Gruppo di lavoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Centro di accoglienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società 2018/2019

 

Laboratorio: temi e gruppi di lavoro

 

Il Corso prevede un Laboratorio di analisi (14 ore) sui temi proposti a lezione: gli studenti, organizzati in diversi Gruppi

di lavoro, analizzeranno - anche con l'aiuto di rassegne stampa, video e siti web - i temi della società multiculturale, dell'identità

migrante, dei pregiudizi che ne deformano l'immagine presso l'opinione pubblica; ma anche delle controverse politiche italiane

ed europee, nel drammatico quadro geo-politico degli ultimi anni.

                                                             

Gruppi di lavoro:

 

Gruppo 1: Analisi dell'immigrazione in Italia

                       

                                                                      
Gruppo 2: Analisi dell'identità migrante e dei ruolo dei media

 

Gruppo 3: Analisi dell'immigrazione in Europa


                                                                                             

 

Analisi dell'immigrazione in Italia

 

Gruppo 1

Viviana Saponara               viviana.saponara@libero.it

Davide Galimberti             dav.galimberti@stud.uniroma3.it

Leonardo Rossetti             leoross95@gmail.com

Serena Colantoni               serenacolantoni12@gmail.com

Mariarita Marta Piraino   mar.piraino@stud.uniroma3.it

Alessandro Mereu             mereuale123@gmail.com

 

Analisi della legislazione italiana

 

1) La legge Foschi e la legge Martelli  (Viviana Saponara)

L’Italia è stata fino alla seconda metà del secolo scorso più terra di emigrazione che di immigrazione e pertanto, anche dal punto di vista legislativo, sul

tema degli stranieri, il nostro paese produsse delle risposte molto deboli e tardive rispetto al resto d’Europa, se pensiamo al fatto che nel 1990 la questione

era ancora regolata dal Testo unico di pubblica sicurezza, concepito durante il fascismo.

Fino al 1989, la nostra penisola rappresentava solo un Paese di resettlement, ovvero un luogo di transizione dove gli immigrati potevano sostare per un

periodo di tempo limitato in vista di un re-insediamento nei paesi d’oltreoceano, soprattutto Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda, che ritenevano

l’Italia troppo debole economicamente per far fronte alle spese di un’adeguata politica migratoria. Inoltre, alla convenzione di Ginevra del 1951, che tutela

i cosiddetti rifugiati, intesi come ‘perseguitati per ragioni di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare gruppo sociale o per opinioni politiche’

(art. 1 A n. 2), potevano essere applicate delle restrizioni, tra cui la cosiddetta ‘limitazione geografica’, di cui si avvalse il nostro Paese e in virtù della quale

solo gli stranieri di provenienza europea potevano richiedere asilo allo Stato italiano.

I richiedenti asilo provenivano per lo più dai paesi del blocco sovietico: coloro che fuggivano dal comunismo, infatti, manifestavano con la fuga il loro dissenso

al regime (il cosiddetto ‘voto con i piedi’) e perciò trovavano buona accoglienza anche nei paesi sotto la sfera d’influenza americana per motivi strettamente

politici. Queste misure così esclusive, tuttavia, finirono per alimentare la clandestinità nella nostra penisola, da cui scaturirono sentimenti di intolleranza ed odio.

Nel 1975 l’Italia aveva firmato alla convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), secondo cui i paesi di accoglienza dovevano garantire

ai migranti i diritti fondamentali, tra cui quello al lavoro e al ricongiungimento famigliare, trasformati in norme con la legge 943 del 30 dicembre 1986, o

Legge Foschi. Quest’ultima riconosceva pari uguaglianza tra i lavoratori stranieri e quelli italiani e cercò di legalizzare la presenza straniera sul suolo nazionale, nonostante in quell’occasione solo 120.000 migranti furono regolarizzati. Si cominciò inoltre, seppure in maniera molto sporadica, ad abituare l’opinione pubblica

al concetto di diversità: la RAI, ad esempio, avviò un programma settimanale, ‘Non solo nero’, in cui si dava voce agli immigrati, e proprio in questa

trasmissione fece la sua comparsa Jerry Masslo, un rifugiato di origini sudafricane destinato, a sue spese, a creare una coscienza nazionale sull’urgenza

del fenomeno. Jerry Masslo, infatti, venne assassinato nel luglio 1989 da una banda di criminali a Villa Literno, in provincia di Caserta, dove lavorava nella

raccolta stagionale dei pomodori (https://www.youtube.com/watch?v=O9h70QUiGto, min. 15). Fu un vero e proprio atto di razzismo e l’opinione pubblica ne fu altamente scossa.

