MEDIA E MONDO ARABO

dalle Torri gemelle alla Primavera araba

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Libia

 

La rivoluzione libica è nata come effetto domino, dopo le rivolte scoppiate precedentemente in Egitto e in Tunisia. Nel mondo arabo le rivolte sono iniziate prima nei paesi che si trovavano in situazioni economiche disperate. Diversa la situazione della Libia: dove il paese era governato da più di quarant’anni dal Colonnello Gheddafi, e il livello economico era superiore a nazioni come la Turchia o il Brasile. La Libia era due volte più ricca della Tunisia.
Quello a cui si sono decisamente opposti i libici era proprio il regime autoritario di Gheddafi. A differenza dei suoi vicini, (Egitto e Tunisia), il governo, in Libia, non ha mai neanche tentato di presentarsi come democratico. Non c’erano elezioni, non c’erano partiti. La legge 71 puniva con la pena di morte tutti coloro che si volevano riunire in associazioni o organizzazioni non ammesse dalla legge. Quindi la rivolta è stata motivata essenzialmente dal desiderio di cambiamento e democrazia, in opposizione al governo.
Consapevole del pericolo e in coerenza con la sua politica aggressiva, Gheddafi - oltre alla spietata repressione dei rivoltosi - ha da subito bloccato l’accesso a internet, ai social network e ad altri mezzi che potessero facilitare l’organizzazione della rivolta.  

 

Il personaggio Gheddafi

Gheddafi, con le sue uniformi rutilanti e i mantelloni da cavaliere del deserto,

e la convinzione di essere un liberatore e la disposizione ad ammazzare

ed essere ammazzato...

 

                                                

Cronologia degli eventi           


• 15 febbraio: a Bengasi scoppia la rivolta contro il regime di Gheddafi: nella notte, la polizia

   disperde con la forza un sit-in di protesta, ferendo 38 persone.
• 17 febbraio: scontri tra manifestanti e forze dell'ordine: 8 morti e decine di feriti.

   Diffusi via Facebook appelli a partecipare alla "giornata della collera".
• 18 febbraio: il bilancio degli scontri supera i 40 morti. A Bengasi viene incendiata la sede della

   radio. Due poliziotti vengono impiccati dai manifestanti ad Al Baida.
• 19 febbraio: secondo Human Rights Watch (Hrw) sono oltre 80 i morti nei tre giorni precedenti.
• 20 febbraio: la protesta non si ferma, ma la repressione è sanguinosa. 285 le persone uccise a   

   Bengasi dall'inizio della protesta. Emergenza negli ospedali.

   In serata uno dei figli di Gheddafi dice che la Libia è vittima di un complotto esterno, rischia di

   essere divisa in diversi emirati islamici, e tornare preda del colonialismo.
• 26 febbraio: l‘ONU impone sanzioni alla Libia. Pace relativa a Tripoli, mentre si prosegue a

  combattere in diverse città del paese. Si riunisce il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: deciso

  l'embargo sulla vendita di armi, il divieto di viaggiare negli Stati membri dell'Onu per il Colonnello,

  i suoi otto figli e altre persone legate al regime; e il congelamento dei loro beni finanziari.

  Gheddafi potrà essere processato dal Tribunale penale internazionale.


• 5 marzo: il Consiglio Nazionale Transitorio si dichiara unico governo libico legittimo.
• 17 marzo: l’ONU autorizza la no-fly zone e l’intervento militare per proteggere i civili.
• 31 marzo: le operazioni di comando passano in mano alla NATO (Operazione Unified Protector).

   Partono i raid, saranno alla fine 26.089.


• 2 aprile: Gheddafi rifiuta la proposta di cessate il fuoco del Consiglio di Bengasi .
• 10 aprile: il Presidente sudafricano Jacob Zuma ha annunciato che Gheddafi si è mostrato disposto

  alla Road Map per porre fine alla guerra proposta dall’Unione Africana; ma il Consiglio di Transizione

  rifiuta i termini della proposta, che prevede il momentaneo permanere di Gheddafi alla guida del Paese.
• 14 aprile: al Vertice NATO di Berlino i 28 alleati si impegnano a continuare le operazioni fino a

  che le violenze contro la popolazione non saranno cessate.

