Mappa del Niger (Cia/Wfp)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia e Politiche della Cooperazione internazionale

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Corso di Laurea Magistrale in Storia e Società 2021/2022

 

I Gruppi di lavoro preparatori

 

Gli studenti del Corso si divideranno in Gruppi di lavoro preparatori al Laboratorio sulla progettazione.

In attesa di definire nei dettagli il Progetto, si parte dall'ipotesi di un Progetto di cooperazione rivolto a un Paese nordafricano,

il Niger , nell'ambito di un programma su "Migranti agenti di sviluppo".

I diversi Gruppi raccoglieranno documentazione sul Paese, sull'area tematica dell'intervento, sui Progetti di cooperazione

già presenti in quel Paese o in altri Paesi in via di sviluppo su quel tema, sui possibili Soggetti realizzatori del progetto, sugli

strumenti di comunicazione per la Cooperazione su quei temi, e sui riferimenti bibliografici e sitografici sull'argomento.

 

Gruppo 1.  Paese d'intervento: Niger, scheda sintetica e scheda approfonditadi approfondimento     

                      

Gruppo 2.  Aree tematiche Migrazioni, giovani e sviluppo 

                 

Gruppo 3.  Progetti analoghi in Niger e in altri Paesi              

         

Gruppo 4.  Soggetti realizzatori istituzionali                         

Gruppo 5.  Soggetti realizzatori non governativi

Gruppo 6.  Strumenti di comunicazione per la Cooperazione                    

 

 

 

 

 

Gruppo 1.  Paese d'intervento: Niger, scheda sintetica e scheda approfondita

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Vittoria Aurighi (referente)     vit.aurighi@stud.uniroma3.it

Gianfranco Lanzolla                 gia.lanzolla@stud.uniroma3.it

Federica Bagnoli                      fed.bagnoli@stud.uniroma3.it

Ludovica Mancini                     lud.mancini3@stud.uniroma3.it

Maria Veronica Mennella       mar.mennella@stud.uniroma3.it

Valerio Gizzi                             val.gizzi@stud.uniroma3.it

Claudia Ercolano                      cla.ercolano@stud.uniroma3.it

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Scheda Paese sintetica: Pdf e Word

Scheda  Paese approfondita: Pdf e Word

 

Di seguito, i materiali trovati dal Gruppo:

 

Sanità

 

Le strutture sanitarie pubbliche sono di basso livello e carenti dal punto di vista igienico. Solo nella capitale Niamey esistono alcune strutture

private di livello accettabile. Nella parte meridionale del Paese è diffusa la malaria. Sono presenti anche malattie endemiche quali tifotubercolosimeningite e morbillo. Nel 2010 si è diffusa un'epidemia di colera nelle zone agricole meridionali, con un migliaio di casi

segnalati e numerosi decessi. L'AIDS è diffuso, in particolare fra la popolazione giovanile delle città.

Accesso all’acqua potabile migliorato ( urbano: 95,7% della popolazione - rurale: 59,2% //totale: 65,2% //
non migliorato: 
urbano: 4,3% della popolazione rurale: 40,8% // totale: 34,8% // (stima 2017)

Istruzione

Come in altre nazioni della regione africana del Sahel, il Niger deve affrontare sfide dovute alla povertà e allo scarso accesso alle scuole. Sebbene

l'istruzione sia obbligatoria tra i sette ei quindici anni, con la scuola primaria e secondaria che porta all'istruzione superiore facoltativa, il Niger ha

uno dei tassi di alfabetizzazione più bassi del mondo. Con l'assistenza di organizzazioni esterne, il Niger ha perseguito il miglioramento dell'istruzione,

riformando il modo in cui le scuole utilizzano le lingue di insegnamento ed esplorando come il sistema può colmare i divari di genere nella conservazione e nell'apprendimento

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Economia

Il Niger è una nazione sub-sahariana, senza sbocco sul mare, la cui economia si centra principalmente su colture di sussistenza, allevamento,

e alcuni dei più grandi depositi di uranio.