Dopo questa incresciosa tragedia, decine di migliaia di persone, italiani e non, scesero nelle piazze, in quella che viene ricordata come la più grande manifestazione

sui diritti degli immigrati, chiedendo per essi il permesso di soggiorno. Claudio Martelli, allora vicepresidente del Consiglio dei Ministri, ricorse ad un decreto

legge, e fu così che nel marzo 1990 entrò in vigore la legge 39, meglio conosciuta come legge Martelli che, al contrario della legge Foschi, si rivolgeva a tutti i

migranti e non solo agli immigrati lavoratori. Per la prima volta, inoltre, si parlava di asilo politico e venne anche abolita la limitazione geografica prevista

dalla Convenzione di Ginevra. Il problema dell’immigrazione in quegli anni, infatti, era sentito sempre con più urgenza sia a causa dell’incremento dei flussi

migratori nel Paese, sia a causa dei sempre più frequenti episodi di insofferenza verso il fenomeno stesso, sintomo di un’inadeguatezza della legislazione

corrente in materia. Tuttavia, l’urgenza era dettata soprattutto dalla necessità dell’Italia di entrare nell’accordo di Schengen, che costrinse il paese a mettersi

al passo con le politiche migratorie degli altri membri della comunità europea.

Fonti:

Christopher Hein, “Rifugiati: vent’anni di storia del diritto d’asilo in Italia”, Donzelli Editore.

Aa.Vv., “Oltre i confini: Studi in onore di Giuseppe Burgio”, Sapienza Università Editrice.

Aa.Vv., “Il diritto dell’immigrazione”, Mucchi Editore.

 

 

3) La legge Turco-Napolitano  ( Davide Galimberti) 

Gli anni ’90 rappresentano un periodo particolare per la storia italiana, in quanto, in particolare dal 1993, per la prima volta il saldo naturale risulta negativo,

colmato solamente grazie al contributo migratorio (il 1991 segna la prima grande immigrazione di massa, proveniente dalla vicina Albania). Per questi motivi

il 6 marzo 1998, sulla scia della precedente legge Martelli e con lo scopo di svilupparne più sistematicamente alcuni aspetti, viene varata la legge n.40, passata

alla storia come Legge Turco-Napolitano, dai suoi promotori, all’epoca rispettivamente  Ministro per la solidarietà sociale e Ministro dell’Interno. Già la legge Martelli aveva affrontato, per la prima volta nella storia legislativa italiana, il tema della regolarizzazione dei flussi migratori all’interno del nostro Paese, ancora tuttavia all’interno di un quadro emergenziale: la legge 40/98, inserendo per la prima volta nel discorso pubblico e legislativo italiano l’elemento strutturale del fenomeno migratorio, perfeziona alcuni punti della legge 39/90: rispetto alle precedenti disposizioni legislative, ad esempio, vengono delineati più puntualmente

i diritti e doveri degli stranieri (art.2), ponendo particolare attenzione alla necessità per gli stessi di essere in possesso di regolari documenti, in particolare il

permesso di soggiorno (per questioni di lavoro, di studio o familiari), da richiedere secondo precise direttive stabilite dalla legge e concesso solo agli stranieri

giunti in Italia attraverso valichi predisposti: secondo la stessa logica vengono adottate delle misure per scoraggiare l’immigrazione clandestina, attraverso gli strumenti del respingimento alla frontiera e dell’espulsione amministrativa. A riguardo, nella parte conclusiva della legge, si predispone la creazione di Centri

di Permanenza Temporanea, all’interno dei quali vengono sistemati gli stranieri privi di regolare permesso di soggiorno per un periodo di 30 giorni, prorogabile

fino ad un massimo di 18 mesi, in attesa del rimpatrio. Si richiede necessario rivedere anche le norme in merito alle questioni dell’asilo e della protezione,

garantendo ai richiedenti un permesso speciale di soggiorno e l’impossibilità di espulsione se da ciò possa derivare nocumento: in particolar modo non possono

essere allontanati i minori, le donne in gravidanza, i parenti fino al quarto grado. Alle esigenze umanitarie sono accordate misure di accoglienza straordinarie.

