L'Unione Europea si chiude

 

 

 

 

 

 

 

 

Erdogan e l'Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società

 

Analisi dei nuovi sviluppi (autunno 2016)

 

Gruppo 7

 

Giuseppe Nebbiai  warriors.nebbiai@libero.it

Maria Pietrella      maria.pietrella@yahoo.it

Mauro Meloni       mro.meloni@tiscali.it  (osservatore)

 

Maria Pietrella ha cominciato il suo lavoro studiando la Convenzione di Ginevra sui Rifugiati e i Trattati di Dublino, recentemente oggetto di

discussione a livello europeo; e analizzando poi le possibili evoluzioni della politica europea sul tema (vedi sotto).

 

Al lavoro hanno contribuito anche gli studenti del Gruppo sulle politiche europee, con questa analisi degli sviluppi futuri:

 

Sviluppi futuri


Cosa potrebbe accadere se l’accordo UE- Turchia dovesse saltare?
In seduta comune il Parlamento europeo si è riunito il 24 novembre 2016 a Strasburgo ed ha approvato, con una maggioranza di 471 voti, una risoluzione non

vincolante nella quale si chiede il congelamento dei negoziati con la Turchia per quanto concerne la sua ammissione nell’Unione europea (Cfr. il Sole 24 ore).

Questa decisione ha un carattere piuttosto simbolico, perché risponde alle dure misure repressive adottate dal governo turco dopo il fallito colpo di Stato

del 15 luglio scorso. La reazione di Ankara è stata immediata: il presidente turco ha minacciato di chiudere tutte le trattative in corso con l’Europa per

quanto concerne la gestione dei flussi migratori. “Se andate avanti, i cancelli della frontiera verranno aperti. Né io né il mio popolo subiremo gli effetti di questa minaccia. Non avrebbe importanza se tutti voi approvaste il voto (del Parlamento Europeo)”(Cfr.il Corriere della sera)

Queste sono state le dure parole di Erdogan, parole che l’Europa non può ignorare, poiché al momento non è ancora in grado di gestire un flusso di migranti

più intenso senza aver ancora concordato con tutti i paesi membri dell’Unione Europea una politica migratoria comune.

 

Il futuro dell’Europa: integrazione o divisione?


La crisi dei rifugiati costituisce oggi un problema esistenziale per l’Europa, ma si presenta nello stesso tempo come una grande opportunità (Cfr. l'Huffington Post).

Il modo in cui la crisi sarà affrontata in futuro, sarà fondamentale per comprendere il destino dell’Unione Europea per quanto riguarda il suo aspetto identitario, economico, demografico e culturale. L’Europa dovrà scegliere tra una gestione efficace dei flussi migratori, attraverso l’attuazione di una politica migratoria

comune che metta d’accordo tutti i 28 paesi dell’Unione Europea, oppure disintegrarsi.
Al momento l’Unione Europea si è rivelata assolutamente incapace di gestire questa crisi e di mantenere il suo impegno nel preservare i suoi ideali liberali.

Il vecchio continente è sempre più politicamente diviso, e se continuerà a chiudere le sue frontiere non sarà mai in grado in futuro di affrontare nuove emergenze

sociali che potrebbero emergere nei prossimi anni.

I Paesi europei dovranno concordare appena possibile l’applicazione di un modello di integrazione “inclusivo, capace di garantire coesione sociale”. L’Europa

dovrà puntare su due elementi per favorire l’integrazione: pluralismo culturale e partecipazione civica. Non occorre promuovere una politica che tende a

schiacciare e privare le minoranze etniche e religiose della loro libertà e dei loro diritti in nome del mantenimento dell’ordine pubblico, piuttosto favorire

l’assoluta e completa integrazione sociale di quest’ultimi in cambio del rispetto della democrazia e di tutte le norme che la sostanziano. Questo può avvenire

solo attraverso la semplificazione delle modalità di accesso in ogni paese membro dell’Unione Europea alla cittadinanza, favorendo i processi di partecipazione

civica del migrante attraverso una progressiva estensione del diritto di voto agli stranieri residenti nei paesi europei da molto tempo e infine attraverso la

demolizione di ogni discriminazione di razza e di religione per l’accesso al mondo del lavoro. In questo modo si potrà finalmente porre fine ad ogni forma di

segregazione sociale a cui ancora oggi, nel 2016, assistiamo nei paesi dichiaratamente liberal-democratici dell’Unione Europea e che han portato fino ad ora

solo a conflitti sociali e divisioni. Tutto ciò potrà costituire un importante contributo per la nascita di una vera società multiculturale in Europa e assicurarne

la sicurezza. (Cfr.Guolo, in Italianieuropei)

