MEDIA E MONDO ARABO

dalle Torri gemelle alla Primavera araba

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Iran

 

La situazione iraniana, a differenza del resto dei paesi arabi, per l’intero 2011 è stata caratterizzata da un’apparente quiete ed una calma quasi irreale rispetto al passato tumultuoso della regione. Dietro questa situazione di illusoria tranquillità si nasconde però un'evidente tensione tra l’attuale Capo dello Stato Ahmadinejad e la Guida Suprema del paese, l'Ayatollah Khamenei.

Quest'ultimo infatti, con l'appoggio delle massime autorità religiose e della classe dirigente conservatrice del paese, opera un costante e continuo scontro nei confronti della politica di Ahmadinejad. Nel giugno scorso ordina l'arresto di alcuni tra i più stretti collaboratori del Presidente e censura un intervento pubblico dello stesso Capo dello Stato.

L'uccisione della giovane manifestante Neda Soltani nel giugno 2009, durante le repressioni delle proteste di piazza ai danni del Movimento Verde, ha fatto emergere in modo palese i contrasti tra le due massime autorità del paese. La diffusione del video della morte della dimostrante ha permesso all'Ayatollah di presentare Ahmadinejad come unico responsabile diretto delle violenze.

La situazione iraniana improvvisamente s’infiamma lo scorso febbraio, quando alcune manifestazioni a sostegno delle rivolte del nord Africa sembrano il primo passo per una reazione contro il regime. Tuttavia, l’embrione di ciò che sembrava essere l’onda lunga dei movimenti magrebini, viene soffocato e represso in pochissime ore. Le notizie ufficiali diffuse dal regime parlano di numerosi morti e migliaia di feriti. Il Governo iraniano, sorpreso dagli eventi, appoggia apertamente le rivolte arabe, proponendo il "ris

veglio islamico" attraverso l’instaurazione di governi Teocratici in tutti i paesi musulmani.

Ricevuto un secco rifiuto da parte dei movimenti nord africani ad accettare interferenze esogene, il Governo di Teheran ha diffuso nella popolazione la convinzione che le rivolte siano in realtà manovrate dall’esterno allo scopo di spingere all'autodistruzione i fratelli musulmani. Queste idee imposte alla popolazione dal regime hanno come unico scopo far crescere un sentimento di ostilità verso l’occidente ed in particolare nei confronti di Israele.

Ad oggi la situazione iraniana rimane di difficile comprensione. L'impressione che giunge all'opinione pubblica occidentale, è che in realtà Teheran si stia preparando ad affrontare scelte dalle conseguenze incerte e potenzialmente drammatiche.(Francesca Colella)

 

Uno scenario preoccupante

Contrariamente a quanto si potesse pensare, l'incalzare degli eventi nord africani

e soprattutto l'ampiezza della loro portata geografica, ha colto di sorpresa Teheran...

 

 

CRONOLOGIA

20 giugno 2009- Durante le proteste seguite alle elezioni presidenziali è stata uccisa una ragazza, Neda Salehi Agha-Soltan.

14 febbraio 2011- Gli iraniani sfidano il divieto del governo di unirsi manifestazione a Teheran, con manifestazioni e scontri di piazza in Bahrain e nello Yemen.

15 febbraio 2011- Cresce il numero dei morti nella manifestazione del giorno precedente, sono stati segnalati 1500 arresti. Alcuni membri del parlamento iraniano chiedono l’esecuzione dei leader dell’opposizione: Mousavi e Karroubi.

13 marzo 2011- L’Iran usa “bambini soldato” per reprimere le proteste di Teheran, i bambini sono stati schierati accanto alla polizia, tattica che potrebbe violare il diritto internazionale.

18 aprile 2011- L’iraniana, premio Nobel, Shirin Ebadi scrive al commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite rispetto al trattamento di minoranza sannita.

23 giugno 2011- Viene arrestato Muhammad Sharif Malekzadeh, alleato di Mahmoud Ahmadinejad, con l’accusa di corruzione. Questo evento incrementa la spaccatura tra il presidente e l'Ayatollah Ali Khamenei.

30 giugno 2011- Mahnaz Mohammadi, importante cineasta iraniana e attivista per i diritti delle donne, e la fotogiornalista iraniana Maryam Majd, sono state arrestate da agenti non identificati, poiché lavoravano ad un documentario sulla società iraniana.

1 luglio 2011- La televisione di stato iraniana IRIB, che è sotto il controllo dell’ayatollah Ali Khamenei, ha censurato un video clip che mostrava il presidente Mahmoud Ahmadinejad condannare i recenti arresti dei suoi stretti alleati.

