Nelson  Mandela free

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mandela Dance

Il testo del documentario di Massimo Ghirelli
Video: http://youdoc.it/video/mandela-dance

 

PRETITOLI

Vorrei essere a righe, bianco e nero,

e portar sulle braccia e sulle mani

questo assurdo dilemma, e sulla faccia

lo sguardo doppio e il sorriso mischiato,

una parola scura ed una chiara.

Vorrei essere a righe, bianco e nero:

e allora griderei a questa terra,

ai suoi dominatori, ai manganelli,

alle catene, alle entrate divise,

alle torture, a chi vuol far straniero

un popolo nel suo stesso paese:

provate a separarmi, segregate

la parte nera di me, discriminate

sulla mia pelle a righe il bianco e il nero,

scindete i miei pensieri, sezionate

il mio cuore, fate a pezzi

la mia voglia di amare, dividete

i desideri bianchi e quelli neri.

Provate a separarmi da me stesso.

 

TITOLI DI TESTA

 

1.

La danza di Mandela, la ballata di Nelson Mandela, la vita di Nelson Rolihlahla Mandela, comincia nel Sudafrica delle tribù, con la favola  di un tenebroso

e romantico principe Xhosa, con tanto di lancia e di mantello di leopardo; si trasforma presto nella storia  di un giovane avvocato di successo nel Sudafrica

delle grandi città moderne; poi nel film drammatico di un rivoluzionario  costretto in clandestinità dal Sudafrica dei nazionalisti boeri, per poi mutarsi ancora

nella ballata triste di un ergastolano, isolato dal mondo come un criminale per paura del suo carisma, nelle prigioni del regime bianco. Quel regime – che le

Nazioni Unite avevano definito “un crimine contro l’umanità” – si chiamava Apartheid

2.

Immaginate un paese grande quasi tre volte l’Italia, ricco di carbone, di diamanti, d’oro, di metalli nobili e preziosi; e immaginate che una parte della

popolazione, - che chiameremo “i bianchi”, numerosi come gli abitanti del Piemonte, sia l’unica a possedere tutto: terre, fabbriche, miniere. Immaginate che

per legge soltanto i bianchi su tutto il territorio nazionale possano votare, essere eletti, riunirsi in partiti politici. Chi non è bianco non ha diritto ad avere una

casa, a spostarsi all’interno del paese, a studiare nelle stesse scuole. Se fa lo stesso lavoro, guadagna sei volte meno di un bianco; se lavora di giorno in una

città bianca, di notte non può restarci a dormire; se non è bianco non ha nemmeno la cittadinanza del proprio paese, è straniero nella sua stessa terra.

Questo è accaduto in Sudafrica, dove una piccola minoranza d’origine olandese ed inglese ha dominato e sfruttato per decenni la grande maggioranza

della popolazione di colore, neri, meticci, indiani. Dove il razzismo – da ideologia, mentalità, atteggiamento – era diventato legge dello stato,

fondamento delle istituzioni.

3.

Il partito nazionalista boero, al potere dal 1948, aveva instaurato infatti il sistema dell’Apartheid, lo sviluppo separato: posti separati, mezzi di

trasporto separati, scuole separate, divieto di bagnarsi nello stesso mare dei bianchi, di sposare o di amare una persona di colore diverso.

L’Apartheid non era un retaggio del colonialismo, perché i boeri avevano reciso ogni legame con l’antica madre patria; né aveva origine nello

schiavismo, come accaduto negli Stati Uniti; né ha a che fare con la xenofobia, perché i bianchi sono e si sentono pienamente africani. Il razzismo

dello “sviluppo separato” è un puro e semplice modello di sfruttamento, che prevedeva per i “non bianchi” ruoli subalterni nel lavoro e nella società,

un’educazione funzionale a questa posizione di dipendenza, l’espropriazione di tutti i territori fertili o ricchi di materie prime, l’esclusione da

tutti i diritti di cittadinanza, e in primo luogo dai diritti politici, dalla possibilità di votare e di essere eletti.

 

BENNY NATO

L’Apartheid non poteva vincere. Perché non era un sistema basato sulla giustizia, ma un sistema basato sulla dominazione, sull’oppressione.