Nonostante l’abbondanza di risorse del sottosuolo, il Niger è uno degli Stati più poveri al mondo: il PIL nel 2021 è di 13,20 miliardi di euro mentre

il PIL pro-capite è di 608 $ USA, per cui il tasso di crescita del PIL a prezzi costanti è del 3,60%. Nel 2020, tuttavia, il PIL reale è cresciuto solo dell’1,2%

rispetto al 5,9% nel 2019 e al 7% nel 2018. Anche il tasso d’inflazione è aumentato, passando dal 2,5% nel 2019 al 2,8% nel 2020.

L’arretratezza economica è dovuta soprattutto a condizioni ambientali avverse: non solo non ha uno sbocco sul mare ed è privo di comunicazioni, ma

il paese è anche in gran parte costituito da terre desertiche, in cui si producono meno di 250 mm annui di precipitazioni.

L’attività più diffusa è l’agricoltura, continuamente minacciata da carestie e desertificazione: in particolare colture di sussistenza (miglio, fagioli, sorgo)

e alcune colture commerciali (canna da zucchero, ortaggi, palma da olio, tabacco). Tra gli altri prodotti agricoli troviamo anche le cipolle, il latte, le arachidi,

la manioca, ecc. L’agricoltura contribuisce al 40% circa del PIL nazionale e fornisce sussistenza all’80% della popolazione.

Nonostante la scarsità di acqua, importante è anche l’allevamento, in cui predominano ovini e caprini, seguiti dai bovini e dai volatili da cortile.

Scarso rilievo ha invece la pesca, che viene praticata nel lago Ciad e lungo i fiumi Niger e Komadugu.

Sono presenti anche giacimenti di uranio (nell’area Aïr Massif) e petrolio (Zinder), oltre a quelli di gesso (Malbaza e nella regione di Ader Doutchi),

sale (nelle regioni di Kaouar e Aïr e nel distretto di Manga), carbone e oro (nel fiume Sirba). Le principali industrie, sebbene scarse, sono quella tessile,

quella metallurgica, quella alimentare e quella chimica (presenti principalmente a Niamey), a cui si aggiungono impianti per la produzione di olio, sapone,

zucchero e cemento.

Il terreno nigerino è così suddiviso: l’estrema fascia meridionale è l’unica è essere coltivabile senza irrigazione e perciò è destinata essenzialmente

all’agricoltura; la zona saheliana centrale è adibita principalmente all’allevamento; infine, il Nord, per la mancanza pressoché totale di precipitazioni,

consente solo le colture nelle oasi: cereali, ortaggi e palme da dattero.

Il commercio interno si svolge ancora in gran parte in modo tradizionale, tra nomadi e seminomadi e sedentari, ma è comunque limitato.

Per quanto riguarda gli scambi con l’estero, il Niger esporta soprattutto uranio, oro, petrolio e per il rimanente animali, prodotti zootecnici (carni, cuoio

e pelli), arachidi e derivati, mentre importa in prevalenza riso, medicinali, macchinari, veicoli, prodotti petroliferi e tessuti.Tra i partner d’esportazione

troviamo: gli Emirati Arabi (54%), la Cina (25%), la Francia (7%) e il Pakistan (5%). Tra quelli d’importazione invece

sono presenti sempre la Cina (19%), la Francia (9%) e gli Emirati Arabi (7%), a cui si aggiungono la Costa d’Avorio (6%), l’India (6%),

la Nigeria (5%), il Togo (5%) e la Turchia (5%).

Il Niger è membro dell’Unione Africana, del Consiglio dell’Intesa, della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (in inglese ECOWAS)

e dell’African Continental Free Trade Area (traducibile in italiano come Area di libero scambio continentale africana).

Il tasso di disoccupazione nel 2020 è salito allo 0,70%, rispetto allo 0,50% degli anni precedenti. Su una popolazione di 24.200.000 abitanti,

erano circa 170.000 le persone senza lavoro.