Un’ importante novità introdotta dalla legge è il sistema delle quote, ideato per ridistribuire la manodopera straniera nell’ambito del lavoro subordinato.

Per ciò che concerne il sistema del welfare, l’assistenza sanitaria viene estesa anche agli stranieri desiderosi di giungere in Italia per usufruire delle cure

mediche, mentre il diritto all’istruzione ed alle attività professionali è affrontato a partire dall’art.35 in poi.

In ultima analisi, la Turco-Napolitano rappresenta la prima legge completa in tema di immigrazione, attribuendo al fenomeno una dimensione strutturale e

cercando di trattarlo di conseguenza: per gli stranieri regolari viene proposto un sistema concreto di integrazione, mentre viene scoraggiata l’immigrazione

irregolare, inasprendo le pene per i reati del traffico umano e del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per i quali è previsto il carcere, oltre alle

sanzioni pecuniarie.

 

4) La legge Bossi–Fini (Alessandro Mereu)

La legge n.189 del 30 luglio 2002 fu approvata dal Parlamento italiano durante la XIV Legislatura (col secondo governo Berlusconi). Prese il nome dai primi

firmatari, Gianfranco Fini, al tempo leader di Alleanza Nazionale, e Umberto Bossi della Lega Nord, che erano allora vicepresidente del Consiglio dei ministri

e ministro per le Riforme istituzionali e la Devoluzione. La legge modificava le norme già esistenti in materia di immigrazione e asilo, cioè il “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, un decreto del luglio 1998. La Bossi-Fini inoltre cambiava e

integrava una modifica precedente, la cosiddetta Turco-Napolitano, legge n.40 del 6 marzo 1998 confluita poi nel Testo Unico.

La Bossi-Fini entrò in vigore il 10 settembre del 2002. Oltre all’inasprimento delle pene per i trafficanti di esseri umani in violazione della legge; a una sanatoria

per colf, assistenti ad anziani, malati e portatori di handicap; all’uso delle navi della Marina Militare per contrastare il traffico di clandestini; al rilascio di

permessi di soggiorno speciali e relativi al diritto di asilo; le principali e più discusse modifiche introdotte dalla Bossi-Fini furono:

  • Ingresso
    Può entrare in Italia solo chi è già in possesso di un contratto di lavoro che gli consenta il mantenimento economico. La presentazione di documentazione falsa      comporta l’inammissibilità della domanda e una serie di responsabilità penali.
  • Permesso di soggiorno 
    Viene concesso solo a chi possiede un contratto di lavoro: dura due anni per i rapporti a tempo indeterminato (prima erano tre), un anno negli altri casi.             Se nel  frattempo la persona diventa disoccupata dovrà rientrare in patria. La legge aveva inoltre aumentato da cinque a sei gli anni necessari di soggiorno in Italia   per  ottenere la carta di soggiorno (che permette la permanenza a tempo indeterminato): successivamente e a seguito del recepimento di una direttiva europea, sono stati riportati a cinque.
  • Impronte digitali 
    Per le persone che chiedono il permesso di soggiorno, ma anche per chi ne chiede il rinnovo, la legge ha introdotto l’obbligo di rilevamento e registrazione      delle impronte digitali.
  • Espulsioni di irregolari e clandestini
    Come la legge Turco-Napolitano, anche la Bossi-Fini prevede che le persone senza permesso di soggiorno ma con un documento di identità (irregolari)    vengano  espulse per via amministrativa, cioè dal prefetto della Provincia dove vengono rintracciate. L’espulsione deve essere eseguita immediatamente        con   “l’accompagnamento alla frontiera” da parte della forza pubblica. Se la persona è anche senza documenti di identità (clandestino) verrà portata in        quelli che prima si chiamavano Centri di Permanenza Temporanea (CPT) poi definiti Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) per 60 giorni (la Turco-Napolitano ne  prevedeva trenta) durante i quali si svolgeranno le pratiche per l’identificazione. Nel caso non venga identificato al clandestino verrà ordinato     di lasciare l’Italia entro tre giorni (prima erano quindici). Lo straniero espulso che rientra senza permesso commette un reato e viene detenuto    in carcere.
  • Ricongiungimenti familiari
    Il cittadino extracomunitario in regola con i permessi, può chiedere di essere raggiunto dal coniuge, dal figlio minore o dai figli maggiorenni purché a carico e a   condizione che non possano provvedere al proprio sostentamento. Ricongiungimenti sono previsti anche per i genitori degli extracomunitari a condizione che      abbiano compiuto i 65 anni e che nessun altro figlio possa provvedere al loro sostentamento.
  • Falsi matrimoni
    La legge prevede che il permesso di soggiorno venga revocato se ottenuto attraverso un matrimonio con un cittadino o una cittadina italiana o con uno straniero regolarizzato a cui non sia seguita un’effettiva convivenza. A questa norma c’è un’eccezione, se dal matrimonio sono comunque nati dei figli.
  • Respingimenti
    La legge ammette i respingimenti al paese di origine in acque extraterritoriali, in base ad accordi bilaterali fra l’Italia e altri paesi (ad esempio quello con la Libia di Gheddafi nel gennaio 2009), che impegnano le polizie a cooperare per prevenire l’immigrazione clandestina. L’obiettivo era quello di fare in modo che i barconi non potessero attraccare sul suolo italiano e che l’identificazione degli aventi diritto all’asilo politico o a prestazioni di cure mediche e assistenza avvenisse direttamente in mare. Per questo motivo spesso i migranti si buttano in mare dai barconi provando ad arrivare a riva a nuoto.  https://www.ilpost.it/2013/10/04/leggebossifini/

Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo

Legge 30 luglio 2002, n. 189

(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 199 del 26 agosto 2002 - Suppl. ord.)

http://www.camera.it/parlam/leggi/02189l.htm

 

5) I pacchetti di sicurezza del biennio 2008-2009

Il 'Pacchetto Sicurezza' è stato presentato il 21 maggio 2008 dal ministro dell'Interno Maroni nel corso di una conferenza stampa che ha fatto seguito al

primo Consiglio dei ministri del IV Governo Berlusconi riunito, in via straordinaria, nella prefettura di Napoli.

Le misure contenute nel Pacchetto sicurezza comprendono: un decreto legge, due disegni di legge, tre decreti legislativi.

Decreto legge

Il decreto legge 23 maggio 2008, n. 92, misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, è stato approvato in via definitiva al Senato il 23 luglio 2008.

Il provvedimento, convertito con legge 24 luglio 2008, n. 125, consentirà, secondo quanto dichiarato dal ministro Maroni, «un contrasto più efficace

dell’immigrazione clandestina, una maggiore prevenzione della microcriminalità diffusa, attraverso il coinvolgimento dei sindaci nel controllo del territorio,

e una più incisiva lotta alla mafia, grazie alla norma che prevede l’aggressione ai patrimoni dei boss».

In particolare, l'articolo 7-bis del decreto legge 92/2008, ha permesso la realizzazione del 'Piano per l'impiego del personale delle Forze Armate nel

controllo del territorio' con il quale, a partire dal 4 agosto 2008, sono stati impiegati uomini dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica Militare e

dell'Arma dei Carabinieri in compiti di vigilanza di siti istituzionali e obiettivi sensibili e nel presidio del territorio.

A seguito della strage del 18 settembre 2008 a Castel Volturno, sono stati inviati in Campania quattrocento uomini delle forze dell’ordine e a questi

si sono aggiunti, successivamente, cinquecento paracadutisti della Folgore, grazie al decreto legge 2 ottobre 2008, n. 151, convertito poi con legge 28

novembre 2008, n. 186.

L'impiego delle 4.250 unità di personale militare è stato prorogato per altri due semestri dal decreto firmato il 3 agosto 2009 dal ministro dell'Interno

Roberto Maroni e dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. La presenza dei militari è stata confermata nelle province di Bari, Caserta, Catania,

Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Verona ed estesa a quelle di Bergamo, Bologna, Firenze, Foggia, Genova, Messina, Piacenza, Pordenone,

Prato, Rimini, Treviso, Venezia e Vercelli.