Era un sistema che non si basava sulla libertà, non si basava sull’uguaglianza, ma sul razzismo. Qualsiasi sistema basato sul razzismo,

sull’ingiustizia, non poteva e non potrà mai vincere!

 

4.

L’African National Congress fu costituito nel gennaio del 1912, e fin dall’inizio il suo carattere antitribale rifletteva il bisogno di unità della società

africana contro le leggi imposte dalle autorità politiche bianche. Durante la seconda guerra mondiale, mentre il governo sudafricano combatteva a fianco

degli Alleati, truppe boere, i bianchi di origine olandese, si unirono alle divisioni naziste. Sono gli stessi boeri che nel 1948 prenderanno il potere, con la

vittoria del Partito Nazionalista Afrikaner.                                                            

Gli anni ’50 vedono l’ANC lottare duramente, ma sempre con metodi non violenti. Alle campagne contro le ingiuste leggi dell’apartheid collaborano

forze diverse, come il Movimento della Coscienza Nera o il Congresso Panafricano.

Dopo il massacro perpetrato a Sharpeville dalle forze di sicurezza del regime, nel 1960 l’ANC viene messo al bando. I suoi membri, fra cui il leader

Nelson Mandela, sono costretti alla clandestinità.

 

5.

Nelson Mandela nasce ad Umtata, in Sudafrica, il 18 luglio 1918. Figlio di un consigliere della famiglia reale dei Thembu, fu posto sotto la tutela del sovrano,

che lo fece studiare nelle migliori scuole accessibili ad un nero.                                                        

Nel 1952 apre a Johannesbug uno studio legale con l’amico Oliver Tambo: entrambi avvocati e militanti del movimento anti-apartheid. Fondatore della

Lega della Gioventù, è incriminato per la prima volta nel 1956 per alto tradimento. Si sposa nel 58 con Winnie Madikizela.

Nel 1960 l’African National Congress è messa fuori legge, e Mandela passa alla clandestinità, organizzando la Lancia della Nazione, il movimento della

resistenza armata contro l’apartheid. Arrestato e incarcerato dal regime razzista l’11 novembre 1962, Mandela è condannato ai lavori forzati e

all’ergastolo nel processo di Rivonia.

 

 “Nel corso della mia vita ho dedicato me stesso a questa lotta del popolo africano. Ho combattuto contro la dominazione bianca, e ho combattuto

contro la dominazione nera. Ho scelto l’ideale di una società libera e democratica in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e con uguali

possibilità. Un ideale per il quale spero di vivere e che spero di raggiungere. Ma se è necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire”

(parole di Mandela pronunciate al processo di Rivonia, contro il razzismo e l’intolleranza)

 

BRANO DAL FILM MANDELA STORY

 

6.

Da allora Madiba – come veniva affettuosamente chiamato dalla sua gente – non esce di prigione per oltre 27 anni.

Il sistema dell’Apartheid è perseguito e conservato con la violenza:  i partiti di opposizione – primo tra tutti l’African National Congress – sono

banditi e esiliati; gli oppositori, imprigionati o condannati a morte; le manifestazioni di protesta stroncate con la forza delle armi, dalla strage

di Sharpeville nel 1961, a quella di Soweto nel 1976, fino a Uitenhage, Crossroads, Port Elizabeth, i centri della rivolta popolare negli anni 80.

Lo stato di emergenza, la censura sulla stampa e la televisione, le migliaia di morti. Messe a tacere con la forza anche le ultime organizzazioni legali

di opposizione: il Cosatu, che raccoglieva i sindacati dei lavoratori neri, e il Fronte Unito Democratico, che riuniva oltre 700 movimenti anti-apartheid.

Neanche la Chiesa, nonostante il coraggio di pastori come Allan Boesak o il vescovo Desmond Tutu, che nel 1984 riceve il premio Nobel per la pace,

riescono a farsi ascoltare dal regime di Pretoria.

Maggiore attenzione ha invece il regime razzista presso i paesi occidentali: non solo buona parte di questi paesi non metteva in pratica le sanzioni

previste contro il Sudafrica dalle Nazioni Unite, ma ampliavano al contrario i loro rapporti commerciali con Pretoria. Oltre a sostanziosi

investimenti bancari, si importano dal Sudafrica oro e carbone, e vi si esportano armi e tecnologie.

 

7.