Dal 2011 il debito pubblico è aumentato a causa dell’incremento di investimenti pubblici, in particolare quelli legati alle infrastrutture, alla sicurezza

e a progetti di irrigazione, raggiungendo il 44,80% del PIL nel 2021. Il governo nigerino, infatti, dipende molto dalle risorse estere, ma ha comunque come

obiettivo quello di sfruttare le risorse minerarie, petrolifere e di oro per sostenere la futura crescita economica.

Per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, tra gennaio e giugno 2021 la posizione occupata dal nostro paese come fornitore del Niger è la ventitreesima

con una quota di mercato dello 0,5%. Come cliente, invece, l’Italia si posiziona al trentaseiesimo posto, con una quota di mercato dello 0,01%.

A sua volta il Niger è il 177° fornitore dell’Italia e il suo 161° cliente, con rispettive quote di mercato dello 0,0001% e dello 0,003%.

Tra i principali prodotti italiani esportati in Niger troviamo: articoli di abbigliamento (28,2%), macchinari di impiego generale (22,8%), macchinari

per impieghi speciali (11,4%), articoli in materie plastiche (7,8%), carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne (7,5%) e prodotti chimici

di base, come fertilizzanti, composti azotati, materie plastiche e gomma sintetica (2,6%). L’Italia importa, invece, parti e accessori

per autoveicoli (81,2%) e merci dichiarate come provviste di bordo, merci nazionali di ritorno e merci varie (11,5%).

Fonti:

 

Telecomunicazioni

  • Abbonamenti totali alle linee telefoniche fisse: 116.352
  • Abbonamenti alle linee telefoniche fisse ogni 100 abitanti: inferiore a 1
  • Abbonamenti totali a telefoni cellulari: 8.921.769Abbonamenti a telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 40,64

Questi dati sono dovuti alla difficile situazione economica del paese, nel quale mancano infrastrutture di telecomunicazione fisse.

Il prefisso internazionale del Niger è il 227 e il paese ha due stazioni satellitari terrestri, una nell’Oceano Atlantico, l’altra nell’Oceano Indiano.

Lo stato controlla la maggior parte delle trasmissioni nazionali, anche se il numero di stazioni radio private sta aumentando.

La radio è, infatti, la principale fonte d’informazione e tra le principali stazioni internazionali troviamo: la BBC, Radio France Internationale

e Voice of America. Sono più di 100 le stazioni radio nazionali e private, tra cui: ORTN, La Voix du Sahel (trasmessa anche in francese, arabo

e hausa), Radio Saraounia e R&M (Radio et Musique).

Per quanto riguarda le stazioni televisive, sono tre quelle presenti: due private (Dounia TV e Tenere TV), che forniscono un mix di programmi

nazionali e internazionali, e una pubblica (Tele-Sahel).A proposito di internet, invece, il dominio nazionale è .ne ed è controllato dalla compagnia Sontel.

Rispetto alla popolazione totale, ono pochi gli abitanti che hanno accesso ad internet: 1.110.778 abitanti, corrispondenti al 5,25% del numero totale.

Fonti: 

 

Dati migratori

Per più di mezzo secolo, la mancanza di sviluppo economico del Niger ha portato a un'emigrazione netta costante. Negli anni '60, i nigerini emigrarono

principalmente nei paesi costieri dell'Africa occidentale per lavorare su base stagionale. Alcuni si sono diretti in Libia e Algeria negli anni '70 per lavorare nell'industria petrolifera in forte espansione fino al suo declino negli anni '80. Dagli anni '90, le principali destinazioni dei migranti per lavoro nigeriano sono

stati i paesi dell'Africa occidentale, in particolare Burkina Faso e Costa d'Avorio, mentre l'emigrazione in Europa e Nord America è rimasta modesta. 

