Strumenti di comunicazione

 

 

 

 

 

 

 

Progetto teatro in Tunisia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un divano a Tunisi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che il fosfato sia maledetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Corso di Laurea in Scienze storiche, del territorio e per la cooperazione internazionale

 

I Gruppi di lavoro preparatori

 

Gruppo 6.  Strumenti di comunicazione per la Cooperazione a, schda di approfondimento     

               

Carlotta Cosi, referente  car.cosi@stud.uniroma3.it

Chiara Valeri        chi.valeri3@stud.uniroma3.it 

Isabella Sole         isa.sole@stud.uniroma3.it

Sara Mansueti

Sara Valenza         sar.valenza@stud.uniroma3.it

Sara Ambrosini     sar.ambrosini@stud.uniroma3.it

Gianluca Petrucci   gia.petrucci3@stud.uniroma3.it

Emanuele Bosi       ema.bosi@stud.uniroma3.it
Gaia Matilde Cortese  gai.cortese@stud.uniroma3.it

- Cosi Carlotta              

Questo gruppo dovrebbe studiare che tipo di strumenti potrebbero essere utili per il progetto di cooperazione che intendiamo fare in Tunisia:

in particolare i mezzi di comunicazione più adatti sia per presentare il nostro progetto ai possibili donatori e/o partner del progetto stesso, in Italia

o in Europa; sia ai possibili destinatari locali del nostro intervento di cooperazione: quali Ong, associazioni locali, enti istituzionali tunisini e

segmenti di popolazione interessata dal progetto, in particolare i giovani tunisini.


Il Gruppo 6 ha raccolto una serie di link relativi ai mezzi di comunicazione:

Link e progetti dal sito di AICS Tunisi:

Link e documenti su storia e uso dei media in Tunisia:

Link sul ruolo dei media nelle Rivolte Arabe:

 

Altri link utili e progetti:

Progetti per giovani studenti/laureati africani:

Film a Tunisi:

 

Il Gruppo di lavoro si è diviso in 4 sottogruppi, ognuno con un diverso argomento.

Gli argomenti che propongono sono i seguenti:

- intervista a un ragazzo tunisino (Gaia Cortese con l'aiuto del gruppo per le domande)

- ruolo dei media tunisini in Tunisia durante la primavera araba (Isabella Sole e Sara Valenza)

- ruolo dei media tunisini e italiani in Tunisia oggi (Sara Ambrosini, Carlotta Cosi, Chiara Valeri)

- ruolo della Tunisia nel contesto internazionale e comunicazione Italia/Europa verso la Tunisia (Gianluca Petrucci e Emanuele Bosi)

Carlotta Cosi


Sul tema della comunicazione attraverso l’arte abbiamo trovato un progetto ancora attivo molto interessante, su cui si può basare il lavoro del gruppo.

Si tratta del progetto Jasmine "Jeunesse Active Pour Une Société Capable De Promouvoir L’Employabilité Et L’Inclusion", che ha come obiettivi

la promozione dell’inclusione sociale di giovani e donne tunisini e la loro integrazione nel mondo del lavoro, così come il contrastare i processi di

emarginazione e radicalismo giovanile.
Il progetto è organizzato dalla ONG “Overseas” e finanziato dall’AICS: https://tunisi.aics.gov.it/news/2020/7962/ e dovrebbe essere attivo fino

ad agosto di quest’anno. Sono previste attività interessanti per i giovani, che permettano loro di esprimersi: tra questa il “Cartoon World Challenge”,

un corso di fumetti con il fumettista italiano Claudio Calia. https://www.yabasta.it/spip.php?article2453 e https://www.yabasta.it/spip.php?article2479

Sempre riguardo alla comunicazione attraverso fumetti e social network, abbiamo trovato altri due progetti interessanti:
- https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/retediplomatica/2020/10/tunisi-il-fumetto-e-la-mostra-la-nuova-frontiera.html : mostra

dell’Istituto di Cultura Italiana a Tunisi, con lo scopo di diffondere la lingua italiana.
- https://www.culturamente.it/libri/takoua-ben-mohammed-graphic-journalism-sotto-il-velo/ : progetto creato da una ragazza tunisina cresciuta

a Roma, che si esprime e comunica con i giovani attraverso i suoi fumetti.
Riteniamo che sarebbe un modo molto creativo ed efficace per promuovere un eventuale progetto.
Altro tema interessante è la comunicazione dei tunisini in Tunisia attraverso graffiti e murales, sul quale abbiamo già raccolto alcuni siti.