 

L' Agenda Europea sull’immigrazione 2016


Per prevenire ulteriori tragedie di migranti in mare l’Unione Europea sta provvedendo a fornire maggiori finanziamenti all’agenzia europea Frontex.

Questi incentivi saranno utilizzati sia per consentire a questa istituzione di poter salvare un numero sempre maggiore di vite umane, sia per avviare un

processo di risistemazione legale dei migranti e infine, per lo sviluppo di nuovi programmi economici atti ad aiutare i paesi di frontiera a gestire più

efficacemente i flussi migratori. L’Europa provvederà anche ad attivare nuove iniziative per rafforzare i sistemi di emergenza così da consentire una

ridistribuzione più equa dei richiedenti asilo tra i paesi membri dell’UE e intervenire direttamente e politicamente nelle aree di crisi da cui partono

i flussi migratori. Inoltre, verranno attivati nuovi Hotspot che permetteranno all’EASO (European Asylum Support Office), Frontex e l’Europol di

migliorare il processo di identificazione e registrazione dei richiedenti asilo e infine porre un freno alla rete illegale del traffico di esseri umani.
Quali saranno le priorità a lungo termine dell’Agenda Europea sull’immigrazione?


L’Agenda si basa su 4 pilastri:
1) ridurre gli incentivi per l’immigrazione irregolare, cercando di individuare le cause principali dietro questi flussi illegali;
2) salvare più vite umane e mettere in sicurezza le frontiere esterne all’UE;
3) sviluppare una politica comune per la gestione dei richiedenti asilo, avendo sempre come punto di riferimento il principio di solidarietà tra i paesi

    membri dell’Unione;
4) pianificare una nuova politica sull’immigrazione regolare: tenendo conto che ormai la società europea sta diventando sempre più vecchia,

    l’economia europea necessita di più giovani che entrino nel mercato del lavoro per rinforzare l’economia fortemente debilitata del vecchio continente .

 

Convenzione di Ginevra sui Rifugiati e i Trattati di Dublino (Maria Pietrella)

1. Dall’inizio del XX secolo si sono andati a definire degli strumenti di protezione internazionale al fine di tutelare coloro che fuggono dal proprio Paese

d’origine e di provenienza. In particolare, nel periodo tra le due guerre mondiali e nel secondo dopoguerra, il concetto di asilo entrò a far parte degli

strumenti internazionali, delle Costituzioni e delle leggi sugli stranieri in vari Stati del mondo. Si creò così una disciplina di tutela di una determinata

categoria di richiedenti asilo: i Rifugiati. Il diritto di asilo è sancito in primo luogo dall’art. 14 della Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948

“Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni”, ma parlando del diritto di “di cercare” e di “godere” dell’asilo

tale strumento non implica la possibilità di ottenerlo e quindi non vincola gli Stati a concederlo. In seguito risultò necessaria la creazione di un organismo

internazionale che si occupasse di rifugiati e nel dicembre del 1949 fu istituito l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) il cui

Statuto venne approvato nel 1950. Questo organismo si occupa di fornire protezione internazionale ai rifugiati e di cercare soluzioni permanenti alle loro

problematiche assistendo i governi nei rimpatri volontari o nell’integrazione alle comunità nazionali.  

