L'immagine dei migranti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società

 

Analisi dell'immagine del migrante / spot e altri media

 

Gruppo 4

 

Dario Santini        dariussmaza@hotmail.it

Marica Cimadon  marica.cimadon@gmail.com

Lente Van Hee    lentevanhee@hotmail.com

Mara Cianfriglia  mara.cianfriglia@gmail.com

 

Il Gruppo ha cominciato l'analisi da alcuni articoli di diverse testate on line.

I mezzi di informazione si occupano della questione migranti da un punto di vista soggettivo, legato sia al pensiero comune dei lettori, che ovviamente

si identifica attraverso l’intera serie di articoli che il quotidiano pubblica, sia al ramo politico di riferimento, strettamente legato anch’esso ai lettori.

Questo non per negare la buonafede del pensiero di chi scrive, ma per sottolineare piuttosto come, in base al sostegno di questa o quella parte politica,

l’informazione riporti fatti ed avvenimenti in modi, a volte, anche diametralmente opposti; quel che più si nota è la presentazione della figura del migrante,

un problema oppure un disgraziato, che se vogliamo sono entrambi termini dispregiativi, un potenziale criminale, o un criminale a tutti gli effetti, oppure

un santo che sta solo scappando dalla propria patria bombardata. Nessuna delle due letture è vera fino in fondo: la contrapposizione che si va a creare

è arbitraria e netta; prendendo ad esempio un articolo qualunque sui migranti della Repubblica, quotidiano “di sinistra”, e del Giornale, quotidiano

“di destra”, questa contrapposizione è più che evidente:

http://video.repubblica.it/vaticano/migranti-il-papa-racconta-la-storia-del-tassista-e-del-rifugiato-che-puzzava/256866/257115?ref=search

In questo articolo ( insieme con il video del Papa che racconta la storia ), è possibile carpire come si voglia creare un’immagine positiva del migrante, in

questo caso pellegrino, per altro, che pur impoverito e abbrutito, ha incontrato una cittadina che l’ha aiutato a raggiungere la Porta Santa, pagandogli il taxi.

E’ evidente che qui si presenta il modello anche e soprattutto del cittadino come dovrebbe essere secondo il giornalista e la Repubblica: pronto ad aiutare

un altro essere umano in una situazione di difficoltà. Ovviamente questo esempio è particolare, perché coinvolge anche, in parte, la sfera religiosa.

Ma ci sono altri esempi:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/12/la-statua-nuda-offende-il-pudore-coperta.html?ref=search

Qui incontriamo l’altra faccia del cattolicesimo, che si preoccupa di chiedere con insistenza e forza una diversa allocazione di una statua scolpita per onorare

i migranti di ogni razza e colore, di nasconderne le nudità per non offendere la sensibilità del cittadino, dimostrando un’arretratezza dei costumi ancora molto

marcata. E per un lettore di Repubblica questo articolo è a tutti gli effetti neutrale, racconta un fatto fine a se stesso, è il lettore a quel punto che può decidere

di pensare “che sciocca la Chiesa a preoccuparsi di questa sciocchezza” oppure “Giusto, un nudo comunque mi dà fastidio, non lo voglio vedere nella piazza

centrale della mia città/cittadina/paesino”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/11/13/la-salute-degli-immigrati-non-portano-malattie.html?ref=search

Qui invece è possibile notare come si sia ritenuto necessario scrivere un articolo per rassicurare i lettori che il migrante non porta automaticamente malattie.

Questo perché, evidentemente, altre testate si erano già adoperate nel dire che i migranti portano malattie, eccome! Un paradosso, ovviamente, che oppone

razionalità e dati all’ottusità dell’idea, evidentemente diffusa, che i migranti sono portatori di sciagure, malattie ecc...

