Dove andiamo?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA INTERNAZIONALE E DELLE MIGRAZIONI

Corso di Laurea magistrale in Storia e società  2018/2019

 

Analisi degli orizzonti possibili

 

 

Tutti i Gruppi di lavoro

 

Spunti:

1. Il contesto geopolitico
•  Accordi intereuropei, ruolo dei governi sovranisti, ruolo della Turchia e problema Libia
•  Corridoi umanitari: il caso della Tavola valdese - Comunità di Sant’Egidio.
-> possibile evoluzione del sistema su scala Europea/nazionale
-> possibili migliorie

2. Il piano tecnico
•   Dublino III
-> breve analisi: non funzionamento
-> mantenere con modifiche: discussioni europee
-> un nuovo trattato?
•  Accoglienza breve termine

3. Il piano culturale
•   Accoglienza lungo termine
•  Europa: un nuovo modello integrazione?

 

Per quanto riguarda i materiali sulle prospettive future del binomio "Ue-Immigrazione", il Gruppo 3 è riuscito ad ottenere un appuntamento

con l'europarlamentare Elly Schlein, che sarà interrogata sulle proposte di emendamento agli accordi di Dublino.

 

L'Europa delle contraddizioni tra democrazia, migrazioni e nazionalismo

Con l’elezione di Donald Trump, in molti hanno pensato che l’Europa potesse assurgere a nuova leader del “mondo libero”, soprattutto in merito alle questioni

e alle sfide poste dalle migrazioni. Ma, come abbiamo visto, il democratico sistema europeo ha cercato e sta cercando in tutti i modi di diventare sempre più

difficile da raggiungere, tanto da aver costruito - metaforicamente e non - una “Fortezza Europa” tramite l’implementazione di politiche respingenti e dalle dubbie connotazioni morali. Se infatti, tramite le parole dei suoi rappresentanti, l’Unione Europea ha espresso la sua contrarietà rispetto all’agenda sull’immigrazione

di Trump, gli accordi con Turchia e Libia e la costruzione di barriere e muri anti-migranti all’interno del proprio stesso territorio possono essere considerati

come l’esempio della ipocrisia continentale di fronte al problema. (...)

La combinazione di crisi economica, terrorismo e flussi migratori ha risvegliato in vari paesi europei - e non solo - un atteggiamento di chiusura nei confronti

dell’altro e del diverso, spesso considerato come il vero e proprio responsabile dell’insicurezza e delle difficoltà che si respirano all’interno dei confini nazionali:

da qui la volontà di riaffermare le proprie radici etniche e storiche, respingendo e tenendo il più lontano possibile da sé quegli elementi considerati come estranei rispetto al proprio patrimonio culturale e genetico. Il migrante è diventato dunque uno dei capri espiatori per eccellenza, una minaccia all’equilibrio e all’armonia

di una comunità, in quanto portatore di un’identità “altra” rispetto a quella nazionale.

Viene dunque da chiedersi: può la democratica Europa continuare ad adottare queste politiche senza compromettere per sempre la sua essenza?

E’ possibile pensare ad un nuovo modello di società dove il “diverso” non è qualcosa da cui difendersi, ma è esso stesso parte della propria costituzione? (Continua)

Vedi anche Europa e migrazioni

 

Cittadinanza, educazione alla diversità, apertura: per un'analisi culturale degli orizzonti possibili

Quello di invocare una “rivoluzione culturale” è diventato ormai un luogo comune. Il richiamo a qualcosa di aleatorio e non meglio identificato, l’esigenza di una cambiamento che possa risolvere ogni stortura delle società in cui viviamo è argomento usato quando ogni altra strada più tangibile sembra essere impossibile

da percorrere. Ma, uscendo dalla retorica e iniziando a proporre delle strategie concrete, la promozione di una nuova cultura della convivenza e un importante

piano di educazione alla cittadinanza e alla diversità potrebbero essere lo strumento adatto a fornire una risposta ai temi di cui si è trattato finora.(...)

In un suo articolo sulla questione della nazionalità e della cittadinanza, Michela Murgia rilancia e difende il concetto di appartenenza rispetto a quello di identità:

se nella seconda le possibilità di scelta sono inesistenti, nella prima si può decidere se esserne parte o meno. Secondo la scrittrice, piuttosto che sullo Ius Soli o

sullo Ius Sanguinis, le comunità del futuro dovrebbero fondarsi sullo Ius Voluntatis, una libera scelta di appartenenza in un contesto in cui il patto sociale è

basato sulla volontà di farne parte e di riconoscersi a vicenda con differenze di pari dignità, indipendentemente dalla propria cultura, etnia o religione.(...)

Solo una imponente opera di educazione alla diversità e alla cittadinanza, la de-strutturazione dell’approccio basato sul nazionalismo escludente ed identitario

e la traduzione concreta di alcune strategie politiche e culturali che muovono verso l’apertura ed il rispetto possono portare alla creazione di nuovi modi di

pensare alle nostre comunità e di guardare alle migrazioni non come una minaccia, ma come un’enorme possibilità umana. (Continua)

Fonti (vedi Sitografia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

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