27 luglio 2011- L'Iran ha rilasciato due figure di spicco culturale, Pegah Ahangarani e Mahnaz Mohammadi, dopo le critiche alla sua intensa politica contro gli artisti e attivisti per i diritti.

26 agosto 2011- Le autorità negano la detenzione di Kouhyar Goudarzi, membro attivo del Comitato per i Diritti Umani Reporter (CHRR) in Iran.

30 agosto 2011- L’Iran libera 100 prigionieri politici nel tentativo di calmare la tensione in vista delle elezioni parlamentari.

14 settembre 2011- All’avvocatessa iraniana, Nasrin Sotoudeh, è stata ridotta la pena da 11 a sei anni: era stata condannata per aver difeso alcuni attivisti politici, con l’accusa di "agire contro la sicurezza nazionale" e "propaganda contro il regime".

30 settembre 2011- Mistero attorno al suicidio di bloggers iraniani: alcuni sostenitori dell’opposizione ritengono che la coppia abbia ricevuto pressioni per testimoniare contro la scomparsa di Kouhyar Goudarzi.

9 ottobre 2011- Lo studente attivista iraniano Peyman Aref era stato condannato a 12 mesi di reclusione e 74 frustate dopo essere stato riconosciuto colpevole di propaganda contro il regime per essersi rivolto ai media stranieri. Un’ora prima della sua scarcerazione una guardia carceraria mascherata lo ha frustato davanti alla moglie e alcuni funzionari della magistratura iraniana.

10 ottobre 2011- Funzionari della sicurezza permettono a Mehdi Karroubi, leader dell’opposizione agli arresti domiciliari, di festeggiare il suo 74 ° compleanno con i parenti.

18 ottobre 2011- Una corte d'appello di Teheran ha confermato la sentenza, nei confronti del cineasta iraniano Jafar Panahi, che è stata emessa nel dicembre 2010 e comprendeva 20 anni di divieto di fare film, viaggi all'estero o parlare con la stampa.

29 ottobre 2011- Marzieh Vafamehr, attrice iraniana apparsa in un film-critica delle politiche repressive in Iran, è stata rilasciata dal carcere.

 

