penalizzato la rappresentanza parlamentare e nelle amministrazioni locali. Il massimo successo del FN è stato il primo posto alle

europee del 2014 con quasi il 25% dei voti. Nell’immaginario comune la Le Pen è la leader dell’estrema destra continentale.

Gli immigrati, soprattutto quelli di religione islamica, sono sempre stati il nemico numero uno della fiamma tricolore (simbolo del partito) francese.

Da più di quarant’anni, il FN chiede una drastica riduzione dell’immigrazione in Francia e considera il terrorismo islamista una conseguenza diretta,

l’unica, dell’immigrazione di musulmani in Francia.

Germania

Dal 1949 a oggi i partiti tedeschi di Destra sono stati e sono diversi, ma l’unica di queste forze veramente di successo è stata Alternative für Deutschland

(Alternativa per la Germania). Fondata da alcuni economisti e giornalisti euroscettici in occasione delle elezioni federali nel 2013, l’AfD quattro anni dopo

ha di gran lunga (sopra il 12%) superato lo sbarramento per avere rappresentanza parlamentare, attestandosi come terza forza politica. È il primo partito

d’opposizione e secondo alcuni sondaggi circolati più di recente sarebbe ormai il secondo partito tedesco.

Il programma elettorale del 2017 l’AfD non parlava semplicemente di mettere limiti annuale ai richiedenti asilo. Aveva come obiettivo un’immigrazione

bassissima o pari a zero. Era inoltre contro ogni forma di riunificazione familiare e voleva aumentare il più possibile il numero delle deportazioni. Infine,

secondo il partito lo Stato avrebbe dovuto regolare da sé la qualità e la quantità dell’immigrazione.  Molti membri dell’AfD considerano gli immigrati

provenienti dai paesi islamici o dall’Africa una minaccia per la Germania.

Danimarca

Tra i precedenti storici dell’estrema destra danese è significativo il Fremskridtspartiet (Partito del Progresso) da sempre contro l’immigrazione, anche

quando essa in Danimarca non era affatto consistente, che raggiunse quasi il 16% all’inizio degli anni ‘70. Vent’anni dopo è stato fondato il Dansk Folkeparti

(Partito del Popolo Danese), che ha raggiunto il 26,6% alle scorse elezioni europee e il 21% - ottenendo oltre il triplo dei consensi - alle elezioni nazionali

del 2015. È stato diversi anni al governo in coalizione con i liberal-conservatori e attualmente appoggia dall’esterno un governo di minoranza moderato.

La linea del DF sui migranti è di opposizione totale. Il partito non considera la Danimarca un paese multietnico in cui è possibile l’immigrazione dai paesi

islamici o da altri visti come culturalmente incompatibili, ed è contro ogni forma di multiculturalismo. Negli anni in cui è stato al governo si è fatto promotore

di leggi contro i matrimoni misti in Danimarca. 

Finlandia

Il partito finlandese più a Destra è il Perussuomalaiset (Veri Finlandesi), dal maggio del 2015 al governo in coalizione con centristi e conservatori.

Nato nel 1995 come erede del populista Partito Rurale, come tanti suoi omologhi europei è cresciuto in modo impetuoso negli ultimi vent’anni:

dallo 0,99 ha superato il 19% nel 2011 e quattro anni dopo, pur essendo sceso di due punti è entrato nella maggioranza.

L’ultimo programma elettorale del PS sull’immigrazione prevedeva, tra le altre cose: l’abbassamento della quota finlandese dei rifugiati, la fine dell’attuale meccanismo di condivisone degli oneri – burden sharing – nella politica europea di asilo, l’accoglienza solo di immigrati giudicati necessari al paese dagli

uffici finlandesi del lavoro e la fine dell’erogazione di fondi pubblici a ogni progetto all’insegna del multiculturalismo. Quattro anni prima si batteva per la

deportazione degli immigrati colpevoli di una serie di reati. Nel 2009 il capo del partito si è rifiutato di firmare un appello europeo contro il razzismo.