2. Il primo documento a sancire una definizione di rifugiato è la Convenzione sullo status dei rifugiati adottata dalla Conferenza delle Nazioni Unite svoltasi

a Ginevra nel luglio del 1951 ed entrata in vigore il 22 aprile 1954. La Convenzione di Ginevra nasce per risolvere una situazione temporalmente e

geograficamente circoscritta. L’obiettivo era quello di affrontare il problema di soggetti costretti a fuggire da una determinata condizione storica, nel caso

di specie della Seconda Guerra Mondiale questo spiega perché l’art. 1 della Convenzione originariamente limitava il riconoscimento dello status di rifugiato

per eventi anteriori al gennaio 1951. Per la prima volta, con la Convenzione di Ginevra, vengono tracciati i confini della definizione di rifugiato, l’articolo

1a par. 2 della Convenzione  considera rifugiato “chiunque nel giustificato timore di essere perseguitato per la sua razza, religione, cittadinanza, appartenenza

ad un determinato gruppo sociale o politico, si trova fuori dallo Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o non vuole per timore domandare la protezione

dello Stato; oppure chiunque essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato,

non vuole tornarvi. L’accordo introduceva limiti geografici e temporali, la protezione era infatti concessa per le conseguenze degli avvenimenti in Europa nel

periodo 1 agosto 1914 e il 1 gennaio 1951. Tuttavia l’aumento degli spostamenti di popolazione a livello mondiale fece emergere la necessità di eliminare

questi due limiti, infatti il protocollo di New York del 1967 ovviò a questo problema sopprimendo la limitazione temporale della Convenzione per quanto

concerneva la limitazione geografica veniva affidata agli Stati la decisione di mantenerla o meno.

3. L’Italia ha ratificato il protocollo con legge n.95 del 1970, conservando fino al 1990 la riserva geografica, riconoscendo lo Status di rifugiato solo a persone

provenienti dall’Europa. Sebbene la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo proclamasse il diritto dell’individuo di chiedere e ottenere l’asilo, l’importanza per

gli Stati di preservare il proprio diritto sovrano di consentire l’ingresso nel proprio territorio determinò il mancato inserimento nella Convenzione sullo status

dei rifugiati di un diritto incondizionato dell’asilo, essa infatti non contiene alcun riferimento al diritto di asilo, si limita a stabilire il trattamento e il livello di

protezione del rifugiato cui sia tenuto lo Stato che ha deciso di accoglierlo sul proprio territorio ma non vincola lo Stato stesso all’accoglienza stabilisce una

specie di tutela indiretta: l’articolo 33 par.1 della Convenzione di Ginevra dispone infatti che “Nessun Stato in qualità di contraente espellerà o respingerà

in qualsiasi modo un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione,

della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”. Questa è la prima enunciazione del principio di non refoulement, che rappresenta

uno dei nodi centrali della tutela del rifugiato. Il divieto di respingimento sancito dall’art. 33 par.1, si applica infatti, non solo a coloro che sono già stati

riconosciuti come rifugiati, ma anche a coloro che hanno diritto al riconoscimento dello status non ancora accertato e quindi necessitano di una protezione

temporanea. Il divieto di non respingimento opera anche nei confronti di chi si sia introdotto illegalmente nel territorio dello Stato ed è vietato non solo verso

il paese di origine ma anche verso altri territori nei quali il rifugiato ritenga minacciata la propria vita o la propria libertà.

4. Si è visto come il sistema derivante dalla Convenzione di Ginevra abbia rappresentato un primo importante passo nella protezione del diritto di asilo ma anche

come allo stesso tempo, sia stata solo un punto di partenza, vista l’esigenza di colmare l’assenza di controlli sull’applicazione della Convenzione ed in particolare

del principio di non refoulement. Grande incidenza sulla Convenzione e sul divieto di refoulement hanno avuto alcune convenzioni regionali ed altre stipulate in

ambito ONU, la Convenzione dell’Organizzazione dell’Unità Africana del 1969 (OUA) oggi Unione Africana, la Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati adottata dall’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) nel 1984 che riprende la definizione di rifugiati e la estende alle persone che sono fuggite.