Sara Ambrosini

Abbiamo deciso di aprire una piccola parentesi sul problema della censura dei media in Tunisia, per capire come questa favorisca o meno l’uso

di determinati mezzi di comunicazione, quali giornali, programmi tv e social media. Al momento ci siamo soffermati sulla violazione del diritto di

espressione sui social, Facebook in particolare, e sulla diffusione di nuove piattaforme, come Tiktok, perché meno soggette a restrizioni e in grado

di raggiungere un numero maggiore di persone, anche al livello internazionale.

Link articoli:

https://nawaat.org/2021/01/22/quand-tiktok-sert-de-relais-aux-protestations-en-tunisie/

https://nawaat.org/2021/03/20/protests-in-tunisia-police-violate-personal-data-protections/

https://www.aljazeera.com/opinions/2021/3/15/the-long-road-ahead-for-arab-journalists-and-free-speech

https://www.aljazeera.com/features/2014/4/19/tunisian-media-in-flux-since-revolution

 

Isabella Sole

Il ruolo dei media durante la Primavera Araba:

Nella primavera araba, i social media hanno svolto un ruolo determinante nell’organizzazione delle manifestazioni e nella diffusione di notizie

e contenuti multimediali verso l’esterno, aggirando la censura istituzionale.

Nonostante l’ampia copertura mediatica data dal primo canale satellitare, durante la primavera araba, solo il 9% della popolazione tunisina considera

Al Jazeera fonte di notizie, a pari merito con Al-Arabiya, mentre al primo posto si classifica Facebook col 52%, seguito dai media locali.

Al fianco dei social network ufficiali, sono sorte delle comunità online, che hanno svolto la funzione di ONG virtuali, con l’inizio delle rivolte arabe.

Alcune sono Avaaz con oltre 9 milioni di iscritti e sede negli Stati Uniti, sono specializzati in una comunicazione verticale tra società civile e governi.

Organizzano campagne di sensibilizzazione e raccolgono firme per petizioni rivolte ai Governi, ma anche a organizzatori internazionali, quali ONU

o Unione Europea. “We Rebuild” e “Telecomix” si sono concentrati nelle azioni contro-censura, come mediante la fornitura di vecchi modem che

possono aggirare il blocco della banda o la creazione di un database sul modello Wiki sugli episodi di censura e possibili contromisure.                        

La comunità virtuale di Anonymus raggruppa hacker di diversi paesi e ha assunto un ruolo importante nella controcensura, in Tunisia e in Egitto

soprattutto, oscurando i siti internet del Governo e a rivolgersi ai rivoltosi attraverso gli stessi siti. In tutta la regione araba, i controlli imposti dal

web filtrano contenuti di siti ufficiali, blog e video attraverso software acquistati dall’Occidente. Tra gli Stati più attivi, c’è la Tunisia, che obbliga

i gestori di internet cafè a registrare i documenti dei loro clienti. Uno strumento largamente utilizzato dagli organizzatori di proteste è il software

The Onion Router, che permette la navigazione anonima e servizi di comunicazione, attraverso punti di accesso messi a disposizione dagli stessi utenti.

 cfr. Ruolo media tunisini in Tunisia durante la rivolta araba


Chiara Valeri

http://arabpress.eu/cinema-tunisino-sette-film-da-non-perdere/

“Yalan bou el fosfate” (Che il fosfato sia maledetto, 2012): il documentario di Sami Tili ripercorre gli albori del primo atto realmente significativo

di disobbedienza civile contro il regime di Ben Ali, anni prima che Mohamed Bouazizi si desse fuoco scatenando la rivoluzione del 2011.

