Banksy, murale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società

 

Gli orizzonti possibili

 

 

Sono molte, e controverse, le prospettive possibili in Europa per il problema degli immigrati e dei richiedenti asilo. Ci sono variabili importanti, che riguardano in parte le posizioni dei diversi Paesi del continente, e in parte il futuro della stessa Unione Europea.

Occorre partire dalla constatazione che la situazione attuale è diventata palesemente insostenibile: le convenzioni e i trattati - dalla

stessa Convenzione di Ginevra sui rifugiati al o Regolamento di Dublino III sulla distribuzione dei rifugiati - sono continuamente

messi in discussione o addirittura ignorati

Cosa potrebbe accadere se l’accordo UE- Turchia dovesse saltare? 

Cosa succede con la guerra in Siria?

Si cambia Dublino III?

Si arriverà ad una politica comune almeno per quanto riguarda l'asilo politico?

Si possono esternalizzare le pratiche di riconoscimento dei rigugiati?

Si organizzeranno percorsi condivisi per l'ingresso regolare almeno di quote di migranti?

 

Il tema del confronto riguarda le risposte che l’Unione dovrebbe elaborare, scegliendo se sposare le politiche dell’accoglienza, del diritto

e dell’integrazione basandosi su quei valori fondamentali espressi nei trattati costitutivi; o se abbracciare le politiche di chiusura e di respingimento di cui

si fanno apertamente promotori diversi paesi membri

 

 Gli equilibri stanno cambiando e l’Europa deve prenderne atto, intraprendendo un percorso politico coraggioso

e di lungo periodo.

Tutti i provvedimenti dell’UE verso i migranti, si intendono riservati ai richiedenti asilo ed ai titolari di una delle diverse forme di protezione internazionale

(rifugiati, titolari di protezione sussidiaria, titolari di protezione umanitaria). Negli altri casi, salvo piccole ed insignificanti eccezioni, non esistono mezzi legali per arrivare e risiedere in Italia e in Europa, quindi non esiste altra scelta che ricorrere a viaggi di fortuna, al di fuori della tutela delle leggi. 

 

la distinzione migranti economici – richiedenti asilo non è che un procedimento teorico poichè nella pratica, denunciano gli esponenti di numerose Ong

operanti nelle aree di arrivo dei migranti, è impossibile stabilire differenze e categorizzare delle persone che approdano finalmente all’estrema periferia europea,

dopo aver abbandonato tutto, aver perso qualsiasi documento di riconoscimento ed aver rischiato la vita nel progetto migratorio. 

 

Si cambia Dublino III?

er marzo 2016 la discussione per un ulteriore riforma della Convenzione di Dublino, attraverso l’aggiornamento del tanto contestato Regolamento di Dublino III , o regolamento UE n°604/2013. Su questo argomento la discussione è stata infuocata poichè alcuni paesi – Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia – hanno dichiarato apertamente la loro indisponibilità

alla discussione ed una decisa opposizione ad un meccanismo che preveda l’accettazione di quote obbligatorie di rifugiati per tutti gli stati membri. Sembra poi

essere particolarmente netta la posizione del Belgio, che negli ultimi anni ha iniziato ad espellere cittadini stranieri, anche se originari di paesi UE, poichè

considerati un peso eccessivo per il welfare. Le espulsioni sono gradualmente aumentate, passando dalle 343 del 2010 alle 2.712 del 2013. 
Sul fronte opposto troviamo tutti quegli Stati, in particolare quelli alla frontiera europea Sud/Sud-Est che, danneggiati dalla struttura del regolamento, ne chiedono

una forte revisione pretendendo un sistema di ricollocazione dei migranti basato su quote obbligatorie ed eque.

 

 poter salvare un numero sempre maggiore di vite umane, sia per avviare un

processo di risistemazione legale dei migranti e infine, per lo sviluppo di nuovi programmi economici atti ad aiutare i paesi di frontiera a gestire più

efficacemente i flussi migratori. L’Europa provvederà anche ad attivare nuove iniziative per rafforzare i sistemi di emergenza così da consentire una

ridistribuzione più equa dei richiedenti asilo tra i paesi membri dell’UE e intervenire direttamente e politicamente nelle aree di crisi da cui partono

i flussi migratori.

Questo può avvenire

solo attraverso la semplificazione delle modalità di accesso in ogni paese membro dell’Unione Europea alla cittadinanza, favorendo i processi di partecipazione

civica del migrante attraverso una progressiva estensione del diritto di voto agli stranieri residenti nei paesi europei da molto tempo e infine attraverso la

demolizione di ogni discriminazione di razza e di religione per l’accesso al mondo del lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

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