I poteri dei sindaci sono stati ampliati grazie al decreto del ministro Maroni firmato il 5 agosto 2008. I sindaci possono ora intervenire a tutela

dell’incolumità pubblica e della sicurezza urbana e gestire le attività di prevenzione e contrasto. Toccherà a loro stabilire, secondo le esigenze di ciascun

territorio, i provvedimenti specifici da adottare.

Disegni di legge

I due disegni di legge hanno completato l'iter parlamentare e sono leggi in vigore:

  • Disposizioni in materia di sicurezza pubblica (Legge 15 luglio 2009, n. 94 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 luglio 2009). Il provvedimento,                        
  • in vigore dall'8 agosto 2009, individua cinque macro aree di intervento: immigrazione clandestina, criminalità organizzata, criminalità diffusa,                         
  • sicurezza stradale e decoro urbano.
  • Una sintesi dei provvedimenti. Con l'entrata in vigore di questa legge, è andato in pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale anche il decreto del                       
  • ministro dell'Interno che regolamenta le associazioni di osservatori volontari, cittadini che potranno prestare attività di volontariato, gratuita e                      
  • senza fini di lucro, con finalità di solidarietà sociale nell'ambito della sicurezza urbana. L'iter della legge ha visto un primo via libera al Senato,                             
  • poi è passato alla Camera (13 maggio 2009) che ha approvato tre emendamenti confermando la fiducia al Governo. Il disegno di legge è poi tornato                     
  • al voto dell'aula di Montecitorio (14 maggio 2009) e al Senato (2 luglio 2009) per il sì definitivo.
  • Adesione dell'Italia al Trattato di Prüm. Ha lo scopo di rafforzare la cooperazione di polizia in materia di lotta al terrorismo, alla criminalità transfrontaliera         
  • e all'immigrazione clandestina. Prevede disposizioni per lo scambio di dati relativi a DNA e impronte digitali, di informazioni su persone inquisite, su        
  • autoveicoli e proprietari; rende possibile l'impiego di sky marshall a bordo di aerei e contiene disposizioni sui rimpatri congiunti, sulla falsificazione di     
  • documenti e sui pattugliamenti congiunti di frontiera.

Sottoscritto il 27 maggio 2005 da sette Stati membri dell'Unione Europea (Germania, Spagna, Francia, Austria, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), è stato

ratificato dal Senato il 24 giugno 2009 ed è entrato in vigore con la pubblicazione della Legge 30 giugno 2009, n. 85 nella Gazzetta ufficiale del 13 luglio 2009.

Decreti Legislativi

I tre decreti legislativi riguardano le seguenti materie:

  • Ricongiungimenti familiari dei cittadini stranieri, con restrizioni che prevedono l’esame del DNA per l'accertamento della parentela. Il decreto è stato approvato   in via definitiva e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 ottobre 2008. Decreto legislativo 3 ottobre 2008, n. 160
  • Riconoscimento dello status di rifugiato, con misure che perseguono chi approfitta delle protezioni, pur non avendone i requisiti, e che prevedono un'accelerazione delle procedure per chi ha diritto al riconoscimento. Il decreto è stato approvato in via definitiva e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale              del 21 ottobre 2008.  
  • Decreto legislativo 3 ottobre 2008, n. 159
  • Libera circolazione dei cittadini comunitari, con verifiche dei requisiti necessari, come il reddito, per soggiornare sul territorio. La misura è stata                  momentaneamente accantonata.

Portati dal ministro dell'Interno Maroni all'approvazione del Consiglio dei ministri il 1° agosto, sono stati inviati in via informale alla Commissione europea

per un parere, poi sono tornati al vaglio del Consiglio dei ministri il 23 settembre 2008.

Sitografia

http://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/Pacchetto_sicurezza/index_2.html

 

6. Sanatoria 2012 - Espulsioni e sospensione dei procedimenti  (Marta Piraino)

https://www.meltingpot.org/Sanatoria-2012-Espulsioni-e-sospensione-dei-procedimenti.html#.W-ixR5NKg2x

(cfr.documento espulsioni)

 

7.Analisi della nuova Direttiva Accoglienza (Direttiva 2013/33/UE)

- il nuovo Regolamento Dublino, c.d. Regolamento Dublino 3 (Regolamento UE n° 604/2013) 
- il nuovo Regolamento Eurodac (Regolamento UE n° 603/2013) 
- la nuova Direttiva Procedure (Direttiva 2013/32/UE) 
- la nuova Direttiva Qualifiche (Direttiva 2011/95/UE) 
- le Decisioni sulla ricollocazione di richiedenti asilo da Italia e Grecia (Decisioni 1523 e 1601 del 2105).