Finalmente, alla fine degli anni 80, qualcosa comincia a muoversi: al governo sudafricano c’è un cambio al vertice, e il presidente Botha, ammalato,

viene sostituito da Frederik de Klerk. Mandela intanto è trasferito in un ospedale-prigione più confortevole; nonostante i lunghi anni di isolamento,

e i sospetti caduti sulla moglie Winnie, accusata di complicità in un omicidio, resta il capo carismatico di tutta l’opposizione sudafricana, e

l’interlocutore politico più valido del governo razzista.

 

 

OLIVER TAMBO

Nelson Mandela…

 

ZINZI MANDELA 

Mio padre ha detto: ….Io non posso, né mai vorrò, accettare nessuna condizione finché non saremo liberi!…La mia e la vostra libertà non potranno

mai essere separate!!

DESMOND TUTU 

Noi abbiamo bisogno di Nelson Mandela!  Lui è il nostro leader!! Lui è il nostro leader!! Liberate il nostro leader!!!

 

8.

Nel febbraio del 1990, grazie alla lotta della popolazione di colore, alla pressione economica e politica delle sanzioni e alle mutate condizioni internazionali,

il regime di Pretoria deve cedere: il presidente del regime segregazionista Frederik De Klerk, nel suo discorso di apertura del Parlamento, annuncia

che l’African National Congress, e le altre organizzazioni anti-apartheid, non sono più illegali.

 

FREDRIK DE KLERK 

La proibizione dell’Africa National Congress, del Panafrican Congress, del Partito Comunista Sudafricano e di un certo numero di Organizzazioni

sussidiarie è stata annullata!...Voglio dire con chiarezza che il Governo ha preso la decisione di liberare Nelson Mandela senza condizioni.

 

ANTIJE KROEG

Vivevo in una piccola città, ed ero insegnante in una scuola per neri…Lui era ancora in prigione…e io non sapevo realmente chi fosse, che faccia avesse…

Nessuna sapeva come fosse: ma lui era lì! Se la gente diceva “Liberate Mandela”, lui era lì: e tuttavia non c’era.   E pochi mesi prima dell’annuncio della

sua liberazione, ebbi una telefonata anonima, che diceva “vai in quella certa strada, vai in quel certo negozio…”: e io andai, e c’era un filo con tutte magliette

appese: e sulle magliette c’era la faccia di Mandela: quel volto che aveva prima di andare in carcere, con la scriminatura tra i capelli…E intorno un sacco di

gente, a guardare quella faccia sulla maglietta: “Ma quello è lui? .. (sussurrando) Sì, quello è lui!!

 

9.                                                                                                               

Sorrideva distratto, sperduto in mezzo alla folla dei congressisti dell’ANC, o ci guardava accigliato tra gli altri imputati del processo

di Rivonia; o ancora, ci parlava, la barba lunga da clandestino, nell’ultima intervista registrata.

Per anni, per più di 27 lunghi anni, Nelson Mandela era rimasto uguale a se stesso, inchiodato a quelle poche foto e a quelle uniche

immagini, sempre giovane. Lo sapevamo, certo, in prigione, chiuso in isolamento, o a spaccar pietre sui campi di lavoro. Ci sembrava

di vederlo, dietro un reticolato a guardare il mare dell’isola di Robben, ma sempre con la stessa faccia, gli stessi occhi obliqui, lo stesso

malinconico sorriso. Anche le sua parole, i suoi messaggi dal carcere, filtravano attraverso il suo eterno ritratto da giovane.

Passavano gli anni, e quanto difficili, e di quanti morti e sofferenze segnati. Intristiva il paese, curvato sotto il peso insopportabile

dell’Apartheid, lacerato da ferite sempre più profonde. Invecchiava, e non senza pene ed errori, la moglie Winnie; crescevano,

e non senza timori ed incertezze, le figlie Zinzi e Zenani.

Ma lui rimaneva giovane. Attraversava, senza cambiare per noi nemmeno una piega del volto, senza una ruga o un sussulto, le impiccagioni

e i collari di fuoco, senza lasciarsi soffocare dalla lunga, arida stagione bianca, e senza perdere occasione di unirsi, con la sua voce sempre

giovane, al grido di libertà del suo popolo.

