MEDIA E MONDO ARABO

dalle Torri gemelle alla Primavera araba

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Siria

La situazione siriana risulta del tutto speciale rispetto alle rivoluzioni degli altri paesi, in particolare per il ruolo determinante e controverso che i media svolgono all'interno del paese. Controverso perché, dopo quasi otto mesi di proteste di piazza contro il regime baathista retto da Bashar Al-Assad, non è ancora emersa una “versione ufficiale” degli avvenimenti. Nel mese di aprile infatti il presidente espelle tutti i media stranieri dal paese, ponendo anche un rigido e capillare controllo sulla rete. Gli unici mezzi di comunicazione autorizzati sono quindi quelli nazionali: stampa e televisioni di stato o vicine al partito Ba'th, che continuano a negare l'esistenza di qualsiasi forma di rivolta interna, parlando di un presunto complotto internazionale contro la Siria ad opera di Israele e Stati Uniti con l'appoggio dei Sauditi: che come sunniti considerano eretici gli alawiti di cui il clan Assad fa parte.

Sistematicamente, all'annuncio di Al Jazeera dei manifestanti  uccisi dalla polizia durante la protesta, segue a distanza ravvicinata la contro-notizia della tv nazionale: “poliziotto ferito da parte di bande di terroristi armati”; oppure, mentre durante una enorme manifestazione contro Assad la piazza grida più volte in segno di liberazione “Allah u' akbar!” (Dio è il più grande!), il telegiornale di stato parla di “profondo spirito religioso nel difendere la patria dagli invasori”. La lezione sembra essere stata appresa dai manifestante siriani, che come i compagni tunisini, egiziani, libici e yemeniti portano in piazza

macchina fotografica e telefonino prima di asce e picconi, sbugiardando davanti al mondo, e con la

sola forza della verità, una propaganda reazionaria e oltranzista, che anacronisticamente spera ancora

che bastino il giornale di partito o la faccia del presidente per certificare la realtà dei fatti.

 

A novembre, la Siria è sospesa dalla Lega Araba, che riconosce il CNS nato a settembre, così

come hanno già fatto le Nazioni Unite e molti stati esteri. Il regime di Damasco continua ad intimidire i giornalisti, ultimo della lista un corrispondente di Al Jazeera, che tiene un blog in diretta sul sito dell'emittente, evocando una sorta di “spirito nazionale” contro lo straniero, gli ebrei, i sauditi, la loro stampa e la loro cultura, cercando di mantenere uno status quo che è rimasto tale solo nei titoli dei

suoi telegiornali.

 

Blog e vignette


Il regime a giugno ha revocato formalmente la chiusura delle frontiere alla stampa straniera, in seguito a forti pressioni dall'estero in particolare dall'ONU, che in quel periodo certificava già almeno 3500 morti tra la popolazione civile. Tale censura però non ha smesso di essere attiva all'interno del paese e a farne le spese è stato tra gli altri il popolare vignettista di Hama Ali Ferzat: amico personale di Bashar in gioventù, quando studiavano a Londra, Ferzat approfittò del clima di distensione seguito al cambio di governo e nel 2000 fondò Al Domari, il primo giornale siriano indipendente dagli anni '60. Per i temi affrontati e il tono graffiante, il giornale divenne in breve tempo così popolare che il regime, dopo varie cause legali ed intimidazioni, ne obbligò la chiusura. Ferzat continuò il proprio lavoro sul web, dando vita al blog Aliferzat.com, che aggiornato continuamente con articoli e vignette sull'evolversi della rivoluzione, è divenuto subito un foro importantissimo per il pensiero dissidente. Quest'ultima “pugnalata alle spalle” (per usare le parole dell'ex amico Assad), è costata all'artista un brutale pestaggio avvenuto il 25 agosto,quando la polizia segreta, dopo avergli causato un trauma cranico e spezzato tutte le dita, lo ha lanciato da un'auto in corsa. Una “punizione esemplare”, a dimostrazione del fatto che una penna collegata al pensiero è molto più pericolosa di centinaia di combattenti armati, perché in un solo istante può far sgretolare quel consenso cieco faticosamente costruito con anni di propaganda e terrore.

   

GRUPPO DI LAVORO

      

      I   Arturo Bolondi

      

      Francesco De Rosa

      

 

 

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