Spagna

Fino al novembre del 2018 si è parlato pochissimo di estrema destra in Spagna.

 

La Brexit

A seguito del referendum tenutosi il 23 giugno 2016, il governo britannico ha dato inizio alle trattative per distaccarsi dall'Unione Europea.

Come evidenziano i risultati, resi pubblici da The Electoral Commission

(https://www.electoralcommission.org.uk/eu-referendum/electorate-and-count-information), la regione che si è dichiarata più favorevole

a rimanere all'interno dell'Unione è quella di Londra, il territorio con più alta percentuale di stranieri e una delle mete favorite dai migranti europei e non.

 

L'uscita della Gran Bretagna dall'Europa ha sollevato nel corso delle trattative numerosi interrogativi, uno dei quali riguarda lo stato dei residenti

europei su suolo britannico. Nel corso del mese di novembre la Prime Minister May e i suoi collaboratori hanno redatto un documento di 585 pagine

da proporre ai leader europei

(https://gov.uk/Agreement_on_the_Withdrawal_of_the_United_Kingdom_of_Great_Britain_and_Northern_Ireland_from_the_European_Union.pdf).

Tale documento, come indicato anche sul sito governativo, permette ai cittadini provenienti dai paesi dell'Unione di regolarizzare la propria permanenza

nel Regno Unito sino al 30 giugno 2021.

Da marzo 2019 sino a tale data sarà infatti reso possibile ai cittadini europei di richiedere il pre-settled o il settled status, purché essi siano in

possesso di regolari documenti e si siano trasferiti in Gran Bretagna entro il 31 dicembre 2020. L'aver trascorso ininterrottamente cinque anni in

Gran Bretagna permetterà ai richiedenti di ottenere lo status abitativo pieno, in alternativa si otterrà lo stato parziale e un permesso valido per soli

cinque anni, trascorsi i quali si potrà ottenere il settled status.

(https://www.gov.uk/settled-status-eu-citizens-families/what-settled-and-presettled-status-means)

 

Il 25 novembre i premier dei paesi membri dell'Unione hanno accettato le proposte del capo di stato britannico e del suo partito,  presentando

come data ufficiale di distacco definitivo fra Ue e Regno Unito il 29 marzo 2019. La questione non risulta tuttavia risolta: nel mese di dicembre sarà

il parlamento britannico a dover decidere se accettare o meno tali termini di uscita.

(https://www.bbc.com/news/uk-46334649)

Altri siti:

- Why is populism suddenly all the rage? di Matthijs Rooduijn

   (https://www.theguardian.com/world/political-science/2018/nov/20/why-is-populism-suddenly-so-sexy-the-reasons-are-many)

- How populism emerged as an electoral force in Europe di Jon Henley

   (https://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2018/nov/20/how-populism-emerged-as-electoral-force-in-europe)


 

L’Unione Europea e il Sistema di Dublino

Il documento ufficiale della Convenzione di Dublino firmato il 15 Giugno 1990, è entrato in vigore il 1/09/97 nei seguenti Paesi: Italia, Francia,

Olanda, Belgio, Germania, Spagna, Portogallo, Danimarca, Grecia, Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo. Il 1/10/97 entra in vigore anche in Austria e Svezia.

Il 1/01/1998 in Finlandia.
La Convenzione di Dublino nasce dall’esigenza dell’Unione di dotarsi di regole comuni in materia di asilo. La Convenzione di Dublino del 1990 fortemente voluta

dalla Germania dopo la caduta della Cortina di ferro, sancisce che il primo Paese di arrivo è responsabile dello status di rifugiato del richiedente asilo.