Non era certo un paradiso la prigione di Nelson Mandela, ma quando ne è uscito, come se avesse lasciato Shangri-La, il mitico leader

dell’ANC è diventato vecchio tutto ad un tratto, di colpo; come rovesciando la metafora di Dorian Gray, la sua immagine è invecchiata

con i suoi 72 anni, e la sua giovinezza, durata tanto a lungo, è rimasta laggiù, in fondo a qualche cella scura.

Il vecchio che è uscito ha gli occhi stanchi, come accecati dalla luce del giorno finalmente ritrovato. Tornato uomo all’improvviso, dopo

essere stato leggenda, tornato vecchio dopo essere stato eterno, Mandela sorride, quasi imbarazzato, dal suo ritratto in grigio.

L’immagine dice: “come è difficile ritornare libero...”

 

MANDELA A ROMA, GIUGNO 1990 (immagini inedite)

 

10.

Nei due anni successivi alla sua liberazione, Mandela cerca di costruire il negoziato che dovrebbe portare alle prime elezioni democratiche. 

Il risultato, certo, è ancora lontano: lo stato di emergenza non è ancora stato abrogato, la pena di morte è stata solo sospesa, le basi dell’apartheid

non sono state ancora intaccate, il principio di “un uomo, un voto”, non è stato ancora accettato.. Esistono ancora i bàntustan, gli stati fantoccio

creati da Pretoria per dividere e isolare la popolazione su presunte basi etniche, e gruppi fiancheggiatori del regime, come l’Inkhata di Buthelezi,

scatenano violenze tribali, con l’evidente intento di screditare le forze che rappresentano la maggioranza nera, e in particolare l’ANC.

Dopo molte violenze e molti morti, il negoziato, più volte interrotto, è ripreso con una nuova sessione della Codesa, la Conferenza per un

Sudafrica democratico, e l’idea di un governo di transizione su base multirazziale.

Il nuovo Sudafrica, dopo aver decretato il sanguinoso fallimento dello sviluppo separato delle razze, ha la possibilità storica di diventare un esempio

per la convivenza tra etnie e culture differenti. Frederik De Klerk e Nelson Mandela ricevono insieme il Premio Nobel per la pace.

 

11.

Una nuova bandiera, una nuova costituzione, un nuovo inno, che poi è il canto tradizionale del popolo nero, “che Dio benedica l’Africa”…

Dalle elezioni, le prime aperte a tutti i sudafricani, “un uomo, un voto”, qualunque sia il colore della pelle, esce vittoriosa una nuova democrazia

multietnica. Ancora prima dei risultati, già si avverte nell’entusiasmo della gente, nella straordinaria partecipazione dei neri, nonostante il clima

di violenza e le intimidazioni degli ultimi, irriducibili sostenitori della supremazia bianca.

 

12.

Quattro anni dopo la sua liberazione, Nelson Mandela è il primo presidente del Sudafrica democratico. E di nuovo Madiba suona il Sudafrica delle

canzoni di Miriam Makeba e Johnny Clegg,  danza il ballo zulu del negro bianco, gioca la partita dei rugbisti bianchi di una squadra nera, colora

il bianco e il nero di un paese fissato nel fascinoso fermo-immagine della musica e della cultura degli anni Cinquanta, propone una nazione arcobaleno

al posto delle liste tristi dei colorati, neri, mezzi neri, grigi e verdi dell’apartheid, urla l’inno di libertà di un popolo per la libertà di tutti i popoli oppressi,

canta con i cori di Sarafina e l’inno Nkosi Sikelele i’Afrika ….

 

NKOSI SIKELELE I'AFRIKA

 

13. 

Mandela  gioca la partita imperdibile di un intero continente; gioca la sfida difficile di una nuova democrazia, che concili l’individualismo occidentale

con la comunità dentro cui si forma la persona africana; danza il suo ruolo di governo sui ritmi del tam tam e della modernità del web, senza dimenticare

la lezione di ascolto e di rispetto degli anziani dei consigli tribali; scrive del suo lungo cammino verso la libertà, e parte dalle foto virate dei ragazzi del

massacro di Sharpeville e dalla nuda stanza dove hanno provato a spegnere il grido di libertà di Steve Biko, per cercare un difficile confronto e una

generosa riappacificazione con la minoranza bianca; inventa con il vescovo Tutu il Tribunale della verità e della riconciliazione, la verità strappata ai

carnefici e la riconciliazione offerta ai persecutori…

 