Nello stesso periodo, Agadez, città della rotta commerciale nel deserto del Niger, divenne un hub per i migranti dell'Africa occidentale e di altri

sub-sahariani che attraversavano il Sahara verso il Nord Africa e talvolta verso l'Europa.

Tasso migratorio netto: -0,66 migranti/1.000 abitanti (stima 2021)

 

Tra migrazioni e terrorismo il Niger è la frontiera meridionale dell’Europa.  Rifugiati in data 20 giugno 2019: quattromila rifugiati vivono a Niamey.

Cosa spinge a migrare? Nel 2018 70 milioni di persone sono state costrette a lasciare il proprio paese per due motivi principali: violenza e guerra.

Sono trentasettemila al giorno le persone costrette a fuggire. 

Chi li ospita? Sono i paesi del terzo mondo a ospitare i rifugiati. Si sottolinei il dato irrisorio: solo il 16 per cento di loro viene accolto in paesi

del Nord del mondo. Il Niger è divenuto uno dei paesi che più accoglie nel Sahel.

 

Attacchi e gruppi terroristici. Il Niger da anni è vittima di attacchi terroristici di matrice islamica. Il Global terrorism index 2018 pone il paese

al 23° posto tra i 163 paesi soggetti al terrorismo. I gruppi più attivi: lo Stato islamico nel grande Sahara (Isgs), il Movimento per l’unicità

e il jihad (Mujao), Boko haram, lo Stato islamico in Africa occidentale (Iswa) e il Gruppo di sostegno all’islam ai musulmani (Gsim), nato

dall'unione di Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim) con Al Murabitun, Ansar Eddine e il Fronte di liberazione del Macina.

 

Alessandra Morelli, responsabile dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nel paese, spiega come l'azione di Boko haram in Nigeria

abbia prodotto una importante immigrazione in Niger: “Il Niger è circondato da sette paesi, ognuno dei quali sta esercitando una pressione migratoria.

Nel nord della Nigeria si combatte da più di cinque anni contro Boko haram”: “Boko haram ha la capacità di operare al di là delle frontiere e

la popolazione civile ci va sempre di mezzo: 120mila persone che hanno lasciato la Nigeria negli ultimi cinque anni si trovano in Niger, nella regione

di Diffa”

Sempre Morelli denuncia altri due motivi, che fomentano movimenti migratori: “Non solo il nord della Nigeria è in mano a Boko haram, ma anche

altri due stati della Nigeria nordoccidentale (Sokoto e Kaduna) sono nel caos e in preda a un banditismo violento mischiato a jihadismo,

che ha provocato lo spostamento di ventimila persone verso il Niger negli ultimi mesi”. 

Perché lasciano i villaggi? Molti subiscono attacchi di gruppi armati, i quali costringono ad abbandonare i terreni e le case. Molti dei profughi

si rifugiano nella zona di Maradi, in Niger.  

“Nella zona di Tillabéri ci sono 75mila sfollati interni nigerini, a cui si aggiungono 55mila rifugiati maliani e nell’ultimo periodo anche 1.500 rifugiati

del Burkina Faso. Qui a farla da padrone è lo Stato islamico nel grande Sahara. Dal 14 maggio ai primi di giugno ci sono stati 14 attacchi

terroristici in Niger, 33 persone sono state uccise”.

Gruppi terroristici:  Boko haram e Iswa attraversano i confini nigerini dal Ciad e dalla Nigeria. I gruppi vicini ad Al Qaeda e allo Stato islamico

penetrano dal Mali, dal Burkina Faso, dalla Libia e dall’Algeria.

Eserciti: perché c'è una massiccia presenza di forze militari occidentali (americani, francesi, canadesi e italiani) in Niger?

Motivazioni nella retorica internazionale: lotta al terrorismo e controllo delle frontiere.

Dal 2012 al 2017 il governo statunitense, presente nella zona dal 2001, ha speso circa 240 milioni di dollari in programmi di assistenza

e antiterrorismo per supportare le forze armate nigerine.

