MEDIA E MONDO ARABO

dalle Torri gemelle alla Primavera araba

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Il ruolo dei Media

La copertura delle lotte di liberazione - che come in una catena stanno interessando l’intero mondo arabo, dall’Iran al Marocco - da parte delle reti televisive dei Paesi

interessati, ha generato non poche polemiche. Di Al Jazeera, per esempio, il principale network dell’area, gli analisti dicono che abbia appoggiato le rivoluzioni in Tunisia,

Egitto e Libia ma poi sia miseramente crollata di credibilità nel coverage dei moti di rivolta nel Bahrein, vicino e alleato del Qatar dove ha sede.

Al Arabiya, d’altro canto, è sotto accusa per aver appoggiato il deposto regime di Mubarak in Egitto, e per essere in genere più conservatrice. Tutto questo rende al

tempo stesso più semplice ma anche più complesso inserirsi per un newcomer che abbia l’ambizione di creare una vera rete panaraba. A minare la forza dei network,

come concetto, è un brulicante fiorire di emittenti locali, frutto ovviamente del vento di libertà che spira nell’area. La stessa Al Jazeera se ne è peraltro accorta subito

e ha creato una branch egiziana che trasmette nel solo Egitto.

 

Al Jazeera e le sue sorelle

Al Jazeera è stato il primo canale di informazione del mondo arabo, fondato nel 1996 è stato fortemente voluto dall’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, per far acquisire rilevanza internazionale al piccolo paese e sottrarre all’Arabia Saudita il monopolio del controllo dei media arabi. Il progetto iniziale è stato elaborato dai fratelli Frydman con l’idea di creare uno spazio

di confronto tra arabi e israeliani, e da subito ha riscosso un notevole successo tra gli spettatori di tutti i paesi di lingua araba, che per la prima volta potevano avere accesso ad una informazione televisiva non censurata né addomesticata.


Al Jazeera trova risonanza internazionale a partire dal 2000, grazie a una completa copertura della seconda intifada palestinese e del resto dei conflitti mediorientali, ma è con l’11 settembre

2001 che diventa famosa in tutto il mondo. In questo primo periodo mostra posizioni anti-occidentali e anti-americane, concedendo anche un discreto spazio a Hezbollah e Hamas e trasmettendo

i video di Bin Laden e di altri terroristi; a causa di questo cresce nel mondo occidentale l’idea che si tratti di un canale vicino agli estremismi islamici, anche se il progetto di base era quello di un network libero e indipendente da qualsiasi corrente politica.


Se per l’occidente Al Jazeera è poco indipendente, lo è troppo per il mondo arabo, ed è per questo che viene osteggiata dai paesi vicini, che non gradiscono l’attività di divulgazione delle notizie dell’emittente del Qatar, per cui hanno sempre tentato di ostacolarla. È quello che, ad esempio, è successo in Algeria nel 1999, quando il governo ha deciso di imporre un black out nelle principali

città del paese per impedire la visione di un dibattito in onda su Al Jazeera sulla guerra civile in corso nel paese, specie perché era presente in studio un diplomatico dissidente.

 

Al Arabiya


Nel 2003 investitori governativi di diversi paesi arabi hanno dato vita ad una nuova tv satellitare,

Al Arabiya, emittente di Dubai, con lo scopo dichiarato di sottrarre pubblico ad Al Jazeera combattendola ad armi pari, cioè imitandone i format e l'impostazione occidentale, ma con contenuti

meno critici e corrosivi nei confronti dei governi della regione vicino-orientale, oltre che molto più in linea con gli interessi americani e più moderata. Questa impostazione e l’accusa di aver

appoggiato il deposto regime di Mubarak in Egitto, hanno impedito ad Al Arabiya di competere con la popolarità e la autorevolezza dell’emittente del Qatar.


Fra il 2004 e il 2005 ci sono dei cambiamenti anche nella linea politica di Al Jazeera. Viene nominato direttore il palestinese Wadah Khanfar e si abbandonano le provocazioni iniziali per

allinearsi a un’organizzazione del network più di tipo occidentale. Ad enfatizzare questo mutamento c’è anche la creazione di un canale in inglese, Al Jazeera English. Si instaura anche un rapporto

di convenienza con gli Stati Uniti che da parte loro non emarginano, anzi promuovono anche attraverso i loro canali Al Jazeera, ma pretendono un controllo sui contenuti mandati in onda e

mantengono una presenza costante nelle redazioni.