 

Col Giornale è possibile invece sbizzarrirsi: l’archivio è pieno di articoli, praticamente quotidiani, che riguardano i migranti, soprattutto quelli già arrivati

in Italia: spesso viene presa in esame la cronaca locale, dalla quale si trae un’immagine diametralmente opposta del migrante:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/furto-poi-furia-migrante-calci-e-pugni-ai-carabinieri-1312418.html

In questo “capolavoro” troviamo tutto il possibile e immaginabile del pensiero “anti migrante”: si parte col titolo che definisce da subito il migrante come

ladro isterico che, oltre ad aver rubato, si scaglia anche contro i tutori dell’ordine, che nell’immaginario collettivo sono una figura positiva (ogni tanto),

poiché ci difendono da delinquenti di ogni risma. La contrapposizione tra bene e male è già marcata nel titolo e prosegue nell’articolo : il carabiniere ha

accidentalmente ferito il giovane ladro immigrato che vive nella tendopoli, cioè nel disagio più totale, come se fosse colpa sua; l’episodio non è isolato,

non è il primo immigrato che aggredisce le forze dell’ordine; il problema persiste poiché sta per iniziare la stagione agrumaria; la politica tace.

Riassumendo, il carabiniere è un onesto cittadino che fa il suo lavoro e dire che abbia accidentalmente, vero o meno, ferito a morte un ladro lenisce la

sensazione negativa che può incutere, invece, la parola omicidio. Il lettore non vuole leggere omicidio; il concetto 'migranti uguale delinquenti' viene

rafforzato ricordando che questo non è il primo episodio; la stagione dei raccolti sta per iniziare, quindi serve forza lavoro, ovviamente sono questi immigrati

ad andare nei campi e poi, nel tempo libero, delinquono. Il Giornale, come i suoi lettori desiderano, giustamente glissa sul fatto che i campi non si coltivano

da soli e che gli italiani raramente ormai si occupano di questa pratica faticosa; si conclude con un po’ di anti politica, perché è un articolo recente ( 2016 )

e al governo c’è il Centrosinistra.

Ad onor del vero, il Giornale scriveva anche prima articoli di questo tipo, glissava però sull’anti-politica, anzi, il giornalista avrebbe molto probabilmente

concluso l’articolo scrivendo “il Governo sta facendo tutto il possibile per risolvere la faccenda, il Ministro x chiederà la discussione del tema già domani

alla Camera”, possibilmente allegandoci qualche dichiarazione di questo o quel ministro di governo.

Quando invece il Ministro è nemico politico ("avversario" non rende bene l’idea), si pubblicano articoli di questo genere:

http://www.ilgiornale.it/news/lultima-alfano-coi-migranti-lampedusa-cresce-turismo-1318409.html

dove il titolo vale di più, assai, del contenuto dell’articolo, dove in realtà la parola turismo compare solo una volta, e non certo nel virgolettato del

Ministro Alfano. Qui, l’anti-politica fusa all’astio contro il fenomeno migratorio inarrestabile appare in tutta la sua potenza, il problema viene posto, si

dipinge il Ministro preposto come un incapace e non si aggiunge sostanzialmente altro, si parla dei profughi, sì, ma è difficile capire se l’opinione è

positiva o negativa. Non è questa la sede, infatti. Il migrante, per il Giornale viene descritto assai meglio in altri articoli.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/migrante-minaccia-col-coltello-carabiniere-spara-e-uccide-1269041.html

Questo articolo è un cortocircuito, racconta di una coppia di migranti massacrata di botte da due “ultrà”, che non si sa bene perché vengano definiti così,

perché erano stati insultati da quegli stessi ultrà con riferimenti alle loro caratteristiche fisiche. La reazione dell’insultato ha portato alla colluttazione e

alla morte del migrante nigeriano. Se al posto suo ci fosse stato un italiano qualunque, chiunque avrebbe dato ragione all’italiano insultato assieme alla

moglie. Qui non si può dire, dunque si insiste sul termine migrante per sminuire in qualche modo il morto.

Ma si può fare di meglio:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/migranti-feriti-tre-carabinieri-due-risse-centri-1269065.html

Un'altra rissa: qui il migrante viene descritto come uno squilibrato, fermo da un anno nella sua richiesta di visto ( colpa delle Istituzioni, dunque ), che reagisce

come un animale in gabbia e viene, per questo, giustamente arrestato. In aggiunta, per denigrarlo, si aggiunge che, bloccato da un anno in questo centro

d’accoglienza, il migrante abbia addirittura provato a truffare lo Stato spacciandosi per minorenne, atto ovviamente deprecabile.