 

Associazioni di Promozione Sociale

Asilo in Europa è un'associazione di promozione sociale registrata in data 5 febbraio 2013 presso l'Agenzia delle Entrate di Bologna

http://www.asiloineuropa.it/

 

8) Lo Ius soli  (Viviana Saponara)

I sistemi di acquisizione della cittadinanza sono basati sostanzialmente su due criteri:

  • Lo ‘Ius sanguiniis’, ovvero il principio per cui la cittadinanza si eredita dai propri genitori per diritto di sangue;
  • Lo ‘Ius soli’, che significa letteralmente ‘diritto del suolo’, ed è un’espressione che sta ad indicare la possibilità di ottenere la cittadinanza                                      di un dato paese per il solo fatto di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

In Italia oggi vige esclusivamente lo ‘Ius sanguiniis’ e le origini di questa scelta risalgono ai primi del Novecento: all’epoca, infatti, la nostra penisola

non era ancora un paese di arrivi, ma di emigrazioni, ed era quindi necessario tutelare i figli di chi era costretto a lasciare il suolo nazionale, garantendo

loro il diritto di acquisire la cittadinanza italiana, anche se nati in paesi lontani. Con il crescente aumento dell’immigrazione in Europa, però, è stata

sempre più urgente la necessità di modificare la legge vigente, integrandola con una forma di ‘Ius soli condizionato’, cosicché che nel 2015 la Camera

dei Deputati ha votato una proposta di legge popolare, che da allora attende di essere votata anche dal Senato. Se la proposta di legge dovesse

essere approvata, introdurrebbe in futuro due modi per i migranti di acquisire la cittadinanza italiana:

  • Attraverso lo ‘Ius soli temperato’, con cui un bambino straniero nato in Italia diventerebbe automaticamente cittadino italiano, a condizione che almeno           uno dei due genitori si trovi legalmente in Italia da minimo 5 anni e provenga da un paese dell’Unione Europea; la situazione si complica grandemente                se i genitori del bambino sono di origini extraeuropee: in questo caso, uno dei due genitori dovrà guadagnare almeno € 5.824,91 annui, avere un alloggio     idoneo secondo la legge e superare un test di conoscenza della lingua italiana;
  • Attraverso lo ‘Ius culturae’, secondo cui i minori stranieri, nati o arrivati in Italia prima dei dodici anni, di qualsiasi paese di provenienza, dopo aver         concluso con successo un ciclo di studi di almeno 5 anni nelle scuole italiane, possono richiedere la cittadinanza.

Il tema della cittadinanza, inoltre, sembra essere uno dei temi più scottanti attorno a cui ruotano le politiche non solo europee, ma anche statunitensi:   

Donald Trump, durante la sua campagna elettorale, ha mostrato più di una volta di essere contro il 14th emendamento, che prevede negli USA uno

‘Ius soli puro’, per cui chi nasce in America diventa automaticamente cittadino americano. Recentemente, l’attuale presidente degli USA è tornato

a scagliarsi contro l’emendamento, al fine di revocare soprattutto la cittadinanza per i bambini nati in America da immigrati irregolari, una proposta

questa che in un paese come gli Stati Uniti, storicamente nazione di immigrati, appare quanto mai obsoleta e poco funzionale.

Fonti:

La Repubblica.it 30 ottobre 2018

Costanza Margiotta, Cittadinanza europea: Istruzioni per l’uso, Editori Laterza

 

Analisi della politica italiana

 

1) I centri di accoglienza (Marta Piraino)

I centri, gestiti dalla Direzione centrale dei servizi civili per l'immigrazione e dell'asilo del Ministero dell'Interno, sono di quattro tipologie:

1) Centri di primo soccorso e accoglienza (CPSA)

2) Centri di accoglienza (CDA)

3) Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA)

4) Centri di identificazione ed espulsione (CIE).

http://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/sistema-accoglienza-sul-territorio/centri-limmigrazione

1) I CPSA accolgono gli stranieri al loro arrivo nel paese, ricevendo assistenza medica. Sul luogo si procede alla prima identificazione e gli ospiti

possono chiedere la protezione internazionale. In base alle loro condizioni sono destinati verso un'altra tipologia di struttura.

