MEDIA E MONDO ARABO

dalle Torri gemelle alla Primavera araba

_____

L'Europa e le rivolte arabe

 

La vita dell’uomo, nelle sue funzioni, sia pubbliche che private, è inevitabilmente condizionata dai mezzi di comunicazione; le rappresentazioni che questi mezzi propongono degli eventi giocano un ruolo decisivo e profondamente influente rispetto alla nascita di opinioni e atteggiamenti, in particolare nel mondo occidentale.

Si vanno così a creare vari punti di vista, a volte simili, a volte completamente opposti, su quello che oggi nel mondo arabo sta cambiando. I diversi mass media europei hanno descritto la cosiddetta “Primavera araba” mettendo l’accento soprattutto su quattro aspetti: diritti e libertà, relazioni geopolitiche, immigrazione e integralismo religioso.

 

Punti di vista

C’è chi ha visto in questa serie di eventi, un desiderio di rovesciamento di quei regimi che per anni hanno soppresso il popolo, inneggiando a diritti e libertà. Scrittori e giornalisti, hanno tentano, sin da subito, di delineare un possibile futuro degli Stati interessati, provando a immaginare le conseguenze di tutto l’accaduto. Il punto è che la Primavera araba, oltre ad avere conseguenze non ancora completamente immaginabili, è essa stessa, prima di tutto, una conseguenza: indica che in alcuni Paesi arabi stanno mettendo radici, regole nuove per la politica e il governo. E qui sta il dato incoraggiante: sembra che le nuove regole siano in larga misura scritte o dettate dagli stessi cittadini. “Porteremo avanti questa rivoluzione fino al raggiungimento del suo obiettivo, che è una Tunisia libera, indipendente e prospera, in cui siano garantiti i diritti di Dio, del Profeta, delle donne, degli uomini, dei religiosi e dei non credenti. Perché la Tunisia è di tutti”. Questo messaggio chiaro, lanciato da uno degli islamisti più in vista del mondo arabo, Rachid Ghannouchi, leader del partito islamico Ennahda, mostra uno degli atteggiamenti che in questa Primavera ha animato giovani, anziani, bambini e adulti scesi nelle piazze di tutto il Mondo Arabo, e nello stesso momento mostra uni degli elementi che dovrebbero caratterizzare le nuove culture politiche arabe, e cioè una democrazia pluralista, responsabile e aperta a tutti.


Alcuni giornalisti e studiosi del mondo occidentale, invece, ci prospettano una visione più approfondita degli eventi schedati in cronache quotidiane dai giornali nazionali. Robert Fisk ad esempio, corrispondente di The Indipendent e commentatore britannico di questioni mediorientali, ci fa riflettere sulla data di inizio della primavera araba, che lui colloca nel 2005 in Libano, e non nel dicembre 2010 con la morte di Mohamed Bouazizi. Ci sono poi Roberto Aliboni, responsabile dell’area Medio Oriente presso lo IAI, e Robert Kaplan, analista di politica internazionale, che si preoccupano degli equilibri geopolitici mondiali, sapientemente ordinati dagli Usa e ora messi in disordine dalle rivolte arabe. E il comportamento Usa è anche al centro delle riflessioni del giornalista italiano Marcello Foa: documenti alla mano, parla di come prima Bush e poi Obama abbiano imparato ad attizzare le masse e usare quindi le piazze a proprio vantaggio. Le stesse che secondo altri storici e politologi - Fukuyama e Micheal Leeden - aspirano semplicemente ai nostri valori di modernità e libero mercato. Queste sono solo alcune delle interpretazioni geopolitiche correnti, e già ci fanno capire come “ il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”.


Diversi mass-media europei hanno invece guardato a questa Primavera da un altro punto di vista: preoccupandosi più delle conseguenze che le rivolte provocano all’interno dei loro Stati che delle rivolte in sé. La più rilevante tra queste, che ha interessato in particolare l’Italia, è stato l’aumento del numero degli immigrati in fuga dal Nord Africa verso Europa. Gli altri Stati europei infatti hanno visto il “problema immigrati” soprattutto come un problema italiano, mostrandosi più che riluttanti a concedere permessi per la libera circolazione degli immigrati, mettendo in crisi le basi e l’esistenza stessa dell’Unione Europea. Nei titoli di alcuni articoli italiani (soprattutto nel periodo compreso tra marzo e maggio) si leggevano espressioni come «Invasione a Lampedusa», «Quell'ondata infinita», «L’invasione continua» e altre simili, anche nelle prime pagine dei quotidiani. Ciò, insieme anche al fatto che spesso questi articoli erano posizionati nella sezione 'cronaca' o 'interni', ha portato l’attenzione dell’opinione pubblica soprattutto sul problema dei profughi in senso quantitativo, dando anche un’immagine molto negativa di queste persone (considerate pericolose a prescindere, perché 'troppe'), senza preoccuparsi poi tanto del perché queste persone fossero fuggite dal loro Paese o di cosa stesse succedendo in quel Paese.


Altri, ancora si interrogano: e dopo? Dopo la rivoluzione dei gelsomini, dopo la primavera araba, l’autunno arabo; cosa ci sarà? Dopo c’è la paura per il fondamentalismo islamico. Alcune testate europee sono intrise da questo sentimento. È fondata questa paura? Perché si dovrebbe passare da una dittatura all’altra? A quanto scritto su Il Foglio, La Stampa, Il Corriere della Sera o Le Monde, la vittoria dell’islamismo è preannunciata. Perché? Per migliore organizzazione, programma ben definito, maggior chiarezza e fermezza d’idee. Perche è la prima volta che il popolo può decidere attraverso elezioni, e i nascenti partiti hanno creato dispersione. Perché l’Occidente, piegato dai propri interessi economici e politici, potrebbe acconsentire questa nuova ascesa al potere. Perché sono popoli che non conoscono e non possono avere la democrazia occidentale, ma una democrazia rivista alla luce della loro storia passata. La cosa certa è che dovrebbe essere una soluzione scelta dal popolo.

 

Le paure dell'Occidente

Le paure degli occidentali nascono dal nuovo che si fa

strada, dalle difficoltà di inquadrare i moti rivoluzionari,

dalla possibile vittoria dell'integralismo musulmano...

                                                  

GRUPPO DI LAVORO

      

      I       Fabio Broggi

      

          Ermanno Perotti

      

     Francesca Equestre

      

     Alessandra Caputo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                      Home