Per concludere, il sottotitolo è “ancora due episodi che dimostrano le difficoltà di integrazione dei migranti in Italia”, perché il migrante è già fortunato che

noi italiani gli elargiamo la nostra carità e deve solo star zitto, invece di perdere la pazienza come l’animale che è: questo è il messaggio.

Ed evidentemente piace, perché il Giornale non ha ancora chiuso. Purtroppo.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migrante-4-mogli-e-23-figli-prende-320mila-euro-sussidi-1323875.html

Questo articolo è la degna conclusione di questo ragionamento descrittivo sull’immigrato: lo Stato tedesco, in questo caso, non si sa bene perché, visto che

potrebbe spendere il denaro pubblico per aiutare i tedeschi prima dei migranti, “dona” al migrante molti soldi per il suo stile di vita assolutamente da demonizzare, soprattutto per la poligamia. Qui è da notare la contrapposizione religiosa usata come contrasto: l’italiano vuole, per religione, una moglie e una famiglia stabile,

non certo ciò che viene descritto nell’articolo. Definire “la moglie ufficiale” fortunata è dare il colpo di grazia all’immagine positiva che potrebbe avere un migrante,

non certo su questa testata, perché contrappone all’onesto lavoratore, tedesco in questo caso, una persona che ha un sussidio solo perché moglie di un immigrato,

che qui è sinonimo di nullafacente. Si conclude con un bellissimo “non ci sono conferme da parte delle autorità”, perché avere delle fonti ufficiali e concrete è

spesso un optional per il giornalista. O almeno così è diventato. Chiaramente, l’episodio tedesco viene raccontato per essere condannato dal lettore e ribadire

che una cosa del genere non dovrebbe mai accadere, meno che mai in Italia:è una situazione inaccettabile e quindi da combattere.

 

 

La figura del Migrante

Analisi descrittiva del migrante, dello straniero e dei rapporti con i paesi d’arrivo

 

Introduzione

Il Migrante è spesso descritto in modo soggettivo dai singoli individui, in maniera parziale e direttamente influenzata dalla propria visione del mondo; non sono

certo pochi gli esempi nella storia di varie correnti politiche, partiti, regni o dittature in cui la paura dello straniero ha preso il sopravvento sull’accoglienza

democratica di questo o quel soggetto. Ma già qui bisogna fare una precisazione: il migrante è uno straniero? Non necessariamente.

Difatti, non sono pochi i casi di migrazioni ( anche flussi migratori, come negli anni ’60 dall’Italia alla Germania, o anche prima negli Stati Uniti negli anni ’20 ) all’interno di uno stesso continente, italiani che emigrano in Gran Bretagna, in Spagna, rimanendo in un contesto europeo. Essi sono chiaramente emigranti,

eppure non incontrano lo stesso ostracismo che può incontrare un siriano o un libico. Perché? Non c’è nessuna differenza tecnica, a volte non è nemmeno una differenza culturale, poiché noi, superficialmente, siamo convinti che chi sbarca sulle coste italiche, ad esempio, sia automaticamente un nero ( altri usano

termini più aggressivi e dispregiativi ) che non ha cultura e non sa fare nulla e anche con quel poco che sa fare viene a rubarci il lavoro. Frasi intrise di populismo

del più becero, quando chi sbarca potrebbe avere una laurea in ingegneria presa all’Università del Cairo, mentre chi lo ostacola con frasi altisonanti e idee povere

è riuscito a non laurearsi nel suo paese nonostante dodici anni di carriera accademica (ogni riferimento a MatteoSalvini è puramente casuale).

Come si evince già da queste poche righe, il problema è a dir poco complesso e si presta ad una miriade di differenti interpretazioni.