Si tratta del sit-in, durato sei mesi nel 2008, della gioventù senza lavoro in una città tunisina nota per le miniere di fosfato.

Il film si concentra su sei insegnanti disoccupati in cerca di lavoro, coinvolti nelle sommosse di questa città, che avrebbe dovuto trarre vantaggio,

in termini di posti di lavoro, dalla presenza delle miniere, come di fatto non fu. Le proteste incontrarono una dura repressione da parte delle forze

del governo che costò la vita a molti. Il film fu acclamato dalla critica e vinse il premio per il Miglior Documentario Arabo al Festival del Film di

Abu Dhabi nell’ottobre 2012. “El hay erawah” (Reporter di guerra, 2014) Diretto da Amine Boukhris, questo documentario ripercorre le vite di

numerosi reporter di guerra che documentarono i conflitti e le guerre scaturite dai moti della Primavera Araba. Tra le immagini di macerie e proiettili

vaganti, questi reporter condividono quindi le loro storie, rievocando ricordi di guerra, insonnia e passione per la macchina fotografica.

Il film è stato recentemente proiettato a Tunisi ed insignito del premio come Miglior Documentario al Festival del Cinema Arabo di Malmo

(MAAF, Svezia) nell’ottobre 2014

Cfr. Il ruolo del cinema: esempi


Gianluca Petrucci e Emanuele Bosi

La Tunisia nel contesto mondiale:

La politica estera tunisina si fonda da tempo sulla scelta strategica di partenariato con l’Unione Europea, di mediazione nelle crisi regionali, promozione dell’integrazione maghrebina e di scambi commerciali. La Tunisia punta al continuo sviluppo e al rafforzamento delle relazioni con l’UE, suo primo partner commerciale, indirizzando verso il mercato europeo circa il 75% delle esportazioni e da cui ottiene all’incirca il 55% delle importazioni totali.

Il 19 novembre 2012 è stato firmato l’accordo politico sul partenariato privilegiato e il piano d’azione in vista della conclusione di un Accordo di libero

scambio completo e approfondito conosciuto come (ALECA), che permetterà di integrare la Tunisia nello Spazio Economico Europeo. Negli ultimi anni

si assiste a segnali di un maggiore dinamismo tunisino in politica estera, a cominciare dalla richiesta di una rimodulazione dei rapporti con l’Unione

Europea e dal rafforzamento della propria presenza nello scacchiere regionale, con particolare riguardo alle relazioni con la Turchia ed i Paesi del Golfo.

In tale contesto si è tenuta nel novembre del 2016 la conferenza internazionale “Tunisia 2020: Road to Inclusion, Sustainability and Efficency”, in cui

il Paese ha presentato ad una vasta platea internazionale un dettagliato piano di sviluppo, ottenendo circa 14 miliardi di finanziamento da investitori privati, organizzazioni internazionali e governi esteri. La Tunisia ha mantenuto una costante attenzione nei confronti dell’Africa subsahariana, in un’ottica di

stabilizzazione sub-regionale, anche in ragione della preoccupazione per i focolai di instabilità presenti nella regione sahariana. Per la sua stessa posizione

geografica, la Tunisia è attivamente impegnata nell’ambito dell’integrazione sub-regionale, in particolare nel quadro dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA),

non solo per motivi di sicurezza, ma anche come presupposto di una più fattiva e profonda collaborazione con l’UE. L’integrazione del Maghreb avrebbe

conseguenze economiche di rilievo, come l’avvio dei grandi progetti infrastrutturali, che potrebbero costituire un ulteriore stimolo alla crescita economica

e allo sviluppo degli investimenti esteri. La Tunisia partecipa inoltre, sin dal periodo immediatamente successivo all’indipendenza, alla Lega degli Stati arabi.

Il Paese continua infine a rappresentare un partner di primaria importanza per gli Stati Uniti nella regione. Il Governo americano non ha mancato di

assicurare il proprio sostegno alla fase di transizione democratica, anche con importanti aiuti economici. Nel 2014 il Governo tunisino ha sottoscritto

un “Programma di partnership individuale e di cooperazione” con la NATO.

 

Si veda anche il Documento complessivo del gruppo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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