  Il Segretario generale Rasmussen pone come condizione il raggiungimento di tre obiettivi: la fine della

  brutalità contro i civili, il ritiro delle forze del regime e la garanzia di consentire “accesso pieno e libero”

  agli aiuti umanitari.
• 15 aprile: si diffonde la voce secondo cui il Colonnello avrebbe liberato oltre 15 mila detenuti

  (perlopiù africani sub sahariani) per favorire la loro partenza verso l’Italia.

  Il Governo italiano riconosce ufficialmente il CNT come rappresentante del popolo libico.

• 30 aprile: per un attacco dei caccia della NATO, perdono la vita il figlio più giovane di Gheddafi,

  Saif al Arab, e tre nipotini di pochi mesi.


• 1 maggio: Gheddafi riappare alla televisione di Stato libica e chiede alla NATO di trattare. Condanna

   il Governo italiano e il suo colonialismo, denuncia la violazione del Trattato del 2008 che non permette

   l’uso delle basi italiane contro la Libia (Trattato che l’Italia ha ufficialmente sospeso il 24 marzo) e

   minaccia di portare la guerra in Italia. il Rais ha smesso di comparire

• xx giugno: la Nato annuncia che la missione è prolungata almeno fino al mese di settembre. La Corte

   Penale Internazionale emette un mandato di cattura internazionale per il leader libico, suo figlio Saif

   al-Islam e il capo dei servizi segreti Abdallah Al-Senussi. I tre uomini sono accusati di crimini contro

   l’umanità.

• xx luglio: i ribelli avanzano in molte parti del paese. Il Gruppo di contatto, braccio politico

   dell’operazione Nato, riconosce “legittima autorità di governo” al Cnt, mentre le forze alleate continuano

   a bombardare Tripoli, ancora nelle mani del Rais.

• 21 agosto: i ribelli del Cnt, con l’appoggio aereo della Nato, entrano a Tripoli: "Controlliamo la maggior

   parte della città". Ma Gheddafi annuncia che rimarrà fino alla fine.
• 23 agosto: è espugnato il compound di Abib Al Aziziya, simbolo del potere del Rais. Ma del colonnello

   e dei familiari nessuna traccia. La statua del leader è decapitata, ma Jalil avverte: è ancora presto per

   annunciare la fine della guerra.
• 29 agosto: la moglie e la figlia di Gaddafi si rifugiano in Algeria. Il governo algerino sostiene di averle

   accolte per “motivi umanitari“. I ribelli hanno più volte accusato Algeri di aver fornito al regime armi e

   mercenari per sedare la rivolta.

• 16 settembre: il Cnt viene riconosciuto dall’Onu. Nei suoi messaggi audio, Gheddafi afferma che il

   suo regime vigente è l’unico legittimo, in quanto si configura sul potere del popolo.

   Barak Obama ribadisce che la missione Nato proseguirà fino a quando la popolazione libica non sarà

   minacciata. L’Italia dà altri tre mesi di disponibilità delle sue basi all'Alleanza Atlantica.

• 17 ottobre: dopo mesi di assedio, i ribelli liberano Bani Walid

• 20 ottobre: alle porte di Sirte, il leader libico viene ucciso dai ribelli . Il primo ministro del Consiglio

   nazionale di transizione, Mahmoud Jibril, proclama: «È tempo di dare vita a una nuova Libia unita, un

   popolo e un futuro».

   Il cadavere di Gheddafi è portato a Misurata, dove sarà sepolto in un luogo segreto.

• 31 ottobre: dopo otto mesi di missione, a mezzanotte si chiude formalmente l'operazione militare

   della Nato in Libia.

 

   

GRUPPO DI LAVORO

      

        Nikolina Valentic

      

            Giulia Garaffo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                   

 

 

 

 

 

          

 

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