Spesso il migrante è difeso da una parte politica e osteggiato da un’altra. Spesso è malvisto dal cittadino medio a prescindere . Raramente è accettato come una

risorsa utile alla collettività, poiché ci crogioliamo nell’illusione che a raccogliere i pomodori in Calabria ci vogliano andare milioni di italiani pronti a

tutto e che invece vengono costantemente messi da parte da questi immigrati che portano malattie, delinquenza e via di questo passo.

Il migrante è uno dei bersagli favoriti dalle “politiche” populiste, che nel loro DNA versatile e povero di contenuti hanno sempre necessità di trovare un nemico

politico e sociale da contrapporre al popolo di cui fanno parte. L’arroganza, l’ignoranza e la prevenzioni spesso non aiutano il migrante.

Del resto come si può rispondere razionalmente a un tale problema? Il caso contemporaneo è emblematico: siriani che scappano rischiando la vita in una

traversata infinita e un viaggio in territori ostili, lasciando tutto, casa, patria e lavoro, pur di fuggire dalla guerra, vengono istantaneamente bollati come criminali pericolosi, terroristi, delinquenti.

A volte il cervello umano fa miracoli, invece, in senso negativo: può capitare infatti che questi migranti vengano addirittura ritenuti “ricchi”: gente che in realtà

non ha bisogno di emigrare ma lo fa così, perché in Europa o in America si sta meglio, non si pagano le tasse e si può delinquere. L’unica emigrazione che

coinvolge le persone ricche, solitamente, è quella che riguarda i loro capitali economici, chissà come mai finiscono sempre in paesi come Panama.

Ma come spiegare questo in risposta ad un’esposizione di un concetto così ottuso e superficiale? E’ quasi impossibile.

La paura del migrante non può essere una scusa sufficiente.. No, il vero problema è la poca memoria o, peggio ancora, la giustificazione limitata ad alcune

popolazioni ( la propria, ad esempio ): noi italianisiamo stati migranti per decenni, solo che ce lo siamo dimenticato. Ci siamo dimenticati dei cartelli fuori

dai locali in Germania “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”; ci siamo dimenticati di essere stati chiamati e considerati anarchici a prescindere, appena

messo piede in America; ci siamo dimenticati, o forse non l’abbiamo mai saputo, che l’uomo si è sempre e da sempre spostato in un altro luogo, qualora il

proprio fosse aspro, inabitabile, complicato. Ci siamo dimenticati della civiltà che dovrebbe differenziarci dal resto del mondo animale. Per ragioni politiche,

per supponenza, per odio fine a se stesso. Tutto questo va ostracizzato e combattuto, con ogni mezzo.

 

I vari volti del Migrante

E’ indispensabile spiegare nel dettaglio e differenziare in modo netto le varie sfaccettature che accomunano le persone che viaggiano spostandosi da un paese

ad un altro: ci sono quelli che si muovono come semplici turisti, il che li rende quelli meno vicini alla figura centrale che stiamo trattando, e altri come i pellegrini,

che sono simili ai turisti, ma sono mossi da una ragione profondamente diversa; poi ci sono gli esuli, i vagabondi e infine appunto i migranti.

Come suggerito, tutte queste figure sono unite da qualcosa e sono allo stesso tempo profondamente diverse: il punto di congiunzione è il viaggio, tutte queste

persone si muovono, entrano in contatto con altre culture e ne traggono esperienza, dandone in cambio altra, vicendevolmente. Ma se i turisti viaggiano per

piacere e i pellegrini per motivi religiosi, gli esuli sono profondamente diversi: un esule è una persona che si allontana dalla patria per un lungo periodo, per

scelta o per costrizione. Dunque anche un esule non è malvisto, quanto meno non se ne fa una questione politica che coinvolga la popolazione, per più ragioni: innanzitutto, gli esuli sono soggetti singoli, non sono masse di persone esiliate o che si auto-esiliano dal proprio paese; inoltre, sono spesso soggetti in contrasto

col paese d’origine e con le sue istituzioni, ma il loro ritorno in patria è sempre possibile. Argomento e mondo a sé fa il vagabondo, che è frequentemente

associato al termine “nullafacente”, uno che si sposta e si stanzia dove gli pare e piace a bivaccare, rubare o delinquere.