ANTJE KROEG

Penso sia molto importante che Mandela non sia visto come qualcosa di separato dal popolo nero del Sudafrica. La Commissione della verità e riconciliazione

non è stata solo Mandela e Tutu: quello della Commissione, che interrogava i persecutori bianche davanti alle loro vittime, è stato un processo che si è mosso

per tutto il paese, anche in piccoli centri, tra gente analfabeta, che magari non aveva mai visto Mandela. E tutti hanno consapevolmente accettato l’idea di fondo, ascoltare la verità e offrire in cambio la riappacificazione.

 

14.

Separato da Winnie, Mandela sposa ottantenne Gracia, la vedova del presidente mozambicano Samora Maciel. Alla fine del suo primo mandato, si ritira

dalla vita politica, lavorando ancora per risolvere i problemi del suo paese, e per organizzare - dopo la straordinaria vittoria della squadra sudafricana ai

mondiali di rugby – anche il Mondiale di calcio, il primo in un paese africano: simbolo eloquente del riconoscimento internazionale del Sudafrica democratico.

Certo, il Paese arcobaleno, dopo Mandela – per quanto libero, non razziale e democratico – è ancora lontano da quello che volevano l’African National

Congress e i suoi dirigenti. Restano sacche di povertà e di emarginazione, frutto di una distribuzione iniqua delle ricchezze del paese; resta la violenza,

soprattutto nelle strade dei grandi centri urbani; resta la piaga dell’Aids, affrontata con colpevole ritardo; torna il razzismo in forme nuove, come la

xenofobia verso gli immigrati dai paesi confinanti.

A 20 anni dalla sua liberazione, come ha detto il vescovo Tutu, “molta strada è stata fatta, ma molta ancora rimane da fare, e per riuscirci occorre

riprendere lo spirito del giorno in cui Madiba fu liberato”….

 

VOCI DI GIOVANI SUDAFRICANI

1. (maschio) Penso che Mandela sia una grande figura: ha dato la sua vita per l’Africa!

2. (femmina) penso che lui per me rappresenti una persona che lotta per la gente, che è stata a lungo in carcere per amore degli altri, un gran senso di

umanità, proprio una grande persona!

3. (m) Credo che sia un eroe, naturalmente. E, sì, è una delle ragioni perché io possa essere qui, a parlare con voi, a stusdiare in questa università,

il riscatto della nostra gente, sì…

4.(f) Ha cambiato la vita di tanta gente, è stato per merito suo che siamo stati liberati, che siamo liberi, adesso!

5. (m) Dobbiamo ancora guardare a lui come una persona di alta moralità, che segue principi morali e valori etici fino in  fondo. E noi sudafricani

dobbiamo seguire il suo esempio…

6. (f) ora lui si è ritirato, ma anche le nuove generazioni devono guardare a lui, anche ai nostri figli dovremo parlare di Nelson Mandela,

quest’uomo davvero speciale!

 

CARTELLO:

 

2010 il Sudafrica ottiene l’organizzazione dei Mondiali di calcio, Mandela compie 92 anni: il 18 luglio, la sua data di nascita, è stata dichiarata

dalle Nazioni Unite Giornata internazionale della pace.

 

15. 

Immaginate un paese grande quasi tre volte l’Italia, un paese popolato di bianchi, di neri e colorati, nel quale le persone stiano finalmente imparando

a vivere insieme, a costruire una società democratica e libera, capace di non dimenticare il passato ma di volgersi a guardare il futuro.

Quel paese è il Sudafrica, e Nelson Mandela, Nelson Rolihaila Mandela, è stato il padre di quel paese. Ha saputo cantare e danzare e giocare, Mandela,

una vita che fosse degna d’essere cantata e danzata e giocata: d’essere raccontata ai ragazzi da un Griot ispirato, la sera, intorno al fuoco sotto un baobab,

o intorno alla pallida luce d’un televisore.

Narrata per noi, per farci capire per cosa vale la pena morire, per cosa vale la pena vivere.

 

Titoli di coda

 

     L'Apartheid in Sudafrica

 

       Vorrei essere a righe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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