Manifestazione dei rifugiati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'arrivo degli albanesi in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Migranti o richiedenti asilo?

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società 2016/2017

 

Rifugiati / migranti

 

Il rifugiato è una persona costretta a fuggire dal proprio paese a causa delle persecuzioni subite o di uno stato di violenza generalizzato.

La definizione più ampiamente utilizzata per indicare chi è un rifugiato è contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951, che descrive

come rifugiato colui che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un

determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di

questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese”. La Convenzione di Ginevra è stata firmata da 147 Stati.

 

Il rifugiato è dunque una persona costretta a lasciare il proprio paese di origine e a chiedere protezione in un paese straniero. E’ proprio questa la caratteristica

che contraddistingue il rifugiato rispetto al migrante economico. Mentre quest’ultimo sceglie liberamente di lasciare il proprio Paese in cerca di un futuro migliore

dal punto di vista economico, sociale o culturale, il rifugiato è forzato a farlo. Non ha alcuna scelta. Abbandonare il proprio Paese è l’unico modo in cui può salvare

la propria vita o libertà.

In Italia il diritto di asilo, e di chiedere protezione, è garantito anche dall’art.10 comma 3 della Costituzione italiana:

“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel

territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

Quest’articolo costituzionale in 69 anni non ha ancora trovato una traduzione normativa.

 

Quanti sono i rifugiati?

    

L’intera Europa accoglie circa 1 milione 700 mila rifugiati, un numero simile a quello presente nel solo Pakistan.

Questa la situazione nei principali paesi europei:

                      

       Paese          Numero rifugiati     Incidenza sul totale popolazione

Malta
    9.906

                     2,35%

Svezia
114.175

1,19%

Austria
55.598

0,66%

Svizzera
52.464

0,65%

Olanda
74.707

0,45%

Francia
232.487

0,35%

Danimarca
13.170

0,24%

Belgio
25.633

0,23%

Germania

187.567

0,23%

Regno Unito
126.055

0,20%

Italia
78.061

0,13%

Spagna
4.637

0,01%

 

 

 

Dall'inizio del 2016, 266.026 migranti o rifugiati sono giunti in Europa via mare, in Italia (101.507) e in Grecia (162.015) in particolare.

Nello stesso periodo, almeno 4.027 persone hanno perso la vita in mare mentre cercavano di giungere l’Europa.

(Cfr. anche ultimi dati Eurostat , il sito dell'Asylum Information Database e l'ultimo Rapporto trimestrale sull'Asilo)

 

 

I migranti

 

Nell’età moderna e contemporanea i flussi migratori, guidati prima dal colonialismo e successivamente dagli sviluppi della rivoluzione industriale, si sono

intensificati in direzione Nord-Sud del mondo e verso l’occidente. Negli ultimi decenni del secolo scorso questo movimento ha assunto nuove dimensioni e

prospettive, invertendo la propria direzione e interessando in particolare le aree del Nord del pianeta, trasformate da paesi di emigrazione in mete di destinazione

per milioni di persone appartenenti alle aree più povere della terra e attratte da prospettive di cambiamento. All’origine di questi spostamenti sono, infatti, le

condizioni di povertà, i conflitti armati, il razzismo nel paese di origine, ma anche le discriminazioni, l’assenza di democrazia e violazioni dei diritti civili e politici.

La grande vicenda delle migrazioni del ‘900 ha moventi di tipo economico o politico con caratteri di volontarietà più o meno effettiva, da non confondere con altri

tipi di movimenti di popolazione come invasioni, conquiste, colonizzazioni…Le migrazioni di tipo economico sono quelle più consistenti e consentono di elaborare un discorso sulle cause delle migrazioni e sulle loro conseguenze (soprattutto creazione di società multi e interculturali). E’ inevitabile partire dalle grandi migrazioni transoceaniche di fine/inizio secolo. Tra il 1890 e il 1914 si assiste ad un massiccio flusso migratorio che coinvolge i Paesi dell’Europa mediterranea ed orientale.

Questa ondata migratoria deve essere compresa dentro il processo più ampio della rivoluzione industriale e della sua diffusione. La crisi agraria europea che ebbe

inizio negli anni ’70 svolge un ruolo scatenante, mentre la riduzione delle barriere legali, e la riduzione dei costi di trasporto facilitano la realizzazione del progetto di emigrare. Gli USA (e in genere il continente americano) costituiscono il grande fattore d’attrazione per gli immigrati europei, date le enormi estensioni di terra disponibili, le leggi agrarie assai liberali, un’industria in rapida crescita e possibilità di impiego in continua espansione. Un flusso migratorio importante fu quello che riguardò gli ebrei dell’Europa orientale. Ne emigrarono un milione e mezzo tra il 1880 e il 1914 verso gli USA, mentre mezzo milione raggiunse Sudamerica, Canada, Europa, Palestina.

In Europa – 508 milioni di abitanti – oggi vivono 64 milioni di immigrati che rappresentano l’8,8% della popolazione; 53 milioni vivono in Asia e costituiscono l’1,4% della popolazione asiatica; 45 milioni vivono negli Stati Uniti, pari al 13,5% della popolazione.

In tempi recenti il processo di globalizzazione ha determinato una femminilizzazione della composizione dei flussi migratori: le donne costituiscono la metà dei

migranti internazionali.

La Banca mondiale ha stimato che nel 2007 i lavoratori migranti provenienti da paesi in via di sviluppo hanno inviato, attraverso canali ufficiali, rimesse per più

di 240 miliardi di dollari. Se si considerano anche i canali informali, la cifra aumenta vertiginosamente.

Per concludere, occorre accennare al tema generale dell'influsso esercitato dalle masse immigrate sul paese d'accoglimento e, viceversa, dalla cultura di questo sul paese d'origine.

     

I flussi migratori di fine Novecento

 

Immigrato e rifugiato

Che ruolo ha l’identità nel differenziare l'immigrato dal rifugiato? Innanzi tutto l’immigrato, ossia colui che per bisogno o per altri motivi ugualmente importanti,

come una migliore qualità di vita, l'interesse culturale, o magari l’amore, lascia il proprio paese, accetta di mettere in crisi la propria identità: anzi, a volte questa

sfida diventa una spinta all’emigrazione.

Il richiedente asilo è del tutto diverso da questo punto di vista, perché al contrario dell’immigrato afferma la propria identità e ne richiede il riconoscimento,

altrimenti non ottiene l’asilo politico. Il rifugiato non nasconde la sua identità, cosa che invece l’immigrato può voler fare se conosce bene la lingua e la cultura

del paese di accoglienza.

Il rifugiato, in termini più astratti,  è qualcuno che ha affermato la sua identità contro l’identità egemone nel suo paese, e quindi porta con sé questa identità trasgressiva e vuole che gli sia riconosciuta; lo scopo del suo viaggio, il suo obiettivo, la sua speranza di salvezza è quella che la sua identità venga riconosciuta

e pertanto è interessato a documentarla.

 

 

    

        Dipartimento di 

         studi umanistici

 

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