Negli anni ’90, dopo la caduta del muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda e l’aumento dei richiedenti asilo, si assiste ad un’accelerazione dei lavori delle

istituzioni dell’Unione Europea. Nel 1990 viene firmata la Convenzione di Shengen, che regolamenta la libera circolazione delle persone della UE, prevedendo la progressiva abolizione delle frontiere interne, il rafforzamento dei controlli delle frontiere esterne e la collaborazione fra forze di polizia per la lotta alla criminalità organizzata, ivi compresa l’immigrazione clandestina. In questa Convenzione si parla di determinazione di un Unico Stato responsabile per l’esame della domanda

di asilo per evitare che i richiedenti asilo ripetono la domanda in più Stati alla ricerca delle legislazione più favorevole, esame da assegnare a quello Stato che ha

la maggiore responsabilità per il suo ingresso nell’area UE.


5. La fattiva collaborazione e l’impegno degli Stati in ambito comunitario in materia di immigrazione e richiedenti asilo si avvia quindi con la motivazione di

contenere l’immigrazione illegale ed individuare le competenze nell’esame dei richiedenti asilo. Nel dicembre del 1986 il Consiglio Europeo di Londra crea

il "Comitato per l’immigrazione” che istituisce il CIREFI (Centre for information, discussion and Exchange on the crossing of frontiers and immigration) per monitorare i flussi migratori e le procedure di controllo con l’incarico di esaminare le “misure da intraprendere per giungere ad una politica comune e porre

fine al ricorso abusivo del diritto di asilo”. I lavori di questo gruppo portarono alla redazione della Convenzione sulla “Determinazione dello Stato competente

per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati Membri della Comunità Europea”, firmata a Dublino nel 1990. Primo atto normativo in cui

gli Stati si occupano specificatamente del diritto di asilo. Tale atto rappresenta un’importante spinta all’evoluzione della politica comunitaria in materia di asilo,

anche se poi di fatto si è dimostrato uno strumento che ha agito spesso scorrettamente e in maniera restrittiva.
L’obiettivo della Convenzione è quello di evitare che i richiedenti asilo si spostino di Stato in Stato in Europa alla ricerca del Paese che li accolga per esaminare

la loro richiesta (fenomeno chiamato dei “rifugiati in orbita”), e di impedire che la stessa persona richieda asilo in più Paesi della Unione Europea (fenomeno

chiamato "asylum shopping"). La Convenzione introduce la “regola della possibilità unica” di esame della richiesta in un solo degli Stati Membri, secondo il

principio del Paese di primo arrivo (cioè quello che rilascia il visto, o il permesso di soggiorno o quello da cui la persona è entrata irregolarmente) e con criteri

comuni condivisi per evitare che uno stato possa essere ritenuto più idoneo di un altro.


6. Questa Convenzione entra però in vigore nel settembre del 1997, dopo l’adozione di importanti atti comunitari, come il Trattato di Maastricht e il

Trattato di Amsterdam, e viene applicata dopo l’emanazione del conseguente Regolamento di Dublino II nel 2003.
Il Regolamento di Dublino II (Reg. 342/2003) e l’applicativo regolamento 1560/2003 rendono operativa la Convenzione di Dublino e stabiliscono i criteri e i

meccanismi per la determinazione dello Stato responsabile per l’esame della domanda di asilo. Qui emerge l’interesse degli Stati Membri a discapito della

libertà del richiedente diritto di asilo che non può scegliere in quale Stato migrare, e ne restringe il diritto di asilo. Questo regolamento, criticato molte volte

per l’inapplicabilità è stato aggiornato e rivisto con il recente Regolamento 604/2013 detto Dublino III, entrato in vigore 1 gennaio 2014, che ne ha lasciato

invariati gli obiettivi e molti dei punti già delineati. Le modifiche riguardano una maggiore attenzione ai diritti dei minori, nell’obbligo di considerare sempre

prioritario il miglior interesse per loro, la fattiva possibilità di un ricorso contro la decisione di trasferimento, la previsione di divieto di trasferire un richiedente

se vi sono fondati motivi per ritenere che nello Stato Membro di accoglienza possa rischiare trattamenti inumani o degradanti, e un dichiarato maggior rispetto

nei confronti della persona richiedente asilo prevedendo l’obbligo di colloquio personale prima della decisione di trasferimento e lo scambio di informazioni

sanitarie per garantire adeguata assistenza.