ANALISI

Contrariamente a quanto si potesse pensare, l'incalzare degli eventi nord africani e soprattutto l'ampiezza della loro portata geografica, ha colto di sorpresa Teheran. Troppo impegnati infatti a risolvere gli scontri interni tra il presidente Ahmadinejad, lo Ayatollah Khamenei, nessun rappresentante della Repubblica Islamica ha saputo analizzare, ed in qualche modo trarre a proprio vantaggio i repentini cambiamenti che si stavano delineando in gran parte del mondo arabo.
La prima fase delle rivolte, quando la situazione all'improvviso si accende in Tunisia ed Egitto, sia il Governo che la società civile rimangono pressoché indifferenti alle notizie che giungono dall'esterno. L'unico tentativo di reazione e in qualche modo di sostegno ai movimenti magrebini da parte di ciò che rimane del Movimento Verde, viene immediatamente zittito dal regime e spento nel sangue. L'incapacità iraniana a reagire agli eventi che stanno susseguendosi nel mediterraneo - e non solo - è da cercarsi nell'ambiguità continua con la quale la leadership ha negli anni passati ha trattato con i vari dittatori che uno ad uno stanno cadendo. Prima appoggiandoli economicamente e logisticamente e poi voltando loro le spalle in nome di un fantomatico tradimento ai principi dettati dal Corano.
Passate alcune settimane di imbarazzante silenzio, tocca quindi alla Guida Suprema Khamenei formulare un primo giudizio sull'evolversi della situazione. Con un discorso alla nazione, nel marzo 2011, lo Ayatollah tenta paradossalmente di strumentalizzare le rivolte, incitanto i fratelli musulmani a combattere contro il totalitarismo che per oltre 40 anni ha governato la regione. Lancia quindi un appello a tutti i movimenti rivoltosi affinché, colti da una sorte di "risveglio islamico" possano finalmente destituire i regimi autoritari della regione, per sostituirli con Teocrazie sul modello dello stesso Iran. Una sorte di appoggio alle rivoluzioni, ma ovviamente non a casa propria. Sono gli stessi teologi dell' Al-Ahram, principale quotidiano egiziano, a rifiutare seccamente ogni interferenza esterna, ed a condannare qualunque tentativo di ispirazione islamica delle rivolte. Al contrario la caduta dei regime è nella maggior parte dei casi provocata da giovani laici e progressisti addirittura filoamericani. In tal modo da parte del mondo arabo, si è confermato per l'ennesima volta estraneo alle politiche e alle influenze iraniane. Esaltare la carica rivoluzionaria contro i poteri autocratici, si rivela quindi un pericoloso autogol. Si corre il rischio di diffondere nella popolazione l'idea che nonostante la violenta censura che ogni giorno la popolazione iraniana è sottoposta, in realtà si possa reagire, e sovvertire il regime.
A questo punto, il Governo di Teheran, cerca in qualche modo di correggere e rettificare le proprie dichiarazioni. Forte del controllo totale dei mezzi di comunicazione mette in atto una massiccia propaganda anti-occidentale. Lo scorso settembre lo stesso Khamenei organizza un fastoso evento dal titolo "Prima Conferenza Internazionale sul Risveglio Islamico" al quale, come ennesimo segno di sfida, non permette ad Ahmadinejad di intervenire. Tema centrale dell'incontro è la divulgazione in chiave islamica degli eventi che ogni giorno sempre più stanno cambiando lo scenario socio-politico di tutti i paese attori delle rivolte. L'intendo è chiaramente espresso nel rinnovare e ringiovanire nella popolazione un forte sentimento di ostilità verso l'occidente ed in particolare nei confronti di Israele. Le tre fasi che la Guida individua come salienti per un cambiamento migliorativo della regione araba possono essere sintetizzati in tre punti: l'imposizione di una connotazione islamica ai movimenti; l'esclusione dell'occidente dalle gestione delle risorse dei paese musulmani, vietandone l'utilizzo, ed infine il contrasto all'ingerenza straniera nelle rivolte armate.
Secondo Khamenei infatti l'occidente avrebbe sostenuto esclusivamente le rivolte utili al mantenimento ed al miglioramento dei propri specifici interessi economici, come nel caso della Libia, senza intervenire e contrastare casi come il Bahrein, dove anzi si è tollerato l'uso massiccio delle forse militari contro la popolazione.
Durante la Conferenza un giudizio ed un trattamento diverso viene riservato alla rivolta in Siria. Infatti, se il regime di Teheran, condanna le repressioni di piazza in tutti gli paesi arabi, sin dall'inizio ha concesso il pieno sostegno al regime di Al-Asad, sostenendone la natura totalmente differente rispetto alle altre. Quella Siriana non sarebbe una rivoluzione popolare, ma il chiaro tentativo straniero di destabilizzare l'intero quadro medio-orientale, inserito in un progetto ben più amplio di controllo del mondo da parte dell'occidente. L'eventuale caduta di Al-Asad si tradurrebbe per l'Iran in una pericolosa perdita di un alleato strategico, con la strozzatura delle linee di approvvigionamento ad Hezbollah, e con l'instaurazione di un governo certamente a maggioranza sunnita, storicamente inviso alla maggioranza assoluta degli iraniani sciiti. L'impressione che giunge a noi però è di una realtà ben più complicata e pericolosa. Alle spalle della crisi siriana infatti, si sta delineando un quadro estremamente drammatico. Da una parte i continui richiami da parte di Israele ad un fronte comune occidentale per aumentare le sanzioni ai danni dell'Iran e dall'altro il regime di Teheran che forte dell'appoggio di due nuovi alleati, Russia e Cina, continua a minacciare un intervento nucleare contro Israele. L'esistenza di piani d'aggressione da parte di entrembi gli Stati è nota da tempo. La vera novità è l'allargamento dei soggetti coinvolti. Da una parte oltre ad Israele, Stati Uniti e Inghilterra vengono menzionati nei rapporti ufficiali le partecipazioni di Francia, Germani ed Olanda. Nel fronte Iraniano invece, l'entrata in scena di due potenze economiche come la Russia e soprattutto la Cina, aprono interpretazioni e scenari sempre più complicati. L'impressione però è che un eventuale e forse scontato attacco militare a Teheran, possa avere risvolti inaspettati. Innanzitutto ricompatterebbe intorno ad Ahmadinejad anche i suoi attuali nemici più acerrimi, le fazioni ultraconservatrici del paese. Soprattutto però farebbe saltare il tappo del radicalismo islamico, finora a stento contenuto dai vari governi dei paesi musulmani alleati all'occidente, dal Marocco alla Giordania alla Turchia. Probabilmente esiste sia da parte di Israele che da parte dello stesso Iran che da parte de una sostanziale sottovalutazione delle conseguenze catastrofiche che uno scenario di guerra mondiale può aprire. Scenario a cui nessuna persona a cui stanno a cuore le sorti dell'umanità, può auspicare!

   

GRUPPO DI LAVORO

      

        Francesca Colella 

     

      

          Daniele Bellesso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 

 

    

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