Dal 2018 vi è una missione militare italiana con 470 militari, 130 mezzi terrestri e due aerei.

 

Agenda di sviluppo: Nel 2014 i rappresentanti dei governi di Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad,  firmano una convenzione

per la creazione del G5 Sahel. L’obiettivo? “sviluppo e sicurezza per migliorare la qualità della vita della popolazione”.

Nel 2017 i capi dei governi sopracitati danno vita a una forza armata congiunta, con il benestare dell’Unione africana e delle Nazioni Unite.

Oltre ad assicurare la sicurezza dei confini condivisi, i suoi uomini promuovono la soft security. Cosa comporta la presenza dei militari?

Attivisti locali e internazionali denunciano come la presenza di militari stranieri produce instabilità e mette il paese a rischio di maggiore radicalizzazione.

 

Fondi e indebolimento dei governi: i fondi sono spesso utilizzati in mala fede, laddove spesse volte le azioni di sicurezza e di anti-terrorismo

si sovrappongono al controllo delle migrazioni.

Secondo Prestianni: “In una missione effettuata nel dicembre del 2018 abbiamo potuto incontrare i rappresentanti dell’agenzia EucapSahel

nel fortino che si sono costruiti nel cuore di Agadez. Nata come operazione antiterrorismo nella regione, EucapSahel ha ampliato la sua

missione al controllo della migrazione, approfittando dei fondi sempre più copiosi sul tema. L’obiettivo è quello di rafforzare le capacità tecniche

delle forze di polizia locali attraverso formazione ed equipaggiamento, assicurando il coordinamento regionale con le forze del G5 Sahel

che condividono il duplice mandato su terrorismo e migrazione”

“Tracciare i fondi dedicati all’esternalizzazione delle frontiere e al contrasto del terrorismo non è facile, perché vengono da diversi budget.

Per esempio da fondi destinati alla cooperazione come il Fondo fiduciario per l’Africa. Noi abbiamo concentrato la nostra denuncia sul

fondo fiduciario perché sappiamo che viene da un finanziamento europeo allo sviluppo. Con delle logiche di emergenza questi soldi sono

usciti dal controllo democratico del parlamento europeo – continua la ricercatrice – Ma questo approccio rischia di indebolire il governo

e la società civile locale, sempre più dipendente dalle potenze straniere”

 

FONTE:https://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli2019/06/20niger-migrazioni-jiadisti

 

NIGER: militari da tutto il mondo

Il Niger è uno dei paesi più militarizzati dell’Africa, questa realtà è stata rilevata soprattutto  dopo l'imboscata dell’ottobre del 2017, quando

quattro soldati delle forze speciali statunitensi e almeno quattro militari nigerini sono rimasti uccisi. Ciò ha portato ad una intensificazione delle

forze armate presenti. Da allora la presenza militare straniera non ha fatto che intensificarsi.

Quali truppe sono presenti? Gli Stati Uniti, ma anche le truppe di Francia, Germania, Canada e Italia.

 

Aprile 2018: il Niger ospita le esercitazioni militari congiunte Flintlock (1.900 soldati di una ventina di paesi). L’obiettivo delle esercitazioni?

Patrocinate dagli Stati Uniti, le forze di sicurezza africane, si uniscono per la protezione dei civili minacciati dall'estremismo religioso. Motivazioni

della presenza militare: lotta al terrorismo, prevenire le migrazione africana in Europa e protezione degli investimenti stranieri. 

Il terrorismo nel Sahel: nella regione che comprende il Niger, sono operativi gruppi estremisti islamici. L’area è diventata quindi la “nuova frontiera”

delle operazioni della lotta globale al terrorismo.

Oltre al Niger, gli Stati Uniti hanno una presenza militare in Mauritania, in Senegal, in Mali, in Burkina Faso, in Nigeria e in Ciad.