La politica dell'Unione Europea in materia di asilo 

Il 20 luglio 2015 il Consiglio Europeo ha raggiunto un accordo alla luce della pressione migratoria registrata in Italia e Grecia per la ricollocazione di circa 40.000 asilanti dell’Italia e della Grecia nei vari  Stati membri. Il meccanismo obbligatorio di distribuzione per quote inizialmente ipotizzate dalla Commissione è stato sostituito da un sistema di adesione volontaria degli Stati stessi, che si occuperanno anche di determinare l’ammontare delle quote; per esempio l’Austria ha

imposto un tetto giornaliero di 3.200 migranti provenienti dal Medio Oriente, di cui solo 80 avranno la possibilità di chiedere asilo.  Nella stessa circostanza,

l'Unione europea L’Europa ha inoltre richiesto che venissero istituiti degli hotspot in  Italia e in Grecia: 11 centri che provvedessero all’identificazione e al fotosegnalamento dei migranti con la collaborazione dei funzionari Easo, Frontex e Europol.

Già dal gennaio e febbraio del 2016 alcuni paesi del Nord Europa, tra i quali Danimarca e Svezia, a causa dell’eccessivo numero di richiedenti asilo in arrivo

sui loro territori, hanno avviato politiche di rimpatri forzati, espulsioni graduali e confisca dei beni dei migranti fino ad importi pari a 1350 euro; tali decisioni sono

state inoltre accompagnate da continue minacce di sospensione di Schengen. Da una nota del Consiglio Europeo datata 18 e 19 febbraio 2016 si evince comunque

la volontà di rispondere alla crisi migratoria in atto, contenendo i flussi in arrivo, proteggendo le frontiere interne e salvaguardando l’integrità dello spazio

Schengen; ricorrendo agli interventi della Nato che fornisce assistenza nelle attività di ricognizione, controllo e sorveglianza degli attraversamenti illegali nel

Mar Egeo.M

Rimane il fatto che il sistema di Dublino (I°, II°, III°), in cui si stabilisce che ciascun migrante debba fare richiesta di asilo al primo paese dell’Unione europea

nel quale arriva, continuerà ad essere applicato con rigidità: il che porterà ad avere una concentrazione delle richieste di asilo in Italia e in Grecia in quanto primi

paesi d’accesso all’Europa. La riforma positiva del sistema di accoglienza rischia di essere troppo lenta e discontinua rispetto ai processi migratori in atto: che

poi altro non sono che le conseguenze dei comportamenti politici ed economici dell'Europa stessa, che ha responsabilità storiche nei confronti proprio dei paesi

da cui fuggono i rifugiati di oggi.

Ci sono due opzioni presentate dalla Commissione Europea per rottamare il regolamento di Dublino o comunque modificarlo, ma non state ancora concordate

con gli Stati membri, né con il Parlamento. Una prima opzione dovrebbe aggiungere un “meccanismo di equità correttiva” che trasferirebbe i richiedenti asilo

degli stati di prima linea ad altri stati. Una seconda modifica riguarderebbe la creazione di un nuovo sistema altro da quello di Dublino, che non terrebbe più

conto del paese in cui i migranti arrivano nel territorio della Ue, ma li distribuirebbe in tutta l’Europa in base ad un sistema di ripartizione tra gli Stati membri,

in base alla loro ricchezza e “capacità di assorbimento”.  Le proposte della Commissione sembrano voler scardinare lo stato attuale, nonostante alcuni

governi non vogliano alcun cambiamento.

 

Proposte di riforma del sistema europeo comune di asilo

Nel 4 maggio scorso la Commissione europea ha presentato una serie di proposte di riforma del sistema europeo comune di asilo volto ad introdurre un sistema

di distribuzione delle domande di asilo tra gli stati membri più equo, più efficiente e sostenibile.