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:41997A0819(01)&from=IT

Dublino 1990 ha subìto la sua prima modifica nel 2003, dove oltre ad estendere le regole di Dublino anche a paesi fuori della Comunità quali Norvegia, Islanda

e Svizzera, viene esteso anche al Liechtenstein. Nel 2003 la Comunità decide di aggiungere la precedente accordo l’Istituzione del così detti “Eurodac” (EuroDactyloscopie) nonché un sistema informatico capace di raccogliere le impronte digitali dei rifugiati politici che chiedono asilo all’interno della Comunità. (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32003R0343&from=IT)

L’ultima modifica è avvenuta nel 2013. I massicci flussi migratori dopo la Primavera araba del 2011 hanno spinto i Paesi della Comunità a sottoscrivere la terza revisione della Convenzione di Dublino che per lo più nella pratica mantiene le stesse norme dei due precedenti. Ad essere al collasso per quanto riguarda il

sistema di accoglienza sono i Paesi del Mediterraneo: Italia, Grecia, Spagna. Nel 2016 l’Unione Europea ha cercato di armonizzare le politiche di accoglienza

cercando di coinvolgere tutti i Paesi membri in un’equa distribuzione degli immigrati tra i Paesi della Comunità; in alcuni casi sono stati anche inserite clausole

che prevedevano sanzioni per chi rifiutava di accogliere i migranti in base ad un ricollocamento equo e solidale basato dal rapporto popolazione/PIL del rispettivo paese.

 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R0604&from=IT

Vedi anche: Dublino (apri con Vlc)

 

Global Compact for Immigration

Il Global Compact for Immigration è un accordo politico redatto dalle Nazioni Unite. Composto da 23 obiettivi, si propone di migliorare le condizioni

dei migranti, ribadendo l'universalità dei diritti dell'uomo e auspicando una maggiore cooperazione e coordinazione fra i governi dei paesi interessati

da moti migratori. Le numerose resistenze e defezioni da parte di numerosi paesi hanno minacciato seriamente la buona riuscita dell'incontro che si terrà

in data 10-11 dicembre a Marrakesh e che prevederà la discussione e la votazione del Global Compact.

Nell'ultimo articolo del CEPS (Centre for European Policy Studies) firmato da Sergio Carrera, Karel Lannoo, Marco Stefan e Lina Vosyliute, si è

ribadito quanto contenuto già nell'accordo, ovvero che lo stesso non sarà legalmente vincolante e che non lederà l'autonomia né la sovranità degli

stati firmatari.  Nel testo del CEPS si è dunque voluto sottolineare che proporre il Compact al parlamento italiano, come dichiarato dal ministro degli

Interni italiano Salvini (https://www.repubblica.it/politica/2018/11/28/news/migranti_onu_global_compact_governo_conte_matteo_salvini_giuseppe_contece),

non è necessario, dato che il patto è stato composto per essere deliberatamente flessibile a successive integrazioni e, soprattutto, dato che non prevede sanzioni.

Il GCI auspica l'apertura di nuove vie legali per i migranti, attraverso canali regolari quali concessioni di visti, corridoi umanitari e un più attento ascolto

delle richieste del mercato del lavoro. Come illustrato anche nella sezione relativa al Global Compact sul sito dell'Azione Esterna dell'Unione Europea,

il documento che verrà discusso a Marrakesh non promuove un “diritto umano alla migrazione”

(https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage_en/53761/Questions%20and%20Answersmigration) e del resto, osservano gli esperti

del CEPS, nessuno degli stati europei ha firmato la Convenzione Internazionale riguardo la Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei

Membri delle loro Famiglie (1990).

 

Si veda anche l'articolo Some EU governments leaving the UN Global Compact on Migration, di Sergio Carrera, Karel Lannoo, Marco Stefan, 

Lina Vosyliute (CEPS): https://www.ceps.eu/publications/some-eu-governments-leaving-un-global-compact-migration-contradiction-terms

International Convention on the Protection of the Rights of All Migrant Workers and Members of  their Families (pdf)

 

 

   

        Dipartimento di 

         studi umanistici

 

      Il sito del Corso di

   Cooperazione 2018

 

 

    Testi e bibliografie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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