COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Corso di Laurea in Scienze storiche, del territorio e per la cooperazione internazionale

 

Paese di intervento: Tunisia

 

Dieci anni dalla Primavera araba (2011)

L’atto simbolico con cui inizia la Primavera araba è il suicidio di Mohamed Bouazizi, un giovane diplomato disoccupato, costretto a lavorare come commerciante ambulante, che il 17 dicembre 2010 si dà fuoco davanti al Comune nella città di Sidi Bouzid.
Fin da subito si viene a creare una profonda solidarietà che nel giro di pochi giorni, si trasforma in una vera e propria rivolta contro le comuni condizioni di

sfruttamento, povertà, precarietà, disoccupazione.

Il regime risponde duramente: gli episodi di repressione culminano con la morte di 25 persone nel ”week-end nero” tra l’8 e il 9 gennaio 2011. La violenza

della polizia ha come effetto l’espansione a macchia di leopardo della protesta, che si allarga man mano in tutta la Tunisia fino a giungere nella capitale,Tunisi,

dove nelle banlieue scoppiano violenti scontri con le forze del regime.


Il Presidente Ben Ali, impaurito da tutto ciò, pronuncia il 13 gennaio un discorso in cui promette libertà di stampa e di espressione, lavoro e democrazia.

Ma è troppo tardi. Il 14 gennaio 60mila persone sono di nuovo in piazza: quello stesso pomeriggio, la fuga del Presidente sancisce la fine del regime. In tutto

questo gioca un ruolo determinante l’esercito, che si rifiuta di sparare sulla folla e fraternizza con i manifestanti, mentre restano duri gli scontri con la polizia

fedele al regime e con le milizie presidenziali. Viene dichiarato lo stato d’emergenza.

In attesa di elezioni viene varato un governo di Unità Nazionale presieduto da Mohamed Ghannouchi, ex capo di governo nel regime di Ben Ali, accompagnato

da esponenti dell’opposizione parlamentare ed extraparlamentare. Ma migliaia di persone in tutto il paese manifestano contro la presenza di ministri dei Governi

di Ben Ali nel governo di transizione e chiedono anche l’abolizione dell’RCD (partito benalista). Il 27 febbraio 2011, dopo che un corteo è degenerato in scontri

con la polizia, provocando la morte di 5 persone, Ghannouchi annuncia le sue dimissioni. Il 3 marzo viene fissata, come data per le elezioni della nuova Assemblea Costituente, il 24 ottobre.


La Rivoluzione dei gelsomini (come la Primavera araba in generale) deve essere letta come l’espressione di rivolta di intere generazioni, che partendo da

condizioni comuni di esistenza – una vita precaria, elevata disoccupazione, violenze istituzionali, pressioni psicologiche, frustrazione del presente, assenza di futuro – hanno pensato possibile una realtà di diritti, di occupazione, di emancipazione, di costruzione d’un processo democratico nel loro paese.
Questo sentimento comune, come sostenevano i giornali, parlando di “trionfo della democrazia”, era palpabile il giorno delle elezioni per l’ Assemblea Costituente,

il 24 ottobre. Il voto ha visto la vittoria del partito islamista Ennahdha, a danno dei partiti di sinistra come il PDP o il Polo Democratico, che non hanno saputo

presentare un fronte unitario.

Uno studioso arabo, Muasher, parte dalla vittoria riportata dal partito islamista sottolineando la supericialità dei media occidentali, che secondo lui non si

sono fermati a riflettere sul reale motivo di tale vittoria. Muasher crede infatti che al  momento Ennahda riesca a raccogliere anche molti consensi moderati

in quanto non esiste ancora una vera e propria alternativa laica e liberale nel paese; ma che nei prossimi anni si verranno ad aggiungere nel panorama

politico tunisino nuovi partiti che vedranno ricevere consensi in base alla loro reale forza sul territorio e alla fiducia che riusciranno a far nascere nei cittadini;

questo per dire che l’unico modo per raggiungere una stabilità democratica nel paese non può essere il tentativo di escludere i partiti islamisti dal governo,

col pericolo di accrescerne il peso politico, bensì tentare di raggiungere un pluralismo che impedirebbe sia agli islamisti sia a chiunque altro di arrivare

al potere negando il diritto di organizzazione politica per gli altri.

(vedi anche http://www.massimoghirelli.net/universita.mondoarabo.tunisia.htm)

 

La Tunisia oggi

La Tunisia, tra i Paesi arabi,  è stato l'unico a uscire dalla Primavera araba con un governo democraticamente eletto, ma debole sul piano sociale, economico

e strutturale. E' il paese arabo più vicino all'Italia e uno dei primi protagonisti della nostra storia d’immigrazione, con una presenza di circa 100mila persone,

e un alto indice di integrazione, specialmente al sud: Mazara del Vallo è tuttora una delle città più “arabe” d'Europa.  

La stabilità della Tunisia – secondo quanto affermato dalle stesse autorità italiane – è vitale per il nostro paese; ma il governo italiano, invece di aiutare

la sua democratizzazione, e sostenerne la fragile economia, ha deciso di bloccare i fondi (pochi, ma significativi) destinati al paese nordafricano dalla nostra cooperazione allo sviluppo finché il governo locale non riuscirà a fermare le partenze. Invece di rafforzarli, li ricattiamo.

Così i tunisini, delusi sia dai loro governanti che dagli 'amici' italiani, hanno ripreso a cercare fortuna da noi  e in Europa, fuggendo,  come non facevano

più dopo la vittoria della Primavera araba, verso le nostre coste.

Sono passati dieci anni da quella Primavera: tra i giovani tunisini è radicata la convinzione che ci sia stato un vero e proprio tradimento  della Rivoluzione

dei gelsomini: disoccupazione...pochi investimenti stranieri..turismo che langue per la paura del terrorismo...

Molte proteste, tagli agli impieghi pubblici, delusione.

 

La Cooperazione italiana in Tunisia

L’AICS in Tunisia ha voluto scommettere su un progetto che vede proprio nella diaspora tunisina residente in Italia una risorsa chiave per stimolare lo spirito imprenditoriale nelle zone più svantaggiate della Tunisia. Mobi-TRE, questo il nome del progetto realizzato in partnership con l’Organizzazione Internazionale

per le Migrazioni, s’inserisce tra gli assi più innovativi del Memorandum d’Intesa per la cooperazione allo sviluppo italiana in Tunisia, firmato tra i due governi

nel 2017 e tutt’ora in vigore.

Il progetto inquadra la migrazione come vettore di sviluppo e dedica una particolare attenzione alla valorizzazione del capitale umano e finanziario delle regioni

tunisine particolarmente sfavorite, attraverso il coinvolgimento della diaspora tunisina per promuovere attività, quali ad esempio l’agricoltura, l’artigianato

e i piccoli mestieri.

Altri progetti interessanti sono visibili alle pagine https://www.aics.gov.it/tag/tunisia/, il progetto Jasmine (https://www.overseas-onlus.org/2019/09/02/jasmine/);

e infine il Progetto Giovani e Sviluppo: che potrebbe essere il quadro in cui inserire il nostro Progetto come Roma Tre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         Università Roma3

 

 IDip. Studi umanistici

 

Cooperazione italiana

 

Gruppi lavoro Corso

 

 Gruppi di lavoro Lab.        

 Progetto

 

 

 Link & Libri

 

 

 

 

                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                     Home