Solo il Sudan e l’Eritrea sembrerebbero non ospitare truppe statunitensi. Nel Sahel vi sono anche “attori esterni di secondo piano”, dalle forze

dell'Unione europea, a quelle di Israele, della Colombia e del Giappone.

 

Coinvolgimento USA nel Sahel: nasce già ai tempi della guerra al terrorismo (11 settembre 2001). 2003 gli Stati Uniti creano la Pan Sahel initiative,

ne fanno parte il Ciad, il Mali, la Mauritania e il Niger. Si tratta di addestrare unità dell’esercito specializzate nel contrastare le minacce terroristiche

e la diffusione del radicalismo.2004 l’iniziativa viene sostituita dalla Trans-Sahara counterterrorism partnership. L'alleanza questa volta vede l’Algeria,

il Burkina Faso, il Camerun,

il Marocco, la Nigeria, il Senegal e la Tunisia.

 

G5 Sahel:

2014 i capi di stato di Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad firmano una convenzione per l' istituzione del G5 Sahel.

2017 danno vita alla forza congiunta del G5 Sahel. Quale lo scopo di questa forza armata (il cui presidente di turno è il nigerino Mahamadou Issoufou)?

Migliorare la sicurezza lungo i confini condivisi e promuovere la “sicurezza morbida”, le misure che servono a riportare la stabilità e un senso

di normalità nelle aree colpite da conflitti. In che modo gli Stati Uniti sono legati al G5? Forniscono supporto militare a ognuno degli stati.

 

Niger Paese di transito: si trova al centro del Sahel, circondato da paesi che sono focolai di instabilità. Storicamente il Niger è sempre stato la porta

d’accesso al Nordafrica per i migranti originari dell’Africa subsahariana. Negli ultimi anni è diventato uno dei più importanti paesi di

transito per chi migra in Europa. Ecco che si spiega perché paesi come l’Italia hanno le forze militari in Niger. L’obiettivo? Fermare i migranti.

 

Intervento in Niger

Le truppe straniere addestrano i soldati africani, mandano droni, costruiscono basi, compiono incursioni oltre frontiera e raccolgono informazioni.

Oltre alla lotta al terrorismo e al controllo dei flussi migratori bisogna sottolineare una terza motivazione per l'intervento occidentale.

L’Africa è considerata  uno dei mercati dalle potenzialità maggiori.

 

Promessa elettorale

Il governo di Niamey è felice di sostenere gli interessi degli Stati Uniti nella regione. In cambio avrà il sostegno americano al suo governo.

Allo stesso tempo le sue truppe verranno addestrate. Lo scambio è perfettamente in linea con la promessa fatta in campagna elettorale:

“sconfiggere i militanti estremisti islamici”.

 

Politica interna oppressiva: Violazione della costituzione.

I leader dell’opposizione politica denunciano la costruzione di nuove basi militari straniere, e violazioni della costituzione.

La presenza militare straniera e la centralità del tema sicurezza  hanno rafforzato un governo oppressivo.

Le elezioni nigerine del 2016: “caratterizzate da gravi irregolarità”.

Inoltre la considerazione dell'esercito quale “un’organizzazione profondamente politicizzata” desta preoccupazione,

si teme una linea di governo sempre meno democratica, che veda nell'esercito uno strumento di consolidamento di potere. 

Proteste: sempre più nigerini scendono in piazza gridando: “Eserciti francesi, americani e tedeschi, andate via!”

FONTE https://www.internazionale.it/notizie/craig-bailie/2018/09/20/niger-militari-mondo

 

Si vedano anche le schede su:

Ambiente e Politica

Macroarea Governo

Suddivisione del materiale

Popolazione

 

Scheda Paese CIA: Scheda Niger

                                 Con Google Chrome:

                                 https://www.cia.gov/the-world-factbook/countries/niger/

                                 https://www.cia.gov/the-world-factbook/static/272446215457fc850e4182f829532558/NG-summary.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         Università Roma3

 Dip. Studi umanistici

Cooperazione italiana

 

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