Sono quattro e si trovano a Lampedusa, Elmas, Otranto e Pozzallo.

2) I CDA offrono ospitalità allo straniero che arriva in Italia in attesa di essere identificato, affinché si accerti la possibilità della sua permanenza.

3) Chi richiede la protezione internazionale ha come destinazione dei centri specifici, i Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), dove

vengono avviate le procedure per l'asilo. 

I centri di questo tipo sono quattordici e sono nei comuni di Gradisca d'Isonzo, Arcevia, Castelnuovo di Porto, Manfredonia (Borgo Mezzanone),

Bari (Palese), Brindisi (Restinco, Don Tonino Bello), Crotone (Località Sant'Anna), Mineo, Pozzallo, Caltanissetta (Contrada Pian del Lago),

Lampedusa, Trapani (Salina Grande), Elmas.

4) Nel caso in cui un cittadino straniero sia arrivato irregolarmente in Italia, privo dei requisiti utili per l'ottenimento della protezione internazionale,

la persona è trattenuta nei Centri di permanenza per i rimpatri (CPR). Lo straniero può restare per un massimo di 18 mesi all'interno della struttura[1],

prima di essere espulso e rimpatriato.

I CPR sono cinque e si trovano nelle città di Torino, Roma, Bari, Trapani, Caltanissetta.

http://www.parlarecivile.it/argomenti/immigrazione/centro-di-accoglienza.aspx#_ftnref2

 

2) I rapporti con l'Europa (Serena Colantoni)

In Italia il fenomeno migratorio non viene percepito in base alla sua reale portata; molto spesso, infatti, il numero dei migranti viene identificato come

maggiore e ciò implica di conseguenza una distorsione di tutti quegli avvenimenti che sono legati a tale fenomeno. Una percezione errata può influenzare,

inoltre, le attitudini verso questo tipo di avvenimento attraverso, per esempio, una maggiore ostilità verso gli immigrati e le altre minoranze etniche e

religiose, e una minor tolleranza, che in alcuni casi diviene vera e propria intolleranza e disprezzo.

A differenza degli altri paesi europei, l'Italia è la nazione in cui il livello di tale percezione erronea risulta più alto. Tutti questi elementi vengono poi

strumentalizzati anche in politica, ove ciò contribuisce a questa alterazione della realtà, generando anche sentimenti di estremo nazionalismo e chiusura mentale.

L'Italia ribadisce inoltre il fatto che sia l'unico paese dell'Unione Europea ad accogliere i migranti e ad occuparsi del fenomeno, al contrario di paesi come

Regno Unito o Francia, dove in realtà il numero dei migranti è comunque considerevole; molto spesso, infatti, l'Italia rappresenta solamente una zona di

passaggio per molte persone che vogliono ricongiungersi ai propri familiari in Nord Europa, o migrare verso mete dove la lingua nazionale è la loro

lingua madre, elemento che facilita sicuramente l'integrazione e la possibilità di costruire una vita migliore nel nuovo paese.

Il governo italiano ha richiesto poi una maggiore mobilitazione da parte dell'Unione Europea, prima di tutto per quanto riguarda la gestione del fenomeno

e per un supporto adeguato. E' infatti dal 2016 che l'accoglienza è stata affidata principalmente a Italia e Grecia, a seguito di un aumento dei controlli delle

frontiere da parte degli atri paesi. Negli ultimi anni, vari paesi del Nord Europa non hanno accolto nessun richiedente asilo dall'Italia.

Nel 2017 il Parlamento europeo ha tentato di attuare una riforma del Regolamento di Dublino, secondo il quale la richiesta di asilo deve essere compiuta

nel primo paese dell'Unione ove arrivano i migranti.