 

La Primavera araba


Nel 2011, con lo scoppiare della primavera araba, Al Jazeera punta le sue telecamere sulle piazze, manda in onda le sue dirette per ventiquattro ore al giorno e così diventa la voce dei manifestanti.

L'emittente contribuisce a creare il mito della ribellione contro i vecchi dittatori, simbolo di una società ormai arcaica e sorpassata e ad amplificare gli ideali di libertà dei rivoltosi in linea con i principi occidentali.

Ovviamente anche in questo caso ci sono considerazioni da fare riguardo agli interessi del network, che se ha appoggiato senza mezze misure le rivolte in Egitto, Libia e Tunisia, molto più cauta è

stata nel riportare gli eventi in Bahrain, dove più forti erano gli interessi dell’emiro Khalifa.
Questo atteggiamento ha prodotto alcune importanti conseguenze. Da una parte, nel mese di settembre del 2011, ci sono state le dimissioni del direttore di Al Jazeera, Wadah Khanfar, sostituito

da un membro della famiglia reale del Qatar, lo sceicco Ahmed Bin Jassim Al Thani, molto più affidabile dal punto di vista della difesa degli interessi della proprietà. Dall’altra, negli ultimi mesi sono

stati avviati dei tentativi di costituzione di network di emittenti televisive locali, intenzionate a continuare il lavoro informativo di Al Jazeera, ma senza le restrizioni dettate dall’opportunità politica

mostrate dall’emittente del Qatar.
                                                                                                                                                                                                                                                                              (Laura Marcelli)

 

Il ruolo di Al Jazeera nella rivolta egiziana 

 

Il contributo che  Al-jazeera ha dato ai recenti avvenimenti che hanno sconvolto il paese delle piramidi è stato fondamentale. L' emittente Qatarense ha fornito quella rete di comunicazione

che ha permesso a diversi soggetti di raggiungere l' obbiettivo comune che da tempo si erano prefissati: la cacciata di Mubarak e l'abbattimento del sistema di potere intorno a lui, per poter

realizzare in Egitto riforme in senso democratico e dare corpo alle differenti istanze provenienti da molteplici parti della società civile; tutto ciò   reso possibile da una linea editoriale precisa

che ha saputo diffondere e formattare messaggi nelle reti multimediali che al giorno d' oggi possono essere definite “glocal” e volta alla creazione di un frame interpretativo comune.

I mezzi ai quali si è fatto ricorso vanno da quelli più tradizionali nell' ambito della comunicazione di massa, quali talk show, promo, documentari, telegiornali,ecc. fino ai mezzi più

innovativi dell' autocomunicazione di massa: Facebook, youtube, Twitter.

Viene così innescato il processo dialettico che il sociologo Manuel Castells definisce mercificazione della libertà: da una parte i consumatori che creano una propria controcultura,

dall' altra i grandi proprietari delle reti di comunicazione che si appropriano  della privacy degli utenti incrementando così loro profitti. In questo specifico caso il proprietario, lo “switcher”

che connette più reti di comunicazione  per ampliare e consolidare la sua è Hamad bin Halifa al-Tani, emiro del Qatar. L' azione svolta da Al-jazeeera risulta dunque essere pienamente

funzionale alla politica estera di Doha. Intanto in Egitto l' esercito ha preso in mano la situazione, i Fratelli Mussulmani guadagnano consensi e le piazze continuano ad infiammarsi.

                                                                                                                                                                                                                                                                             (Claudio Mariotti)

 

Grazie, Al Jazeera!

«Grazie Al Jazeera!»: è la scritta che campeggia in molte scene di questo Medio Oriente 2011, da piazza Tahrir, in Egitto, alla Tunisia, alla Libia, allo Yemen.

Dai primi sentori dello scoppio della rivolta egiziana contro Mubarak, Al Jazeera è stata in prima fila, dedicando agli eventi pre e post piazza Tahrir una copertura 24 ore su 24, grazie alla sua

rete estesa di corrispondenti nelle principali città egiziane, ma anche al flusso di immagini e testimonianze in diretta garantito da attivisti, blogger e citizen journalists (espressione di

una forma di giornalismo "dal basso" che si realizza soprattutto attraverso i nuovi media).

                                                                                                                                                                 Donatella Della Ratta: Al Jazeera, la Tv camaleonte ("Popoli", rivista dei Gesuiti, 2011)

 

                                                 

GRUPPO DI LAVORO

     

                Noemi Zurlo

      

      I   Laura Marcelli

  

 

          I social network

 

 

   Il fumetto in Algeria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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