Le differenze culturali spesso troppo marcate e nette fanno la differenza, ma non è necessariamente vero questo, non è una rarità incontrare rumeni che

disprezzano particolarmente i rom, eppure la lingua è simile, i costumi anche. La differenza sta nell’errare dei rom come loro caratteristica peculiare, differente

dai rumeni che sono semplicemente cittadini della Romania. Ma questo è solo un esempio concreto, le differenze culturali possono essere barriere ma possono

anche essere distrutte, gli Stati Uniti sono nati e tuttora vivono sulla diversità, ne fanno un vanto, tutti si sentono americani, e possono essere ispanici, neri,

africani, messicani, italiani, irlandesi. Le faide si creano lo stesso, lo vediamo nei film, per esempio, ma avvengono nel mondo della delinquenza, non certo

a livello istituzionale. E il migrante, allora? Chi è?

Il migrante è uno straniero, un viaggiatore che arriva in una nuova terra, partendo da una vecchia. Definizione pura e semplice. Le ragioni del viaggio possono

essere le più diverse, solitamente si tratta di necessità economica o sociale, o entrambe le cose insieme. E’ una persona che aveva difficoltà nel paese d’origine,

o nel paese dove si trova in quel momento, e si sposta alla ricerca di fortuna in un altro luogo, in un altro paese. Il che, paradossalmente, è la parte più facile,

perché dopo deve subentrare l’integrazione del migrante nella nuova realtà, che può essere simile come anche diametralmente opposta a quella conosciuta dal migrante stesso. E’ un processo a volte traumatico , doloroso, che coinvolge tutti gli esseri umani che si trovano a dover migrare: stanziarsi altrove crea nostalgia inevitabile, solitudine, difficoltà di ogni genere. L’essere umano, fortunatamente, è spesso portato ad adattarsi, soprattutto se motivato, e fuggire dalla guerra o

dalla miseria  è comunque una motivazione forte e concreta.

Le interpretazioni però sono tante: ad esempio, il paese che accoglie il migrante, che considerazione ha di lui? Alcuni scrittori, come Ben Jelloun, marocchino, identificano il migrante come una figura che è vista come mera forza lavoro per il paese che lo “ospita”, un atteggiamento che in pratica costituisce una forma di prosecuzione del colonialismo, con l’aggravante morale di voler trasmettere una sensazione positiva che nega la realtà, ossia lo sfruttamento. Teorie ancora più estreme, come quella di Del Lago, arrivano a definire il migrante una non persona , ossia un invisibile, per le istituzioni, che oltretutto è vittima di persecuzione, ritenuto com’è una minaccia e un danno per la società, che per colpa sua diventa multietnica: perché porta con sè la sua differenza culturale, le moschee, il

kebab, la poligamia: E' di questo che si parla. E’ di questo che si ha paura.

 

Il Migrante in Italia

A fronte di quest’analisi generale sulla figura del Migrante, dobbiamo dunque domandarci com’è visto nel dettaglio: cosa rappresenta questa figura in Italia,

a livello sociale e politico.

Partendo dal sociale, è impossibile non notare ormai in Italia una tendenza all’intolleranza, talora non soltanto verbale, nei confronti degli immigrati: sono

troppi, non lavorano, ci rubano il lavoro, sono sporchi, petulanti: c’è di tutto. Allo stesso tempo l’Italia ha cominciato da un paio di decenni almeno ad

essere meta e non più solo patria di emigranti, dunque non si può anche negare che l’Italia sta trasformandosi in una società cosmopolita.

Questa peculiarità è sicuramente più presente nel nord Italia: Milano ne è un esempio, ma anche cittadine più piccole, come Prato, hanno un’alta percentuale

di abitanti stranieri. Persone immigrate in Italia chissà ormai da molto tempo, legalmente o no.