Tra i nuovi elementi figurano:

  • Un principio più equo basato sulla solidarietà: i richiedenti asilo devono presentare domanda di asilo nel primo paese di ingresso, salvo che non abbiano   familiari lia in un altro paese, con un nuovo meccanismo per assicurare che nessuno degli Stati membri si ritrovi con un’eccessiva pressione di rifugiati.             Se un paese sta accogliendo un numero sproporzionato di persone (oltre il 150% della quota di riferimento, definita in base alle dimensioni ed alla ricchezza     del paese) tutti i richiedenti asilo nel paese in questione, indipendentemente dalla nazionalità, dopo una verifica di ammissibilità della domanda presentata saranno ricollocati in tutta l’Ue finché il numero di domande non sarà ridisceso al di sotto di quel livello. Uno stato membro avrà anche la possibilità di non partecipare temporaneamente al ricollocamento. In tal caso  dovrà  versare  un contributo  di  250.000 euro  allo stato membro in cui  è  ricollocato  il  richiedente  del  quale  sarebbe stato responsabile  ai  sensi  del meccanismo di equità, che terrà conto anche degli sforzi compiuti da uno stato membro            per reinsediare persone bisognose di protezione internazionale direttamente da un paese terzo.
  • Un sistema più efficiente, che preveda termini più brevi per l’invio delle richieste di trasferimento, per il ricevimento delle risposte, l’esecuzione dei  trasferimenti di responsabilità;
  • Scoraggiare abusi e movimenti secondari: con obblighi giuridici più chiari per i richiedenti asilo;
  • Proteggere gli interessi dei richiedenti asilo: con maggiori garanzie per i minori non accompagnati e un ampliamento equilibrato nella definizione di familiari;
  • Rafforzare il sistema Eurodac: Per sostenere l’attuazione pratica del sistema Dublino, la Commissione propone anche di adeguare e rafforzare il sistema Eurodac, espanderne le finalità, agevolando i rimpatri e contribuendo a combattere la migrazione irregolare. La proposta amplierà il campo di intervento          del regolamento Eurodac per includere la possibilità per gli Stati membri di salvare e consultare dati di cittadini di paesi terzi o di apolidi che richiedono protezione internazionale e il cui soggiorno irregolare nell’Ue viene scoperto, affinché possano essere identificati ai fini di riammissione. Permetterà inoltre    agli Stati membri di salvare più dati personali quali nomi, data di nascita, nazionalità, particolari sull’identità o documenti di viaggio e immagini dei volti delle persone. L’aumento delle informazioni nel sistema permetterà alle autorità di immigrazione e asilo identificare facilmente un cittadino irregolare di un paese richiedente asilo senza dover richiedere informazioni ad un altro Stato membro separatamente, come avviene ora.
  • Istituire un’Agenzia dell’Unione Europea per l’asilo:  la proposta, trasformare l’attuale ufficio europeo di sostegno per l’asilo in una vera agenzia dell’Unione Europea per l’asilo, con mandato rafforzato e funzioni notevolmente ampliate per  affrontare le carenze strutturali che dovessero emergere nell’applicazione    del diritto di asilo dell’UE. Uno dei principali compiti dell’Agenzia consisterà nell’avvalersi delle quote di riferimento al fine di applicare il meccanismo di    equità, quadro del nuovo sistema di Dublino. L’Agenzia sarà anche incaricata di garantire una maggiore convergenza nella valutazione delle domande di protezione internazionale nell’intera Unione, rafforzando la cooperazione pratica e lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e le norme operate in     materia di asilo, condizioni di accoglienza e  esigenze di protezione.
  • Arrivare ad un Trattato di Dublino IV. In uno degli ultimi interventi al Parlamento Europeo Angela Merkel e Francois Hollande hanno evidenziato che è   arrivato il momento di superare l'attuale Trattato di Dublino e che le circostanze per farlo richiedono un'Europa più coesa. Probabilmente potrebbe nascere        il IV Regolamento di Dublino; oppure la norma potrebbe essere scavalcata da una nuovo accordo internazionale. Saranno le prossime decisioni istituzionali        a fare la differenza.

 

 

 

   

        Dipartimento di 

         studi umanistici

 

     Il sito del Corso di Cooperazione 2016

 

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