Questa riforma avrebbe utilizzato un procedimento di quote obbligatorie e abolito il criterio del primo ingresso. Esso non è stato approvato però dai

partiti quali Movimento 5 Stelle e Lega, che sono attualmente al governo. Con la conseguente chiusura dei porti italiani, inoltre, i salvataggi sono sempre

più difficili e il numero dei morti in mare è aumentato. Tuttavia, anche in seguito all'accordo con le milizie in Libia, che bloccano le partenze dei barconi,

gli sbarchi sono in realtà minori rispetto agli anni passati (http://www.interno.gov.it/sites/default/files/cruscotto_statistico_giornaliero_07-12-2018.pdf).

Resta invece rilevante e di necessaria modificazione il problema della gestione del flusso: bisognerebbe quindi ottenere un maggior aiuto europeo,

occuparsi dell'accoglienza in modo adeguato, favorendo così l'integrazione che influisce enormemente su molteplici aspetti, quali sociali, economici,

politici, essenziali per una convivenza pacifica nel rispetto anche dei diritti umani.

 

Fonti:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/27/migranti-italia-e-il-paese-ue-in-cui-la-percezione-e-piu-distorta-presenze-sovrastimate-e-ostilita-maggiore-di-tutta-europa/4583970/

https://www.ilpost.it/2018/06/12/dati-italia-immigrazione/

https://openmigration.org/analisi/che-cose-il-regolamento-di-dublino-sui-rifugiati/

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/07/07/porti-chiusi-e-salvataggi-piu-difficili-ormai-nel-mediterraneo-muore-u/38720/

 

 

3) I rapporti con i Paesi di provenienza: la Libia (Serena Colantoni)

  

La Libia riveste un ruolo centrale nei rapporti economici con l'Italia e molteplici sono i motivi dei legami tra i due paesi, come la vicinanza geografica

(entrambi, infatti, si affacciano sul Mediterraneo), o il fatto che la Libia sia stata una colonia del Regno d'Italia (1911).  

Di grande rilevanza sono i rapporti economici e commerciali che congiungono i due paesi, rimasti intatti nonostante la perdita della Libia a seguito

della seconda guerra mondiale. Nell'agosto del 2008, inoltre, è stato firmato un trattato di amicizia e cooperazione tra le due nazioni, il quale prevede

il pagamento di 5 miliardi di dollari (con finanziamenti di 250 milioni di dollari l'anno) per vent’anni alla Libia come risarcimento del periodo

coloniale. Conseguentemente, ciò ha favorito gli scambi tra le nazioni e promosso gli investimenti italiani. La Libia è estremamente

importante in merito all'esportazione di gas e petrolio, il quale costituisce l'elemento primario di ricchezza del paese, e l'Eni ne è il principale operatore.

Essa rappresenta tuttavia anche uno snodo importante dei flussi migratori provenienti dall'Africa; molti migranti, infatti, raggiungono l'Italia passando

per la Libia.

Il 2 febbraio 2017 è stato firmato il Memorandum d'intesa tra i due paesi, un processo di esternalizzazione dei confini che prevede:

  • Il controllo dell'immigrazione clandestina, ovvero limitarne il flusso fornendo supporto alla Guardia costiera libica
  • Bloccare i gruppi di migranti provenienti dall'Africa subsahariana chiudendo i confini a sud del paese
  • Il finanziamento, da parte dell'Italia, delle varie iniziative presenti nel Memorandum
  • Un'organizzazione maggiore dei centri di accoglienza libici i quali sono spesso accusati di essere veri e propri centri di tortura

Tuttavia il Memorandum, firmato da Fayaz Al Sarraj, è stato spesso contestato (e inizialmente sospeso dal tribunale di Tripoli in seguito a un ricorso

presentato il 14 febbraio) poiché è stato accusato di ledere i diritti umani.

Sitografia:

https://openmigration.org/analisi/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullaccordo-italia-libia/

https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2017/03/27/libia-italia-memorandum-migranti

http://www.limesonline.com/rubrica/italia-e-libia-una-storia-di-soldi-petrolio-e-migranti

http://www.occhidellaguerra.it/rapporti-italia-libia-dallunita-ai-giorni-doggi/

http://www.sapere.it/enciclopedia/L%C3%ACbia.html




   

        Dipartimento di 

         studi umanistici

 

      Il sito del Corso di

      Cooperazione 2018

 

 

 

 

    Testi e bibliografie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 Home