Si può dire che l’Italia è dunque un paese diviso a metà, a livello sociale, tra chi accetta di buon grado il fenomeno migratorio e chi no? Di certo una parte della cittadinanza, e dei movimenti politici che la rappresentano, sono fortemente contrari alla prospettiva di una società multietnica. A partire dalla Lega Nord, che,

fin dalla nascita, è diventata il punto di riferimento di un bacino piuttosto consistente di elettori, rappresentando un dieci percento di elettori dichiaratamente

xenofobi e separatisti, il che li rende la frangia più estrema degli Italiani anti-migranti. Anche le forze extraparlamentari di estrema destra neo fascista

(CasaPound e Forza Nuova) sono apertamente contro i migranti: lo slogan è “L'Italia agli Italiani”.

I partiti moderati di destra sono meno intransigenti, i partiti del centro sinistra e della sinistra radicale sono apertamente a favore dell’accoglienza e

dell’inserimento nella nostra società.

L’Italia, fortunatamente, non può più ragionare per se stessa, bensì deve ragionare in un contesto Europeo. Il che ci pone dei paletti e al tempo stesso ci

concede aiuti e condivisione delle risorse come dei problemi. Per esempio, il Trattato di Dublino impone l’accoglienza ai migranti, di qualunque genere essi

siano, al paesein cui i migranti sbarcano. Attualmente in Europa si discute proprio di questo: i migranti provenendo dall’Africa o dal Medio oriente, arrivano soprattutto dal Mediterraneo, quindi solitamente sbarcano in Italia o in Grecia. Secondo gli accordi di Dublino, dovremmo occuparcene soltanto noi.

Questa situazione è uno dei cardini del sentimento antipolitico che sta regnando in Italia in questo momento, largamente, consentendo a molti di accusare

sia il Governo Italiano che l’Europa di non saper gestireil fenomeno.

Il problema tuttavia è notevole e diffuso, soprattutto nelle periferie delle grandi città la presenza di un gran numero di immigrati infastidisce una parte

di popolazione e i populisti di ogni colore hanno gioco facile. I rom, i neri, gli albanesi, i rumeni, si fa di tutta l’erba un fascio e via, rimandiamoli a casa loro.

Questo coinvolge persone di ogni estrazione sociale: dal più agiato, che critica la delinquenza dello straniero e la debolezza delle istituzioni, italiane ed europee,

fino al cittadino meno abbiente, che invece si trova a combattere la più classica delle “guerre tra poveri”, ritenendo i “privilegi” dati agli immigrati come un

ulteriore schiaffo in faccia alla propria dignità di cittadino: “perché prima gli stranieri e non gli italiani?” è una domanda ricorre spesso, nelle periferie ma non solo.

Per concludere, il problema è culturale. La sfiducia nelle istituzioni e un diffuso razzismo sono il cardine del rifiuto degli stranieri, cui si aggiungono la paura delle differenze religiose, e il terrorismo, che impressiona molto anche persone non razziste.

Questa tendenza anti-progressista e conservatrice è estremamente dannosa e insensata, anche perché i flussi migratori sono sostanzialmente inarrestabili, le

persone che scappano dalla guerra sono disposte a tutto pur di sopravvivere. Non le fermi certo chiudendo le frontiere. Come reagire?

Noi, nel nostro piccolo, dobbiamo fare la nostra parte: anche se in giorni come il 9 novembre, quando negli Stati Uniti, paese multiculturale per eccellenza,

diventa Presidente il candidato che vuole costruire il muro contro i Messicani, sembra ancora più difficile e inutile. Ma è contro questo che bisogna lottare

Il migrante non è qualcuno da temere. Non è un ladro. Lo può essere, come lo può essere un italiano. E’ un lavoratore, come lo può essere un italiano.

Uno studente. Un prete. Non c’è nessuna differenza. Eppure, ancora per molto tempo, il migrante rimarrà lo straniero. Il nemico.

 

Possibile percorso:

1. L ’immagine dell’immigrato

2. Le categorie della diversità

3. Un’immagine schizofrenica

4. Immigratini di piombo

5. La televisione

6. L’immigrato elettronico

7. Pubblicità e stereotipi

8. Il sud visto dalle multinazionali

9. Giochi pericolosi

10. Pregiudizi animati

11. pregiudizi a fumetti

Vedi anche: Epidemia di pregiudizi, Analisi dei giornali e altri media e Analisi di un quotidiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

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